Lucio Del Pezzo. Addio al maestro dell’arte ludica

Un altro grande padre dell’arte italiana del secondo Novecento se ne va: è venuto a mancare Lucio Del Pezzo.

Nato nel 1933 a Napoli, dove ha frequentato l’Accademia di Belle Arti, è stato tra i fondatori  del Gruppo 58 insieme a Guido Biasi, Bruno Di Bello, Sergio Fergola, LUCA (Luigi Castellano) e Mario Persico e della rivista Documento Sud (diretta da LUCA e che segna la nascita del suo sodalizio col poeta Edoardo Sanguineti).

Il Gruppo era apertamente schierato a favore del Movimento dell’Arte Nucleare avviato da Enrico Baj a Milano e contro l’astrattismo. Questa posizione viene ribadita nel 1959 con il Manifeste de Naples, in cui il Gruppo 58 si faceva alfiere di una nuova figurazione e di una ricerca che ponesse al centro l’uomo e la sua figura.

All’inizio degli anni ’60 Del Pezzo si trasferisce a Milano e quindi a Parigi, nel vecchio studio di Max Ernst in rue Mathurin Régnier 58.

Intanto la sua pittura evolve verso una geometria razionale che si combina con elementi metafisici e rimandi alla Pop Art: i suoi quadri/scultura nascono come pannelli geometrici che ospitano mensole, nicchie e cavità contenenti birilli, uova di legno, bocce, manichini, e sono sempre concepiti come oggetti ludici, talvolta modificabili dall’osservatore.

Da questi primi assemblage derivano i suoi “Casellari”, composizioni geometriche in cui sono inseriti simboli iconografici propri delle culture con cui entra in contatto nei suoi viaggi, decontestualizzati e privati della loro originaria carica simbolica e di significato.

Per ironia della sorte (o evoluzione del pensiero?) Lucio Del Pezzo collabora con alcuni dei maestri dell’astrattismo e concretismo italiano all’esperienza della Cooperativa del Deposito di Boccadasse, dove tiene una personale nel 1966, anno in cui gli viene dedicata una sala personale alla XXXIII Biennale di Venezia.

Negli anni Settanta collabora come grafico con la Olivetti e il gruppo automobilistico Renault Italia, alla fine del decennio rientra definitivamente in Italia e si stabilisce a Milano, dove (dal 1984) insegna Ricerche sperimentali sulla pittura alla nuova Accademia di Belle Arti di Milano.

Agli inizi degli anni Duemila, come documenta una mostra alla Fondazione Marconi (2009), il suo interesse si è rivolto verso i grandi architetti del passato, come Leon Battista Alberti e Bramante, ma anche Antoni Gaudì e Konstantin Stepanovic Melnikov, come testimonianza della passione che ha sempre avuto nei confronti dell’architettura.

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