Sergej Esenin

La semplicità e la religiosità di un poeta contadino, un seduttore dissoluto e immorale, un utopico  bolscevico , un  esistenziale suicida.

Sergej Alekesandrovic Esenin è stato come una meteora che ha illuminato la poesia russa del XX° secolo. Sicuramente è stato il poeta più amato   dal popolo russo perché, nonostante le sue innumerevoli sfaccettature è stato colui che meglio ha saputo interpretare la contraddizione nello spirito russo tra il tradizionale bagaglio culturale, religioso e contadino e il nascente spirito rivoluzionario.  L’uomo nuovo che sarebbe dovuto nascere nell’ utopico mondo moderno e socialista, Sergej aveva l’animo al passato e lo sguardo al futuro. Maksim Gorkij lo descrive come “Organo creato dalla natura esclusivamente per la poesia” .
In Esenin si trovava tutto e il contrario di tutto, “Il don Chisciotte della campagna”, “un bolscevico”, “un mistico religioso e un denigratore della rivoluzione”. Certo è un poeta che ha assorbito in sé le sorti e le contraddizioni del popolo russo.

Non sono un uomo nuovo!
Perché celarlo?
Con una gamba sono rimasto nel passato,
Così cercando di raggiungere la schiera d’acciaio
Con l’altra gamba scivolo e cado.

(da la Russia che se ne va)

Il fascino dell’uomo sregolato

Sicuramente è stato un uomo piacente, egocentrico e pieno di fascino, tale da far innamorare uomini e donne e ha saputo servirsi della la sua bisessualità e del suo fascino per frequentare ma a giusta ragione, i  migliori salotti letterari del tempo; visse una vita di eccessi e sregolatezze, e la sua vita fu segnata dall’alcol. La sua inquietudine lo innalzò a grande poeta, ad eroe maledetto, circondato da un numero incontenibile di amanti – sia uomini che donne –, e schiavo dell’alcolismo cronico, fatto che fu causa di terribili allucinazioni.

Gorodecki così descrive il suo incontro col poeta: “Esenin era incantevole, con quella sua voce melodiosa da monello, con quei suoi riccioli biondo chiarissimo, (…) con quei suoi occhi blu…”
Dora Duncan lo descrive “Testa d’oro con gli occhi blu”.
Gorkij: “Era di bassa statura, dall’aspetto piacente, vestito come Vania nella vita per lo zar, con gli occhi azzurri e puro come Lohengrin”.
La bellezza di Esenin è del tutto fuori del comune; bisessuale, sfrutta queste sue “qualità” per ottenere appoggio e influenze, specie nella prima parte della sua vita con uomini influenti. Successivamente, per il suo spirito romantico, le sue preferenze furono rivolte prevalentemente al sesso femminile. Esenin s’innamora di frequente, tanto che arriverà a sposarsi cinque volte; in più ebbe un numero imprecisato di relazioni e amanti.

Sergej Esenin…allievo di un poeta contadino

Avanti, baciami, baciami tantissimo, fino al dolore e al sangue.
La fermezza non va d’accordo con l’onda effervescente del cuore
.

Sergej Esenin e Nikolaj Kljuev

Esenin è già un fenomeno letterario quando, arrivato a Pietroburgo, conoscerà i maggiori poeti del tempo: Aleksandr Blok, Nikolaj Kljuev, Andrej Belyj e Sergej Gorodeckij. Il poeta dal 1915 al 1917 sarà partner inseparabile di Kljuev, suo amante e protettore assieme al quale organizza diversi spettacoli folkloristico-poetici che fecero discutere la società “bene” e che causando scandalo portarono ulteriore fama al giovane poeta. Nel frequentare la cerchia “poeti-contadini “in cui era stato introdotto da Kljuev, conosce un giovane poeta Sergei Gorodecki,  che ne era uno dei principali teorici con il quale  intreccia una relazione. In questo periodo è pubblicata la sua prima raccolta di poesia Radunica (1916):  “una voce tenera e calda e primitiva di una semplicità spiazzante, una cultura contadina, niente politica etica storia nessun rinnovamento creatore autonomo i pensieri più semplici diventano profondi ed eterni.”

