Weekend al TFF39: Bipolar

Incubator è il titolo della sezione che in questa edizione del Torino Film Festival si è aggiunta alle altre. Si tratta di opere “fuori concorso” che – come afferma il nuovo direttore del festival, Stefano Francia di Celle – “sfidano le regole della rappresentazione […], uno spazio dedicato a storie di cinema non convenzionali.”

Le opere di questa sezione sono delle provenienze più disparate. Oltre a Italia e Francia, ci sono India, Tailandia, Messico, e Cina.
Proprio dalla Cina arriva, ad esempio, Bipolar opera prima di una giovane regista, Queena Li.

Protagonista è una attrice giovane e “magnetica”, Leah Dou (conosciuta anche come Dou Jingtong), interprete di un ruolo quasi autobiografico, dal momento che sia nel film che nella vita reale è una cantante. Molto popolare in Cina fa un pop sofisticato ed elegante, come tra l’altro, questo film.

Una fuga e una caduta senza appigli nel sogno

Troviamo, dunque, questa misteriosa ragazza a Lhasa in Tibet, in un hotel di lusso; è sola, è in fuga da un rapporto tormentato che con rapidi flashback torna di continuo e sempre associato a una piscina, all’immersione. Qui, imprevedibilmente la ragazza ruba una aragosta variopinta e da quel momento inizia un pellegrinaggio, tra montagne e villaggi, verso un’isola lontana.

Una miscela visivamente molto efficace tra motivi come il sogno, il trauma, il viaggio verso una meta simbolica, non chiara, come spesso poco chiari sono i percorsi interiori. Ci sono momenti che evocano il western, animali, soggettive di crostacei e altro ancora. Girare il bianco e nero, con rari momenti di colore, è una scelta stilistica che paga, nonostante le sequenze si basino su un cambiamento continuo di scenari e situazioni.

Già presentato al Festival di Rotterdam all’inizio del 2021, Bipolar è un film che ha colpito il comitato di selezione. Un road-movie pazzo, in cui un elemento simbolico centrale, l’acqua, corrisponde a una certa idea cinematografica di rappresentazione che può assumere tante forme.

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