Venezia 76 – No.7 Cherry Lane

L’animazione d’autore approda a Venezia con No.7 Cherry Lane (Ji Yuan Tai Qi Hao), firmato dal regista, scrittore e fotografo  Yonfan, che debutta in questo genere tornando al cinema dopo Prince of Tears del 2009 (passato proprio al Lido).

Frutto di un lungo lavoro durato più di sette anni, No.7 Cherry Lane trasforma in disegni animati tre racconti scritti dallo stesso cineasta, che vedono al centro un triangolo amoroso sullo sfondo della Hong Kong del 1967, ancora sotto il dominio coloniale britannico, dove sono pronte a esplodere le prime proteste dei simpatizzanti comunisti contro il governo.

Ziming è un prestante studente di letteratura inglese che guadagna con le ripetizioni private. È così che incontra l’avvenente signora Yu, madre auto-esiliatasi nel periodo del Terrore Bianco di Taiwan, e la bella e determinata figlia figlia Meiling. Si legherà a entrambe, grazie al potente viatico rappresentato dall’arte.

Il film è personale e autobiografico: nel 1964 Yonfan si trasferiva da Taiwan a Hong Kong, dove poi ha vissuto gran parte della sua vita; nel 1967 aveva 20 anni ed era stato a sua volta coinvolto dai moti di protesta. In No.7 Cherry Lane si descrive una Hong Kong sferzata dal vento del cambiamento, lo stesso che – 52 anni dopo – agita oggi l’ex colonia britannica in rivolta contro la legge sulle estradizioni in Cina. Una causalità – la sceneggiatura è stata scritta molti anni fa – che però rende il film ancora più suggestivo e affascinante, restituendo lo spirito dell’epoca e veicolando il differente pensiero tra le due generazioni rappresentate dai personaggi della madre e della figlia.

Il lungometraggio di Yonfan è soprattutto una celebrazione nostalgica dell’isola, un inno all’amore e all’amore per le arti. No.7 Cherry Lane è, infatti, un’opera post-moderna che raccorda cultura occidentale e orientale, alto e basso, in una rete di citazioni e rimandi alla pittura (l’impressionismo, la Pop Art, la scuola cinese, Henri Rousseau), alla letteratura (Jane Eyre di Charlotte Bronte, Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust, il classico della letteratura cinese Sogno della camera rossa), ai film di Simone Signoret e hollywoodiani, senza tralasciare la musica (classica, opera cinese. Street music) o la moda (Yves Saint Laurent) .


©Far Sun Film Company Limited 2019

La poesia dei disegni fatti a mano

A realizzare materialmente la densa visionarietà della sceneggiatura di Yonfan sono stati i direttori artistici Zhang Gang e Hsieh Wen-ming. È lo stesso cineasta a raccontare il complesso processo di lavorazione:

Ho iniziato con i miei tre racconti pubblicati, poi ho creato una lista scena per scena, ripresa per ripresa, e l’ho data al mio animatore Hsieh Wen Ming a Taipei per realizzare lo storyboard animato. Quindi ho consegnato tutto al mio altro maestro dell’animazione, Zhang Gang a Pechino, per far realizzare il film. Zhang mi ha detto che prima avrebbe realizzato un’animazione 3D e successivamente, dopo aver approvato tutti i movimenti della versione 3D, avrebbe disegnato a mano un’animazione in 2D con 60 artisti. Credo nelle immagini 2D perché lasciano più spazio all’immaginazione.

Ricco anche il cast vocale formato da artisti del calibro di Sylvia Chang, Zhao Wei, Alex Lam, Kelly Yao, Teresa Cheung, Tian Zhuangzhuang, Fruit Chan, Ann Hui, Stephen Fung, Daniel Wu, Joseph Chang.

Sospeso tra realtà, sogno e iconografia multi-culturale, oltre che multimediale, No.7 Cherry Lane è un’opera suggestiva nella sua creatività e altrettanto rischiosa per la densità dello stive visivo e la lentezza della narrazione, che sembra richiamare proprio quella dell’amato Proust. Stratificata e sensuale, può irretire come allontanare in virtù della sua amalgama, che diventa inno alla liberazione, anche sessuale.

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