Io sono un pastore il mio castello 
 è nell’onda erbosa dei prati
Lungo i monti dal fianco verde
al grido aspro delle beccacce (1914)

Successivamente quando la sua fama era diventata internazionale racconta un altro suo amico e amante Anatoly Marienhof : “Sai come sono arrivato al Parnaso? Là fratello mio era necessario saper arrangiarsi. Mi dissi farò credere a ciascuno che grazie a lui sono entrato nella letteratura russa. Per loro è una cosa gradevole io me ne infischio. M’ha introdotto Gorodeckij? Bene!  Mi ha introdotto Kljuev? Bene! Mi hanno introdotto Sologub e la Cebotarevskja? Bene! In una parola è Merezkovkij con la Gippius, e Blok, Rjurik Ivnev…è lui il primo dei poeti da cui mi sono recato… Mi ricordo come fissò su di me i suoi lorgnette, e, quando non avevo ancora finito di dirgli dodici dei miei versi, già mi disse con un fil di voce: -Ah come è notevole come è geniale…e prendendomi sottobraccio, mi condusse da una celebrità all’altra.”

L’infleunza di Blok

Esenin aveva una vera venerazione per Aleksandr Aleksandrovič Blok , sosteneva che tutta la sua poesia si ispirasse al grande poeta e che Rurik Ivnev gli diede il significato della forma, mentre Blok e Kljuev gli insegnarono il lirismo.

“Guardando Blok cominciai a sudare, perché era il primo poeta vivo che vedevo”Blok invece mi apprezzò subito… Eh, gli volevo bene ad Aleksandr Aleksandrovič! Ne ero innamorato addirittura.
È forse possibile riferirsi alla memoria di Blok senza devozione? Io, Esenin, ho per essa una vera devozione.”

Blok a sua volta descriveva Esenin come “un gioiello di un poeta contadino” e il suo verso come “fresco, puro e clamoroso”, anche se “verboso”.Entrambi avevano un certo timore riguardo alla meccanizzazione:”Già Blok aveva intravisto nel progresso della civiltà, nell’idolatria della macchina e del ferro la minaccia di una America russa, dove l’età «ferrosa» avrebbe soffocato la dolce Russia di legno, cara a Sergej.“ (Giovanni Arpino)

“Solo te posso amare, Russia,
mio dolce paese che hai gioia breve e violenta
nelle sonore canzoni di prima prati.“

Il fascino delle donne

“Sono felice per aver baciato le donne, calpestato i fiori, giaciuto sull’erba. E per non avere mai picchiato sulla testa gli animali nostri fratelli minori”

Si sposa per la prima volta nel 1913 con una collega di lavoro della casa editrice chiamata Anna Izrjadnova, dalla quale ha un figlio, Jurij, che sarà arrestato durante le grandi purghe staliniste,
e sarebbe morto in un gulag nel 1937. Nell’agosto 1917 il suo secondo matrimonio con la bellissima attrice Zinaida Rajch (più tardi moglie di Vsevolod Meyerhold). Da lei ebbe una figlia, Tatjana, ed un figlio, Konstantin.

