Salvatore Toma, il “menestrello della morte”

Quando sarò morto
che non vi venga in mente
di mettere manifesti:
morto serenamente
o dopo lunga sofferenza
o peggio ancora in grazia di dio.
Io sono morto
per la vostra presenza.

E’ grazie alla tenacia di Maria Corti  che la poesia di Salvatore Toma (Maglie, 11 maggio 1951 – 17 marzo 1987) è riuscita ad avere una più larga platea dello sperduto paese di Maglie, famoso per aver dato i natali ad Aldo Moro, nello splendido Salento, dove nacque e visse questo particolare poeta. Nel 1999, per convincere l’Einaudi a pubblicare parte dell’opera poetica del Toma nella collana della collezione di poesia, la Corti dovette “inventare” il suicidio del poeta. Fu una bugia a fin di bene se, a distanza di quattro anni, uscì una nuova edizione del “canzoniere della morte”. Infatti, dopo la scomparsa della Corti, rinomata scrittrice e filologa, nel 2002, la poesia di Toma rischiava l’oblio. Col contributo di molti intellettuali leccesi, si promosse una raccolta di firme per chiedere la ristampa del volume da tempo esaurito. Tentarono perfino di comprare i diritti d’autore dall’Einaudi per pubblicarlo con un’altra casa editrice, ma la mobilitazione del mondo poetico italiano dal nord al sud della penisola sollevò ogni dubbio per la ristampa di questo canzoniere che è una vera perla poetica del Novecento letterario.

A questo punto
cercate di non rompermi i coglioni
anche da morto.
È un innato modo di fare
questo mio non accettare
di esistere.
Non state a riesumarmi dunque
con la forza delle vostre certezze
o piuttosto a giustificarvi
che chi s’ammazza è un vigliacco:
a creare progettare ed approvare
la propria morte ci vuole coraggio!
Ci vuole il tempo
che a voi fa paura.
Farsi fuori è un modo di vivere
finalmente a modo proprio
a modo vero.
Perciò non state ad inventarvi
fandonie psicologiche
sul mio conto
o crisi esistenziali
da manie di persecuzione
per motivi di comodo
e di non colpevolezza.
Ci rivedremo
ci rivedremo senz’altro
e ne riparleremo.
Addio bastardi maledetti
vermi immondi
addio noiosi assassini.

(“Ultima lettera di un suicida modello”)

La poetica

“Io sono morto da un bel po’ perciò riesco a scrivere ancora poesie meravigliose(da una lettera all’amico poeta Antonio Verri, tre  giorni prima di morire).

I temi fondamentali dell’ispirazione dell’artista: la pietas verso gli animali, il coltivato immaginario onirico, la fascinosa insidia dell’idea di morte. Alla solitudine dell’uomo contrappone la solitudine della natura. Toma era di estrazione piccolo borghese, i genitori erano commercianti di fiori e avevano un piccolo podere “delle Ciancole”, dove il poeta spesso si recava in solitudine per stare a più stretto contatto con la natura. Maturatosi nel locale liceo classico, non volle continuare gli studi e si lasciò andare alla sua Sensibilità poetica: il “68” ebbe il suo fascino e i suoi eroi anche nell’estremo sud della Puglia. Anarchico anticonformista, si appassionò alla poesia bohémien fino a trasformarsi nel poeta scapigliato e anticonformista, fuori da ogni schema, uno di quei poeti senza tempo la cui poesia è buona per ogni stagione. Come un Angiolieri, un Rimbaud, un Baudelaire. Purtroppo, come spesso accade a questi poeti, gli eccessi, specie dell’alcool, conducono a mali incurabili. Una terribile cirrosi lo colpì e il poeta fece poco o nulla per curarsi, così a soli 36 anni si lasciò cullare nelle braccia della morte che tanto aveva cantato.

L’avanguardia Salentina

Toma è stato uno dei principali esponenti dell’avanguardia poetica salentina i “poeti maledetti salentini” (detti anche “selvaggi salentini”) nata alla fine degli anni Settanta di cui fanno parte   Claudia Ruggeri   e  Antonio Verri . Ha pubblicato  sei  raccolte di poesia tra il 1970 e il 1983. I suoi temi preferiti sono la pietas verso gli animali, l’ immaginario onirico e  la fascinosa insidia dell’idea di morte…

Vorrei ficcarmi le dita allo stomaco
spaccarmi le costole 
spezzarle con grandissimo dolore
aprirle
so che non verrebbero fuori
visceri fegato cuore
verrebbero fuori
neve alberi fuoco
venti pioggia
perché io sono fatto così
vegetale e libero.

(da Canzoniere della morte, Einaudi, Torino)

Egli è dalla parte di chi si suicida, e non vi vede alcunché di vile nel “farsi fuori”; e se il mondo impone che “suicidarsi” non è cosa buona, è perché il mondo non vede quanto poco buono sia esso stesso.

Dal “Canzoniere della morte “

Il suicidio è in noi
fa parte della nostra pelle
in essa vibra respira si esalta
appartiene alla nostra vita
plana sui nostri pensieri
spesso senza motivo:
a volte l’idea sola
ci conforta ci basta
l’effetto al momento è identico
ci pare di rinascere
una forza nuova stordente
per un poco ci possiede
ci fa sentire immortali.
Perciò io ho rispetto
di chi muore così
di chi così si lascia andare
perché solo chi si nega la vita
sa cosa significa vivere.
L’assuefazione il contagio
il tirare avanti
la sopravvivenza son solo cose
per chi ha paura di frugare
e di guardarsi dentro.
è come capire “l’immortalità della morte”.   

Le raccolte di poesie di Salvatore Toma

Musicaos editore quest’anno ha pubblicato le Poesie del poeta scritte fra  il 1979 e 1983 in un unico volume a cura di Luciano Pagano. In questo  volume si raccolgono le sei opere poetiche edite in vita: Prime rondini (1970), Ad esempio una vacanza (a Babi) (1972), Poesie scelte (1977), Un anno in sospeso (maggio 1977-luglio 1978) (1979), Ancóra un anno (1981), Forse ci siamo (1983). Il testo è corredato dagli interventi critici di Benedetta Maria Ala, Lorenzo Antonazzo, Annalucia Cudazzo, Simone Giorgio, studiosi del Centro di Ricerca PENS-Poesia contemporanea e Nuove Scritture (Università del Salento).

Il Toma, da buon poeta, è capace di passare da versi violenti e crudi alla lirica più dolce e serena.

Vento leggero che parli
con voci di foglie
che apri i germogli
e li fai trepidare
nella primavera.
Vento che asciughi
i panni, bianchi
come visi di bambini,
e a volte con dolcezza
il sudore della fronte,
fa che la mia morte
sia liscia, serena
come il tuo respiro.

Opere pubblicate :

Poesie, Gabrieli Roma 1970
Ad esempio una vacanza, Gabrieli, Roma, 1970.
Poesie scelte, Ursini, Catanzaro, 1977.
Un anno in sospeso, Lalli, Poggibonsi, 1979.
Ancora un anno, Capone Cavallini, Lecce, 1981.
Forse ci siamo, Quaderno del pensionante dei saraceni, Lecce, 1983.
Postumi:
Poeta in esilio, Antologia, Editrice Magliese, Maglie 1997.
Il canzoniere della morte, Einaudi, Torino 1999.
Poesie (1970-1983), Neviano, Musicaos, 2020.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.


TOP