L’Immaculata di Tomaž Pandur @ Mittelfest 2020

“Immacolato. […] Aggettivo; senza macchia di colpa, purissimo, incontaminato. […] Anche sostantivato, sia sottintendendo Concezione, sia riferito alla Madonna stessa”. Così dal vocabolario Treccani.
Ma non nel cuore e nella mente del geniale regista Tomaž Pandur che col suo “Immaculata”, imprevedibile e dolorosissimo testamento artistico, consegna allo spettatore una donna forgiata dalla sua stessa fragilità di madre e di donna. Tutt’altro che eterea ed esente da umane debolezze.

E, per averlo portato in Italia, durante Mittelfest 2020 a Cividale del Friuli (UD), un sincero grazie deve andare al Direttore Artistico, Haris Pašović, che in tre anni di direzione ha regalato al territorio una visione artistica importante e coraggiosa.


Pandur, con una scrittura asciutta che si riversa in un monologo estremamente diretto e vibrante, è capace di fare, con un atto laico ma estremamente toccante e autenticamente religioso, quello che la Chiesa non è mai riuscita: rendere tangibile la figura di Maria (Nataša Matjašec Rošker, attrice sublime per sensibilità, intensità e pulizia recitativa), avvicinarla ai suoi tratti umani e sporcarla con tutte le paure e i dubbi dei comuni mortali. Per darle una nuova credibilità che vada oltre alle vuote parole.
Ecco, quindi, che ci appare già in apertura con lacrime mature e realistiche, ad osservare con sconforto un passato irrecuperabile ed emotivamente impossibile da gestire senza sbandare. O che ci porta tra le pieghe di un umanissimo rapporto genitore-figlio tendente al necessario (ma anche ricco di incomprensioni e conflittualità) allontanamento delle parti per la conquista di una piena autonomia personale.
Facendo così, dandole piena libertà di parola e assolvendola da un’aura che spesso relega le figure religiose nel territorio della fiaba, Pandur postpone la figura della Madonna a quella della madre (della donna), dà linfa alle vene del racconto e ci mette di fronte ad un teatro scarno eppure di una potenza commovente. Un teatro di transustanziazione, in cui l’atto creativo e performativo si fanno (esempio) di vita.


Nel quadro ideato dal regista, arricchito da una preziosa colonna musicale, la scena è ricoperta di pareti bianche, immacolate, e viene screziata dalle umanissime reazioni e pulsioni di una donna – persona – nello scontro con quello che è, quello che è stato e quello che poteva essere.
In “Immaculata” il sangue e la confusione interiore non rimangono semplici litanie da vespro serale, sorde metafore, oramai anestetizzate, ma hanno le tonalità del rosso, il peso di violente secchiate d’acqua sul muro, le virate sul nero, il disorientamento di improvvisi cortocircuiti umorali, l’alternanza di luce e buio.
Con “Immaculata”, Pandur ci consegna quindi una nuova via: forse solo pensando alla “sua” Maria possiamo trovare nella figura religiosa un aggancio di concreta consapevolezza per interrogarci su noi stessi e sul nostro presente. E ci regala una nuova perla per credere ancora nel senso dell’arte e del teatro.

Nataša Matjašec Rošker. Foto Luca A. d’Agostino/Phocus Agency © 2020

Mittelfest 2020 – #empatia

presenta

Immaculata
dal romanzo “Il testamento” di Maria di Colm Tóibín
adattamento e drammaturgia di Livija Pandur e Tomaž Pandur
con Nataša Matjašec Rošker
scenografia Marko Japelj
costumista Leo Kulaš
light designer Vesna Kolarec
musica Boris Benko, Primož Hladnik (Silence)
produzione SNG Maribor
Durata: 65 min.

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