ZZinaida Nikolayevna Reich
Zinaida Nikolayevna Rajch

Nell’autunno del 1921 , mentre visitava lo studio del pittore Aleksej Jakovlev, conobbe la celebre ballerina statunitense Isadora Duncan, che aveva 18 anni più di lui.
Marienhof ci racconta:”L’attrazione reciproca fu immediata ella si allungò sul divano, carezzando la testa di Sergej, seduto ai suoi piedi e ripetendo due delle pochissime parole russe che sapeva ,-Zolotaja golava. (Testa d’oro.Da quel giorno andò a vivere con la Duncan nonostante non parlassero la stessa lingua, il loro rapporto, finché non si esaurì, fu un continuo susseguirsi di mondanità, feste e scandali. Negli scritti del poeta pare emergere una vera passione nei confronti della nota danzatrice,
nonostante non sia da escludere che potesse trattarsi di un evento finalizzato ad accrescere la notorietà. La vita con la ballerina è tormentata e difficile, piena di stravaganze e scandali.
Esenin accompagna la sua celebre moglie in tournée in Europa e negli Stati Uniti. Anche la Duncan per ravvivare la sua notorietà in declino si serve del del giovane marito spesso ubriaco o drogato, che faceva notizia quando in preda a crisi violente distruggeva camere d’ albergo e ristoranti. Si erano uniti in matrimonio il 2 maggio 1922; anche lei bisessuale,
conosceva solo poche parole di russo ; si separano inesorabilmente l’anno successivo dopo aver riempito i tabloid di tutto il mondo con le loro “stravaganze”.

Isadora Duncan e Sergej Esenin

Nel maggio del 1923 ebbe una stretta relazione con l’attrice Augusta Miklaševskaja, e si crede che l’abbia sposata in una cerimonia civile dopo aver ottenuto il divorzio dalla Duncan.
Nello stesso periodo coltiva molte relazioni extraconiugali. Ebbe come amante Galina Benislavaskaja.
Galina occupava un posto speciale nella vita del poeta anche se non amata. Lei sapeva di non essere amata, ma l’ accettava così com’era e lo amò sempre follemente, fino a suicidarsi sulla sua tomba con un colpo di pistola al cuore, un anno dopo la sua morte. E riposa nello stesso cimitero del suo amato in un sepolcro poco distante.
Si narra che il suo fantasma la notte faccia visita alla tomba del poeta .”Mi sono uccisa qui… In questa tomba, tutto mi è più caro”.
I due interruppero la loro relazione nella primavera del 1925 quando Sergej sposò la sua quinta moglie, Sofia Andreevna Tolstaja, nipote di Lev Tolstoj.
Fu un periodo terribile per il poeta; sprofondato in un alcolismo senza via di uscita e con crisi depressive, il comportamento di Esenin divenne progressivamente sempre più avventato.
Nonostante ciò in quello stesso anno da una relazione con la poetessa Nadežda Vol’pin ebbe un figlio, Aleksandr Esenin non conobbe mai questo suo figlio.

Aleksandr Esenin-Volpin sarebbe poi diventato un importante poeta e attivista nel movimento dissidente dell’Unione Sovietica degli anni sessanta con Andrej Sacharov e altri. Dopo essersi trasferito negli Stati Uniti, Esenin-Volpin divenne un importante matematico.
La moglie Sofia Andreevna Tolstaja in questo periodo cercò di aiutare Sergej in ogni modo, ma le crisi nervose erano sempre più violente. Dovette ricoverarlo in ospedale psichiatrico, anche per essere messo al riparo dalla GPU, la terribile polizia segreta stalinista, che mal aveva digerito le ultime critiche del poeta al regime.

Sergej Esenin e Galina Benislavskaja

Crudele fu il destino di molti che l’amarono. La sua seconda moglie Zinaida Rajch, venne trovata uccisa in casa nel 1939, In circostanze misteriose, ufficialmente per mano di due rapinatori.
La sua segretaria e amante Galina Benislavskaja si suicidò sulla tomba del poeta, la sua terza moglie Isadora Duncan morì a Nizza, nel 1927, strangolata dalla sciarpa che indossava le cui le frange si erano impigliate nei raggi delle ruote della sua Bugatti sulla quale era appena salita, dopo aver salutato un gruppo di amici con una frase rimasta famosa:
«Adieu, mes amis. Je vais à la gloire!».
La sua ultima moglie Sofija Andreevna Tolstaja soffrì di depressione e problemi cardiaci e non ancora trentenne, fu costretta a letto fino alla morte.
Anatoly Marienhof, suo grande amico e amante visse da perseguitato in patria, e morì da esule in Germania.

