The Waiter di Steve Krikris, dal 4 giugno su MioCinema

Continua l’esplorazione del nuovo cinema greco in Italia grazie alla piattaforma MioCinema: dopo Apples è ora il turno di The Waiter, opera prima di di Steve Krikris, che con il film di Nikou sopra menzionato condivide l’attore protagonista, Aris Servetalis. Vincitore di numerosi premi in varie rassegne, The Waiter si muove in bilico tra thriller e commedia surreale, giocando con i diversi registri per spiazzare le aspettative dello spettatore. Con questo suo esordio Krikris prova a ritagliarsi uno spazio personale e originale all’interno di una scena cinematografica come quella ellenica, che viaggia oramai sempre sul filo pericoloso della maniera, al netto delle indubbie qualità formali.

The Waiter, trama e trailer del film

Renos è un cameriere che conduce una vita semplice e monotona, fatta di routine e solitudine. Un giorno si trova coinvolto, suo malgrado, nella misteriosa scomparsa del suo vicino Milan, venendo a contatto con un personaggio inquietante e quella che apparentemente sembra essere la sua donna. Dove condurrà questo viaggio nell’ignoto? Gli spettatori potranno scoprirlo dal 4 giugno in esclusiva sulla piattaforma MioCinema.

The Waiter, un noir esistenziale

Laddove la prima parte del film il regista esordiente sembra muoversi in territori stilistici già battuti, con una gran composizione dell’inquadratura dove spesso inserire elementi incongrui (una scarpa nel frigo ad esempio), è solo nel prosieguo della vicenda che The Waiter mostra davvero una sua autonomia di sguardo, fatta di pochi elementi narrativi gestiti con ottima sapienza registica. L’entrata in scena di un personaggio chiave porta l’opera nei territori del noir e della suspense pura – magistrale la tensione sottile che attraversa la sequenza della cena –  arrivando a toccare uno dei classici topoi del genere, ovvero il triangolo amoroso. Ritroviamo anche qui la tipica recitazione antinaturalistica degli attori locali, che non sappiamo mai se considerare sempre voluta e fino a che punto, che contribuisce a creare una sensazione di disagio e distanza percettiva rispetto a ciò che vediamo sullo schermo.

La vicenda assume contorni non sempre prevedibili, e Krikris riesce con le risorse linguistiche a disposizione a giocare abilmente con le nostre aspettative, arrivando in ultima istanza a riflettere sul senso di solitudine del protagonista: una persona abituata meccanicamente a servire gli altri potrà mai essere in grado di diventare padrone del proprio destino? Forse, a furia di asciugare e sottrarre, nel finale il film perde un po’ di compattezza e potrebbe non soddisfare del tutto, ma lungo il percorso, nelle pieghe di un plot ridotto all’osso, Krikris lascia tracce e frammenti di un discorso esistenziale che lascia ben sperare per il suo futuro registico.

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