Sensibili Intese a Casa Mugnolo

La mostra Sensibili Intese riunisce a  Casa Mugnolo opere recenti di Alfredo Celli, Maria Pia Daidone e Carmen Novaco in un percorso omogeneo a cura di Maurizio Vitiello.

Ambientazioni “minimal”, in cui dominano colori caldi ed atmosfere accoglienti, spazi essenziali, sobri, ma non spogli, che non si sostituiscono all’appeal estetico delle opere d’arte, esaltandone, invece, cromie e forme. Sulle pareti colori chiari si alternano al tortora e alle terre per riflettere le luci e riempire i coni d’ombra.

Potrebbe sembrare la descrizione di un allestimento museale, ma è quanto il visitatore percepisce entrando in Casa Mugnolo, la home gallery che Lucia Mugnolo, ha avviato con passione e impegno da circa due anni nella sua abitazione vomerese.

Alfredo Celli

Lucia, insegnante d’inglese, pittrice, allieva di Tullia Matania, ora principalmente fotografa con un curriculum formativo di alto profilo a fianco di Mario Laporta, ha fatto sua una moda anglosassone, in realtà nata tra Londra e New York, che consiste nel trasformare gli ambienti domestici in galleria d’arte, ma, da buona napoletana, le ha conferito un tocco di calore familiare, di ospitalità made in Italy, evidente già nella scelta di chiamarla Casa Mugnolo.

sensibili Intese

Maria Pia Daidone

Tutto ciò, bisogna dirlo, sposa benissimo lo spirito aggregante della mostra Sensibili Intese curata dal critico d’arte Maurizio Vitiello e visitabile fino al prossimo 22 gennaio, ma ci sarà probabile proroga. Un percorso unitario, omogeneo, composto da opere recenti di Alfredo Celli, Maria Pia Daidone e Carmen Novaco, tre artisti apparentemente molto diversi per formazione, intenzioni e moduli espressivi ma con un fil rouge che ne giustifica le intese, le rende palesi, non come invenzione curatoriale, ma come sostanziale e programmatica prassi artistica.

Sensibili Intese

Carmen Novaco

I rimandi geometrici, le rifrazioni dei metalli, le segmentazioni spaziali concluse, delimitate, incastonate, cesellate degli acciai della Novaco, sposano perfettamente le cartapeste, le tele, gli ori preziosi e “neo-bizantineggianti” della Daidone, per convergere nelle superfici pulite e dischiuse di Celli. Opere in cui lo spazio della rappresentazione, aniconico, s’impone come spazio dell’interpretazione e, nello stesso tempo, come percorso di conoscenza e specchio della realtà frammentata, decostruita e rifratta.

 

Sensibili Intese

Maria Pia Daidone

L’arte contemporanea, è noto, impone interrogativi, propone dubbi e non certezze, filtra, deposita, raccoglie umori, impressioni, testimonianze e rimanda il fruitore a piste e percorsi tracciati nell’amalgama, tutto sommato omologante e fagocitante, del cosiddetto, abusato, “post-moderno” in cui tutto sembra convergere. Ciò che emerge sono fossili guida, spazi circoscritti, ritagliati in cui emergono i segni di un nuovo alfabeto che, per certi versi, soprattutto nel caso della Novaco, trovano la loro essenza nelle ricerche di Giuseppe Capogrossi (Roma, 7 marzo 1900 – Roma, 9 ottobre 1972) e Carla Accardi (Trapani, 9 ottobre 1924 – Roma, 23 febbraio 2014) due mostri sacri dell’arte che hanno fatto della trascrizione segnica del linguaggio, degli alfabeti, il loro carattere distintivo. Cosa ne emerge? Per usare le parole del curatore Maurizio Vitiello, sociologo e critico d’arte, responsabile per le arti visive dell’Associazione Nazionale Sociologi – Dipartimento Campania, è importante cogliere nel contemporaneo ”la tensione creativa, il senso del futuro nelle opere attuali, il peso cognitivo nelle capacità estroflessive delle opere”.

 

Scheda mostra

Sensibili Intese

A cura di Maurizio Vitiello

Con opere di Alfredo Celli, Maria Pia Daidone, Carmen Novaco

Dal 15 dicembre al 22 gennaio ’18 presso “Casa Mugnolo”

Viale Privato Davide Winspeare, 6/Largo Martuscelli, 35 – Is. 6, 80127 – Napoli.

Per visite e prenotazioni cell. 335.591.92.73

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