Nadezhda Volpin con il figlio Alexander Esenin-Volpin

Sergej Esenin: il poeta ubriacone

Dal contadino semplice ingenuo Esenin si trasforma in un “bohémien e enfant terrible”; in un primo momento una figura costruita per aumentare la sua fama…ma poi vizio e alcol lo travolsero.

Guarda questa armata di bottiglie! Tutti i loro tappi mi servono per sigillare bene la mia anima!
Che rumore in questa lugubre taverna.
Per ore e ore sino all’alba,
recito i miei versi alle puttane,mi ubriaco con i teppisti.” (1922/23)

Un ubriacone e un bullo: queste sono le caratteristiche più frequenti attribuite al poeta. In effetti le ubriacature, le baldorie da ubriaco e gli scandali erano parte integrante della vita di Esenin, ma non compose tutte quelle poesie in uno stato di ubriachezza. “Non scrivo mai da ubriaco”, disse lo stesso Esenin.
Ciò è stato ricordato anche dai suoi conoscenti, ad esempio Il’ja Schneider ha confermato che Esenin non scrisse mai poesie in stato di ubriachezza.
Così lo ricorda l’amico e poeta Vladimir Chernjavskij nel loro ultimo incontro:
“Quando provai a convincerlo a non bere così tanto e a pensare un po’ di più alla sua salute, lui diventò subito nervoso: ‘Non posso! Ma come puoi non capire? Non posso non bere! Se non bevessi,
come potrei sopravvivere a tutto questo?”.

“Ho vergogna di aver creduto in Dio ma mi duole di non credervi più.”
Sergej spesso diceva di sé: “Gira una brutta fama, che sono un volgare e un amante degli scandali.”
Corrispondeva alla verità poiché il poeta nel delirio dell’ubriacatura amava divertire il pubblico con componimenti dal contenuto assai scabroso

Vado in giro spettinato di proposito,
la testa sembra un lume sopra le mie spalle
l’arido autunno delle vostre anime,
sentire le pietre dell insulto
fischiarmi intorno,grandine in violenta tempesta.
Allora più forte tormento con le mani
il mio ciuffo ribelle

Tovarišč… Sergej Esenin, il “bolscevico”

Subito dopo la rivoluzione, la fama di Esenin cresce, al punto da poter arrivare a competere con l’altro astro nascente della nuova poesia russa, Vladimir Majakovskij. Fra i due vi fu rispetto
e forse anche stima non solo ostentata, eppure furono due poeti di una stessa epoca artisticamente distanti fra loro, accomunati da uno stesso, tragico destino.
Esenin è il più popolare poeta russo. Fu definito “poeta contadino”, “poeta delle bettole”, “poeta rivoluzionario”. Dopo il momento del grande sogno, della grande esaltazione rivoluzionaria, fra il 1917 e 1918 scrisse diversi poemi e poesie molto importanti per la sua “carriera” poetica, tutti pieni di entusiasmo per la rivoluzione e di grande speranza e fiducia nel nuovo mondo socialista.
Credendo che la rivoluzione avrebbe comportato una vita migliore, Esenin la sostiene, ma ben presto si disillude arrivando persino a criticare il governo bolscevico (di questo periodo è la poesia “L’ottobre severo mi ha ingannato”).
Così lo ricorda Vladimir Chernjavskij durante il loro ultimo incontro:
“Il suo talento fu prima portato in palmo di mano dal regime sovietico, poi osteggiato da Stalin ed infine reinstallato tra i favoritissimi del potere
solo negli ultimi anni del comunismo.”
Tuttavia la sua omosessualità spesso e volentieri viene ancora oggi celata.

