L’ironia tagliente di Dorothy Parker

L’ironia è un’arma estremamente potente, ma ovviamente bisogna conoscerla a fondo e saperne fare buon uso. Un sapiente e adeguato impiego di essa, infatti, può rivelarsi uno dei mezzi più intelligenti per mettere in luce gli aspetti meno nobili delle persone e, in generale, della società. Tutto questo Dorothy Parker lo sapeva bene e i suoi racconti sono uno degli esempi migliori di come si possa sorridere amaro pensando alle tante ipocrisie che ammorbano le nostre società.

Una scrittrice contro i luoghi comuni

Per chi ancora non conoscesse questa autrice, la casa editrice Astoria ha dato alle stampe l’ottimo Tanto vale vivere, un’attenta selezione dei racconti di Dorothy Parker tradotta con efficacia da Chiara Libero e con un’acuta prefazione della giornalista e scrittrice Natalia Aspesi. La narrazione della scrittrice americana nata nel 1893 è caratterizzata, come scrive Aspesi, da “un’ironia che sfiora la ferocia” senza però assumere mai i tratti di una mera aggressione fine a sé stessa. Nei racconti di Parker, infatti, l’ironia si rivela uno strumento per mettere alla berlina i luoghi comuni, le ipocrisie e i pregiudizi che attanagliano la società statunitense del XX secolo e che, purtroppo permangono ben saldi non solo negli Stati Uniti.

Si prenda, ad esempio, l’egregio racconto “Composizione in bianco e nero”: in questo caso l’ironia viene usata per mettere in luce un atteggiamento apparentemente innocente, sicuramente sincero e quasi innocuo per le protagoniste, ma che in realtà è cela uno dei pregiudizi maggiormente diffusi e pericolosi. La Parker però non mette subito in mostra tale pregiudizio, ma ci arriva per gradi, in una escalation che porta il lettore verso un finale in cui tutto viene a galla e si sorride a denti stretti leggendo le frasi delle protagoniste.

Altri racconti, come l’iniziale “Consigli alla piccola Peyton”, sono invece agili ritratti di ipocrisie più personali, atteggiamenti meno impattanti sulla società, ma che rivelano mentalità radicate e indelebili che la penna dell’autrice americana riesce a tratteggiare con apparente leggerezza. Lo stile emerge con tutta la sua forza in quello che, forse, è il racconto più doloroso, ma anche il più bello, cioè “Una bella bionda”. Le vicende di Hazel, il suo sogno di essere una moglie perfetta, inconsapevolmente adattata alla figura imposta dalla società, diventa la storia di una donna che apparentemente diventa più libera, ma che in realtà si trova nuovamente intrappolata in uno stereotipo radicato e difficile da estirpare.

Un ritratto di Dorothy Parker (1893-1967), è stata tra l’altro frequentatrice della Algoquin Round Table.

Dorothy Parker è una scrittrice che merita assolutamente di essere conosciuta: la sua indiscutibile capacità di ritrarre la società, di sottolinearne le contraddizioni e le ipocrisie porta il lettore a riflettere su sé stesso e sui suoi pensieri. La scrittrice non fornisce soluzioni per superare i pregiudizi, né ha ricette pronte per liberarsi dalle ipocrisie, ma la sua abilità nel smascherare questi atteggiamenti e nel farlo con ironia e arguzia sono gli ingredienti per racconti assolutamente intriganti e in grado di far riflettere.

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