Venezia 78 – Spencer

Siamo tutti cresciuti sapendo cos’è una favola, ma Diana Spencer, la principessa triste, ne ha cambiato il paradigma e ha ridefinito le icone idealizzate della cultura pop, per sempre. Il matrimonio della principessa Diana e del principe Carlo è da tempo in crisi. Sebbene le voci di tradimenti e di divorzio abbondino, in occasione delle feste di Natale nella residenza reale di Sandringham viene decretato un periodo di pace. Si mangia e si beve, si spara e si caccia. Diana conosce il gioco, ma quest’anno le cose saranno molto diverse.

Spencer immagina cosa potrebbe essere accaduto durante quei pochi giorni decisivi.

Questa è la storia di una principessa che ha deciso di non diventare regina, ma ha scelto di costruirsi da sola la propria identità. È una favola al contrario.

Pablo Larraín è affascinato dalle figure femminili tragiche. Aveva già indagato la straordinaria e controversa figura di Jacqueline Bouvier, meglio nota come Jackie Kennedy, vedova del presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy. E come aveva fatto per lei, anche per Diana Spencer ha scelto di raccontare la sua parabola in un momento e in un arco temporale ben preciso. Un fine settimana, quello in cui la principessa triste prese la decisione di divorziare da un intero regno, ma non dai suoi sudditi. Perché Lady D è stata una figura in qualche modo rivoluzionaria, la scheggia impazzita in un meccanismo rodato da secoli, quello della monarchia britannica.

Tutti abbiamo l’impressione di averla conosciuta, eppure è la persona meno conosciuta: non voleva mai essere sola, ma è stata l’essere umano più isolato al mondo. Nessuno possa davvero capire come sia stato per lei, tutti lo abbiamo immaginato, ma non conosceremo mai veramente la sua storia. E forse è quello che voleva.

Il regista cileno è sempre rimasto molto sorpreso dalla sua decisione e ha sempre pensato che deve essere stata molto dura da prendere. Questo è il cuore del film: approfondire il processo alla base delle scelte di Diana, mentre oscilla tra dubbio e determinazione, scegliendo, infine, la libertà. È stata una decisione che ha definito la sua eredità: un lascito di onestà e umanità che rimane ineguagliato.

Si è scritto molto su Diana, c’è un’infinità di storie: di alcune si può dimostrare il fondamento, di altre no. Prima del film, sono state fatte molte ricerche su di lei, sulle tradizioni del Natale della famiglia reale, e sugli aneddoti dei fantasmi nella residenza di Sandringham. Tuttavia, la famiglia reale è notoriamente discreta. Potrà anche apparire in pubblico in certe occasioni, ma a un certo punto le porte si chiudono e non c’è modo di sapere cosa stia accadendo dietro di esse. Ciò lascia molto spazio alla fantasia, e questo è stato il lavoro principale alla base del film. Non c’era l’intenzione di fare un docudrama: si voleva creare qualcosa prendendo degli elementi dalla realtà e ricorrendo poi all’immaginazione per raccontare la vita di una donna con gli strumenti del cinema. Questo è il motivo per cui il cinema è così fantastico: c’è sempre spazio per l’immaginazione.

Icona pop all’inizio della sua carriera è stata anche Kristen Stewart, la Diana Spencer del film presentato in concorso alla 78. Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, grazie alla saga di Twilight in cui interpretava la protagonista Bella. Una dimensione da cui si è staccata una volta terminata, squarciando il velo del marketing che aveva accompagnato la promozione dei film, a partire dalla love story con Robert Pattinson. Oggi Kristen è invece una musa del cinema d’autore, da Olivier Assayas a Woody Allen e adesso anche David Croneberg, dato che è nel cast di Crimes of the Future, nuovo atteso film del maestro canadese. Dopo Jean Seberg, un altro ruolo di donna libera e tormentata per lei che forse è l’attrice che più di molte altre può comprendere come ci si sente a essere prigioniere.

Nel costruire il personaggio di Diana, il film non vuole solo creare una sua replica, ma usare il cinema e i suoi strumenti per dar vita a un mondo interiore che trovasse il giusto equilibrio tra il mistero e la fragilità del suo personaggio. Tutto ciò che Diana vede riflette i suoi ricordi, le sue paure, i suoi desideri e forse anche le sue illusioni. Questi elementi attingono a qualcosa che sta accadendo dentro di lei e mostrano una vulnerabilità bellissima.

La solitudine di una principessa, la fuga forzata dal lieto fine, più semplicemente l’ordinarietà di una donna straordinaria, il suo bisogno di libertà e la ricerca della normalità, accompagnata dal desiderio di voler ricevere dagli altri quella luce che lei emanava. Una favola al contrario.

Regia:Pablo Larraín
Produzione:Fabula (Juan de Dios Larraín), Komplizen Film (Jonas Dornbach), Shoebox Films (Paul Webster)
Durata:111’
Lingua:Inglese
Paesi:Germania, Regno Unito
Interpreti:Kristen Stewart, Timothy Spall, Jack Farthing, Sean Harris, Sally Hawkins
Sceneggiatura:Steven Knight
Fotografia:Claire Mathon
Montaggio:Sebastián Sepúlveda
Scenografia:Guy Hendrix Dyas
Costumi:Jacqueline Durran
Musica:Jonny Greenwood

Caporedattore cinema per Whipart

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