Il mistero della sua morte

Negli ultimi due anni della sua vita Sergej Esenin ebbe comportamenti imprevedibili e spesso si ubriacava, tuttavia in questo periodo di disperazione personale creò anche alcune delle sue poesie più famose
La notte del 27 dicembre 1925, nella stanza numero 5 dell’Hotel Angleterre, un albergo di San Pietroburgo, si tagliava un polso e col sangue appena sgorgato scriveva la sua ultima composizione.
(Si racconta che avesse chiesto dell’inchiostro ma che gli era stato negato).
È una poesia d’amore e d’addio per il poeta Anatoli Marienhof , che era stato suo amante.
Quelle righe, l'”Addio a Marienhof”, sono spesso citate da chi parla di Esenin, ma sempre nascondendo il fatto che sono l’estremo saluto all’uomo amato.
Le circostanze della sua morte restano ancora oggi avvolte nel più fitto mistero. Esenin morì suicida ma non dissanguato per il taglio al polso; fu trovato impiccato con la cinghia di una valigia
,appeso ai tubi di riscaldamento ma, dai verbali della polizia e dall’autopsia, emersero, da subito, troppe incongruenze – lividi, graffi, tagli e schiena spezzata
– tali da far pensare ad probabile, pestaggio finito male o un esecuzione per mano della GPU, la polizia segreta dell’epoca.
È noto, infatti, che il poeta avesse rivolto non poche critiche al regime sovietico e che temesse per la sua vita.
Specialmente da quando Trockij, suo grande mentore, che lo aveva sempre protetto, dopo la morte di Lenin fu estromesso dal partito e perse il potere.
Quella notte scrisse questa poesia con il suo sangue:

Arrivederci, amico mio, arrivederci,
tu sei nel mio cuore.
Questa separazione voluta dal destino
ci promette un incontro in futuro
Arrivederci senza strette di mano né parole.
E non piangere e non fare il viso triste
in questo mondo non è cosa nuova morire,
ma neppure vivere è più nuovo. (1925)

Il suicidio-omicidio di Esenin è il mito più popolare riguardo il poeta. Sono stati fatti racconti e ipotesi sulla sua morte misteriosa.
Ci fu chi asseriva che fosse stato ammazzato per invidia dai I čekisti, un gruppo di intellettuali e letterati ebrei. In una versione ancora più fantastica
si racconta che il poeta venne ucciso con una pistola e avvolto in un tappeto per farlo uscire fuori dalla stanza dell’albergo attraverso la finestra, ma, dato che il corpo non ci passava,
si decise di inscenare un suicidio per impiccagione. Una variante non meno originale era che Esenin fosse stato ucciso altrove e portato già morto all’ Angleterre.
In un’altra ipotesi, sarebbe stato prima picchiato e poi, sanguinante, appeso a un tubo. Tuttavia nessuna di queste teorie resiste alla prova dei fatti.
La realtà è che alla fine del 1925 Esenin era in una condizione psicologica estremamente grave, rimase per circa mese in una clinica psichiatrica di Mosca, da dove fuggì per Leningrado. Prima di partire visitò tutti i suoi parenti e disse loro addio. Anna Izrjadnova, la sua prima moglie dirà:
“L’ho visto poco prima della sua morte. Disse che era venuto a dirmi addio. Alla mia domanda: Cosa? Perché? – dice: Me la squaglio, me ne vado, mi sento male, probabilmente morirò. Chiese di non compiangerlo e di prendersi cura di suo figlio.”

La sua ultima poesia testimonia eloquentemente il suo desiderio di morire: negli ultimi due anni nelle sue poesie si trovano centinaia di riferimenti alla morte, in modo particolare al suicidio. In quegli anni si aggravava il suo disagio esistenziale. Dopo una rivoluzione, in sostanza mai amata né compresa e con davanti a sé il costante utopico desiderio di un ritorno alle origini, alla sua Russia contadina, Esenin sconta il dramma della sua solitudine, della sua estraneità (“Nel mio paese io sono come uno straniero…”).
A nulla valse la fama letteraria. Alla sua morte Majakovski gli dedicò una lunga poesia che terminava con questi versi:

(…)
In questa vita
non è difficile
morire.
Vivere
è di gran lunga più difficile.
Come si sa, non tenne fede a queste parole, e si tolse anch’egli la vita il 14 aprile 1930.

