Venezia 78 – Illusioni perdute

Con Illusioni perdute Xavier Giannoli torna in concorso alla 78esima Mostra del Cinema di Venezia dopo Marguerite. Il regista parigino firma l’adattamento di un’opera pilastro della cultura francese e occidentale: la Comédie humaine (1829-48) di Honoré de Balzac, concentrandosi sul romanzo Illusioni perdute (Illusions perdues) e in particolare sulla parte centrale Un Grand homme de Province à Paris. Chi non ama i film in costume fuggirà alle prime righe della sinossi, ma farebbe male: il film di Giannoli è un adattamento moderno e brillante che, nel dipingere la Parigi della Restaurazione dei primi trent’anni del XIX secolo, ritrae anche molte contraddizioni e conflitti del nostro presente.

Recensione Illusioni perdute di Xavier Giannoli con Benjamin Voisin presentato alla 78esima Mostra del Cinema di Venezia
Benjamin Voisin nei panni di Lucien
Credits: Roger Arpajou (CURIOSA FILMS; GAUMONT; FRANCE 3 CINEMA; GABRIEL INC. UMEDIA)

Ascesa e caduta di un giovane romantico

Illusioni perdute racconta l’Odissea di Lucien Chardon (Benjamin Voisin), giovane aspirante poeta della provincia francese – Angoulême – che lavora nella tipografia di famiglia e si innamora di Madame de Bargeton (Cécile de France). Spinto dalla vocazione artistica e dalla passione per la nobildonna, Lucien si trasferisce a Parigi, venendo presto scaricato dall’aristocrazia per le sue umili origini. Il suo destino cambia quando conosce il giornalista Étienne Lousteau (Vincent Lacoste), che lo introduce alle “regole del gioco” della società parigina, sorta di riflesso della mediatica società dello spettacolo attuale. 

Il potere della stampa liberale

Lousteau apre soprattutto al protagonista le porte del tabloid di opposizione in cui lavora. Lucien inizia a recensire spettacoli e romanzi usando il cognome Rubempré della madre, nobile decaduta. Conosce l’editore analfabeta senza scrupoli Dauriat (Gérard Depardieu), instaura un’amicizia conflittuale con il rivale scrittore Nathan (il regista canadese Xavier Dolan) e fa proprie le pratiche commerciali di un giornalismo senza scrupoli, pronto a monetizzare opinioni e recensioni, che in nome del profitto non disdegna di creare menzogne ah hoc – oggi le conosciamo come fake news – e distruggere e costruire reputazioni in un gioco di poteri intrecciati. 

Lucien, innamoratosi nel frattempo dell’attrice popolare Coralie (Salomé Dewaels), finisce presto per essere corrotto e stritolato da questa macchina delle illusioni che è la nuova società parigina, apripista al liberalismo economico. Una società in cui le leggi del mercato soffocano i valori più autentici, che nel caso di Lucien coincidono con il suo idealismo poetico. Il giovane rinuncia alle sua aspirazioni per inseguire l’arrivismo e la vendetta sociale. 

Recensione Illusioni perdute di Xavier Giannoli con Benjamin Voisin presentato alla 78esima Mostra del Cinema di Venezia
Benjamin Voisin e Vincent Lacoste nei panni di Lucien ed Etienne Loustau
Credits: Roger Arpajou (CURIOSA FILMS; GAUMONT; FRANCE 3 CINEMA; GABRIEL INC. UMEDIA)

Illusioni perdute: un adattamento convincente e attuale

Nel trasporre la Comédie humaine, Xavier Giannoli si prende le dovute libertà e come regista adotta la giusta distanza per cesellare un affresco storico-sociale senza indugiare su un moralismo punitivista. Illusioni perdute è sì un film classico ma non un polpettone inanimato, capace di dialogare con il presente rinnovando la grande modernità di un’opera letteraria che, nel ritrarre la perdita dell’innocenza del suo protagonista, rinsalda evidenti legami con la nostra attualità. Di grande efficacia l’espediente narrativo utilizzato da Giannoli: la voce off del narratore onnisciente che guida lo spettatore nelle vicende, anticipandole persino e che pur essendo onnipresente non stanca mai, ma anzi arricchisce il tessuto narrativo. 

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