Anche Lev Trotsky scrisse su di lui e commentò così la sua morte: “Abbiamo perso Esenin, un poeta così meraviglioso, così fresco, così vero.
E in che modo tragico l’abbiamo perso! È andato via da solo, ha salutato
col sangue l’amico indefinito, magari tutti noi.”

Sergej Esenin è sepolto nel cimitero Vagan’kovskoe di Mosca

La tomba di Esenin dove riposa vicino a quella della madre Tatiana Fiodorovna Titova

I fiori mi dicono addio,
Chinando le loro corolle.
Mai più potrai rivedere
I campi nativi, il paese paterno.
Ma che importa, miei cari che importa?
Ho visto voi e la mia terra,
E questa pioggia sepolcrale,
Come una nuova carezza l’accolgo.”
(Da “I fiori” in Confessioni di un teppista, 1924)

La poesia di Sergej Esenin

Il poeta rimarrà un esempio di originalità e autonomia trasformatosi nel tempo in un isolamento, causato da molteplici fattori, uno su tutti il declino della letteratura Russa dopo il 1922.

Voglio cantare solo cantare!….
Non ferirò la capra e la lepre…
E’ per capire ogni cosa ma impadronirsi di nulla
che vengono al mondo i poeti.
(1920)

Sebbene sia stato dei poeti più famosi della Russia e abbia avuto un funerale di stato in pompa magna, la maggior parte dei suoi scritti furono messi all’indice dal Cremlino durante la dittatura staliniana e il governo di Nikita Chruščëv. A ciò contribuì in modo significativo la critica negativa di Nikolaj Bucharin.
Solo dal 1966 in poi la maggior parte delle sue opere fu ripubblicata.
Ancora oggi, le poesie di Sergej Esenin vengono imparate a memoria dai bambini a scuola, e molte sono state anche musicate, registrate come canzoni popolari.
La morte prematura, i freddi giudizi da parte di alcuni dell’élite letteraria, l’adorazione da parte delle persone comuni, il comportamento che destava scalpore, tutto ciò contribuì all’immagine popolare duratura e mitica del poeta russo.

Nato nel 1895 nella regione di Rjazan’, Esenin cominciò prestissimo a scrivere, pubblicando poesie in giornali di provincia. Prima a Mosca, poi a Pietroburgo, si legò a poeti come Blok e Kljuev, ed a quest’ultimo in particolare, che condivideva con lui l’origine contadina. La fama letteraria, i tre matrimoni, fra i quali quello “scandaloso” con la celebre stella della danza Isadora Duncan, il viaggio con lei, prima in Germania e poi negli Stati Uniti, soltanto tappe di una vita di vagabondaggio teso ormai vorticosamente verso il suo epilogo più tragico.

Ho lasciato la casa della mia infanzia
ho lasciato la Russia celeste
Le betulle sullo stagno, in tre fiamme.

Dal 1916 e del 1918 sono le prime due raccolte, Festa dei defunti e Azzurrità. Un anno più tardi fu tra i fondatori, insieme a Mariengof e Sersenevic, della nuova scuola poetica degli “immaginasti”.
È in quegli anni, che la fama di Esenin cresce, al punto da poter arrivare a competere con l’altro astro nascente della nuova poesia russa, Vladimir Majakovskij.
Al 1921 appartengono il poemetto “Pugacév” – forse la sua opera più vicina alla poetica degli “immaginasti”- e la raccolta Confessione di un teppista; del 1924 è Mosca delle bettole.
Con gli anni si approfondiva tuttavia il suo disagio esistenziale. Con alle spalle una rivoluzione nella sostanza mai amata né compresa e, davanti a sé, il costante e consapevolmente utopico desiderio di un ritorno alle origini, alla sua Rus’ natale e contadina, Esenin scontava il dramma della sua solitudine, della sua “estraneità”.

Amo il mondo e l’eterno
Come il focolare dove sono nato
in essi è bontà e misericordia
Perfino le cose scure diventano luce
Sul vetro del lago
galleggia il papavero del tramonto (1917)

Un po’ di bibliografia e altre notizie

• Nel 1818 scrive “Inonia” esaltazione della vita camprestre.
• Nel 1919 Fonda con Mariegrof Sersenevic Jukulov il Movimento degli Immaginisti.
• Nel 1921 scrive il poema “Confessione di un teppista e trasfigurazione”.
• Nel l 1019/22 pubblica altre due raccolte di poesie “Azzurro” e “Le ore del villaggio” forse la sua opera più vicina alla poetica degli Immaginisti; del 1924 è “Mosca delle bettole”.
• Nel 1925 è a Mosca per preparare l’edizione completa di tutte le sue opere..ma la critica lo stronca con l’accusa di non aver saputo capire nell’arte il realismo marxista; da quel momento non smetterà più di bere.
La poesia di Esenin ricorda il linguaggio della Bibbia. La semplicità estrema dello stile e la gravità terrena dei temi diventano mezzi per cantare un prodigio più alto, un mistero che appare minuscolo ed enorme allo stesso tempo.

Eppure vento feroce non temere:
continua a portare bracciate di fogli dai prati
Non cancellerai il mio nome di “poeta”
perché ti somiglio: anche io nei canti sono un vagabondo.
(1920)

Abbaiano le nubi
ruggisce la volta dai denti d’oro.
Io canto Io prego .
nasci o Signore !
(da “Inonia”)

Esenin in musica

Le poesie e i poemi di Esenin per la loro composizione, per temi e sonorità si prestano molto come testo per canzoni e ballate, in Russia ne sono state musicate molte e si insegnano nelle scuole.
Anche in Italia abbiamo un musicista che si è cimentato allo stesso modo. Nel 1975 Angelo Branduardi cantautore sempre impegnato nella musica popolare musicò la poesia “la confessione di un teppista “
di Esenin tradotta e arrangiata in “Confessione di un malandrino ” da Renato Poggioli La poesia è particolarmente autobiografica e racconta il contrasto tra l’infanzia contadina,
passata nel paese natale del poeta nella campagna russa , e la maturità cittadina, raggiunta a Mosca. Il brano fu inserito dal cantautore nell’ album “La luna”.

La Critica

Secondo Boris Pasternak, Esenin considerò la sua vita come una favola… Anche le sue poesie le scrisse come fiabe, ora disponendo le parole come un solitario, ora vergandole col sangue del suo cuore.
La sua cosa più valida è l’immagine della natura in cui nacque, boschiva, russo-centrale, di Rjazan’, resa con la stessa abbagliante freschezza con cui gli si era rivelata nell’infanzia.
Pasternak percepiva nel verso di Esenin, l'”armonia e la purezza”. Lo paragonò alle armonie della musica di Mozart dalle mille sfaccettature, tutte geniali e sempre nuove e molteplici.
Mario Rigoni Stern disse di lui: “Ma c’è in Esenin, evocatore di ritmi, luci, colori, odori, un’altra realtà; l’infanzia del suo linguaggio con immagini strappate ad ogni spirale logica e segni, quasi discografia distorta, che sfuggono alle architetture sintattiche abituali… ‘Io non sono un mercante di parole’, scrive in una sua lirica, quasi a voler stringere i propri giudici su un terreno di humus sacrale, in un prodigio di itinerari ignoti alla cifra grafica.”

Marina Ivanovna Cvetaeva in una lirica a lui dedicata scrive: “E non pietà – poco ha vissuto – E non amarezza – poco ha dato – molto ha vissuto – chi nei nostri giorni ha vissuto tutto ha dato – chi un canto ha dato.”

Stanislas Fumet, invece: “Egli può bestemmiare ma è capace di piangere davanti alla bellezza di un’aurora.”

Giovanni Arpino era molto affascinato dalla personalità di Esenin al punto da dedicargli sua tesi di laurea che è stata pubblicata da Marsilio nel 1997.
Questo volume è ancora oggi un punto di riferimento per lo studio di Esenin in Italia. L’ultimo cantore di Santa madre Russia di fronte alla rivoluzione.
Le riflessioni di Arpino quindi rimandano all'”immaginismo” russo come semplice esempio di ciò che del poeta russo si vede… “L’invito è ricercare le altre parti, il senso sotterraneo di un’esistenza che nella sua breve parabola ha detto più di quello che anche lui si credeva capace.”

Dite che non amo il mio villaggio e la mia terra.:
Ma allora come avrei potuto vegliare su di loro?
Sto per lasciare tutto ciò che possiedo, con la barba
selvaggio me ne andrò vagabondo , così vuole la Russia. (1922)

Opere in vita

Rudunica, Pietrogrado 1916 – Goluben’, Pietrogrado 1918 – Isus mladenec, Mosca 1918 – Preobrazenie, Mosca 1918 – Sel’skij casoslov, Mosca 1918 – Kliuci Marii, Mosca 1920 – Triptich, Berlino 1920 – Ispoved chuligana, Mosca 1921 – Pugačëv, Mosca 1921 – Sobraniestichov i poem, Pietrogrado, Mosca, Berlino 1922 – Stikchi Skandalista, Berlino 1923 – Moskva kabackaja, Leningrado 1924 – Pesn’ o velikompochode, Mosca-Leningrado,1925 – Rus’ sovetskaja, Tiflis 1924 – Strana sovetskajaTiflis 1925 – Berezovyj sitec Mosca 1925 – O rossii revolucii Mosca 1925 – Persidskie motivy, Mosca 1925- Post mortem Sobrani socinemij.
Quattro volumi sulle opere di Esenin edizioni di stato, Mosca Leningrado 1926/2

Opere in Italia

Anche se attualmente non sono molte le opere tradotte in italiano reperibili sul mercato, il poeta russo ha avuto molte opere tradotte e pubblicate anche durante il fascismo. A riprova della popolarità e della valenza della sua opera poetica. La sua lettura non ha mai smesso di attrarre a se generazioni di intellettuali e scrittori italiani, sia per l’esperienza innovativa della rivoluzione, sia per le sue contraddizioni trasformatesi troppo spesso in lacerazioni devastanti. Esenin condannato e rifiutato dal mondo dovette uccidersi per affermare l’indipendenza della sua arte poetica. Il suo suicidio è un atto di accusa contro tutti quegli intellettuali che aveva definiti “Europei” condizionati da un’arte bistrattata dal realismo socialista e dai sospetti di burocrati e di politici.

Parenti Firenze 1940
Frammenti e liriche A cura di Renato Poggioli

Avanzini & Torraca Roma 1968
Poesie e poemetti A cura di Bruno Carnervali

Einaudi Torino 1968
Pugačëv, Prefazione e trad,di Iginio De Luca

Einaudi Torino 1981
Anna Snegina A cura di Iginio De luca

Garzanti Editore Milano 1981
Poesie A cura di Giuseppe Paolo Samonà

Einaudi Torino 1985
Il Paese dei banditi a cura di Igino De Luca

Passigli Firenze 1999
Confessioni di un teppista poesie e poemetti a cura di Bruno Carnevali

B.U.R. Milano 2000
Poesie e poemetti A cura di Eridiano Bazzarelli

Via col vento Ed.2002 Pistoia
Stanco di vivere e altre poesie A cura di Margherita De Micheil

Acquaviva Milano 2005
Mosca delle bettole a cura di D’Ambrosio Angelillo

Fonti bibliografiche :
• Poesie – CEI-Compagnia edizioni internazionali 1968
• Poesie -Garzanti editore 1981
• Poesie e poemetti – Fabbri editori 1982
• Stanco di vivere – Acquamarina ed. 2012
• La fiamma delle labbra -RCS 2012
• Il poema dei trentasei-N°211 Poesia dicembre 2006-Crocetti ed.
• Antologia della poesia russa Gruppo rd..Espresso 2004
• Internet : http://samanthacasella.com/2018/10/sergej-esenin-lusignolo-russo/
• https://it.rbth.com/cultura/79416-quattro-poeti-scrittori

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