Il limerick da Edward Lear a Gianni Rodari

Il limerick è , originalmente, una   filastrocca  dal contenuto “piccante” o “scurrile”.

C’era un giovanotto in Australia
Che si dipinse il cul come una dalia
Il disegno era fine
Le tinte eran divine
Cadde in errore riguardo all’odore.

 

Il  limerick

Chi non riesce a ridere di un limerick, non capirà mai nulla dell’Inghilterra e della sua letteratura: l’Inghilterra è il paese dell’irrazionale nel quale la logica vale pochino.
Pickwick in fondo è un lunghissimo limerick…di sottile “humor”inglese. Il limerick è un particolare “nonsense”.
Nonsense è una parola inglese che significa: assurdo, senza senso. Una composizione in versi che ha lo scopo di far ridere, di divertire; un piccolo componimento, buffo e surreale.
Il limerick deve rispettare sia delle regole di forma che di contenuto. A differenza cioè di altre forme classiche (come il sonetto), per scrivere un limerick non basta rispettare il numero di versi e il rapporto tra le rime.

Struttura

È composto da cinque versi, di cui il primo, il secondo e il quinto sono di otto sillabe e rimano fra di loro, e così pure il terzo e il quarto, che però sono di cinque sillabe.
Questo tipo di struttura si riassume di solito così: AABBA. Questo vuol dire che il primo verso fa rima con il secondo, il terzo fa rima con il quarto, il quinto verso fa rima ancora con il primo.
I limerick hanno un ultimo vincolo tassativo: devono raccontare piccole storie buffe che, se non ridere, devono almeno far sorridere.

Un’anziana signora di Praga
Si esprimeva in maniera assai vaga.
Le chiedevi. “È un babà?”
Rispondeva: “Chissà!”
Quell’anziana Cassandra di Praga.

(There was an Old Lady of Prague,
Whose language was horribly vague,
When they said,
“Are these caps?” She answered “Perhaps!”
That oracular Lady of Prague.)

Da Edward Lear, Limericks (traduzione di O. Fatica, Theoria, Roma, 1994).

Composizione 

Primo verso: si deve presentare il protagonista.
Secondo verso: si dice qualcosa che il protagonista fa.
Terzo verso: si scrivono le conseguenze (assurde) dei primi due versi.
Quinto verso: si riprende il primo verso, aggiungendo una qualità del protagonista.

Ma nel limerick occorre anche che il primo verso presenti un personaggio, spesso con la sua provenienza geografica, che il secondo ne definisca una caratteristica quanto meno strana o paradossale, che nel terzo e nel quarto si svolga un’azione che costituisce l’oggetto della poesia, e infine nel quinto si torni a parlare del personaggio, definendolo con un nuovo attributo che riassume tutto il limerick. È un tipo composizione letteraria e poetica resa famosa dal poeta e pittore inglese Edward Lear.

Edward Lear

Edward Lear.

Lear nacque ad Halloway (presso Londra) nel 1812, ultimo di ventuno fratelli, e morì a Sanremo nel 1888 dove è ancora sepolto. Ebbe una giovinezza sfortunata perché suo padre, agente di cambio a Londra, fece bancarotta e fu arrestato per debiti. Ne1 1827, poiché era molto bravo nel disegno, cominciò a lavorare per guadagnare “un pezzo di pane e formaggio”.
A diciotto anni insegnava disegno privatamente e gli venivano commissionate incisioni e stampe. Il suo primo album di illustrazioni sulle specie di pappagalli, ricco di quaranta litografie eseguite per conto della Reale Società Zoologica, venne edito nel 1832.

Grafico naturalista

I disegni dei pappagalli, eseguiti magistralmente, piacquero talmente al Conte di Derby, appassionato di storia naturale, che invitò Lear a vivere e disegnare nella sua residenza.
In seguito, fu anche alle dipendenze del figlio, del nipote e del pronipote di Lord Derby, tanto fu grato e affezionato a quella famiglia.

Prime raccolte di limericks 

Nel 1846, per divertire i bambini, scrisse una raccolta di limerick comici, il “Book of Nonsense”, che illustrò con suoi disegni. Fu un grosso successo editoriale che lo rese famoso.
Le più belle illustrazioni di Lear, realizzate su ordinazione del conte di Derby, sono notevoli per la precisione anatomica e ora sono divise tra le più prestigiose biblioteche universitarie del Regno Unito.

a book on nonsense - limerick

La pittura di  Edward Lear

Nel 1837 Lear pose termine alle sue illustrazioni zoologiche e si dedicò per il resto della vita a dipingere paesaggi. Si ammalò e il clima umido dell’Inghilterra peggiorava il suo male. Lord Derby e suo nipote procurarono il denaro che occorreva per farlo soggiornare in Italia ove, oltre a dipingere, scrisse diversi diari di viaggio.
Molto note sono rimaste le descrizioni fatte dei monti dell’Abruzzo e delle montagne della Calabria, corredate da splendidi schizzi. Visitò e descrisse anche Corfù, Cannes, l’Egitto e il Medio Oriente. Infine si ritirò a Sanremo, dove costruì Villa Emilia e dove visse fino alla morte.

Edward Lear, Veduta di Firenze (1861).

Lewis Carroll

“Il limerick è la brama dell’avventura trasportata nel campo verbale.”

Fra altri scrittori di limericks, segnaliamo Charles Dodgson  (1832-1898), professore di matematica al Christ Church di Oxford e conosciuto con lo pseudonimo di Lewis Carroll, col quale pubblicò Alice’s Adventures in Wonderland. Un vero e proprio “poema ” di nonsense, che narra le avventure di una bimba sperduta in un mondo fantastico.

Alice nel paese delle meraviglie

Alice nel paese delle meraviglie, è un libro molto noto in Italia anche grazie al film di Walt Disney del  1951. Da allora anche da noi ha avuto un crescente ed enorme successo come già aveva avuto nei paesi anglosassoni fin dalla sua uscita nel 1865.  Sono avventure strane, surreali, assurde, qualcosa come il lungo sogno di una bambina bizzarra; un genere particolare che coinvolge una zona della fantasia raramente tentata prima: quella che possiamo senz’altro chiamare, con una parola più inglese che italiana, la zona del nonsenso (in inglese nonsense). Innumerevoli sono le traduzioni in italiano di questa splendida e originale “favola”.

Caccia allo Snark

Dello stesso autore  è noto  è anche The Hunting of the Snark, in cui si narrano i complicati preparativi e le assurde peripezie di una compagnia di scienziati che parte per lontani paesi alla caccia dello Snark, pericolosissima belva che infine si scopre essere un pacifico gatto. Lo stesso nome Snark coniuga in sé due animali tra loro molto dissimili, eppure per qualche misteriosa ragione simbolicamente associabili: lo “shark” (lo squalo) e lo “snake” (il serpente). Come ogni “monstrum” lo Snark è il non-visibile, il non-rappresentabile, che tuttavia, con stupore e terrore, percorre l’esistenza. Per tutte queste ragioni La caccia allo Snark – poemetto eroicomico in cui non è difficile rintracciare continui echi di Alice nel paese delle meraviglie – sarà destinato a diventare uno dei punti di riferimento e dei testi più amati dai surrealisti.

La caccia allo Snark è stato tradotto in italiano da Cesare Vico Ludovici (La caccia allo Snarco, Magi-Spinetti, Roma 1940). L’ultima edizione edita da Orecchio Acerbo nel gennaio del 2021 con il tutolo “La caccia allo Squarlo” Per chi amasse il testo in inglese con la traduzione a fronte  c’è il testo La caccia allo snark  a cura di Roberto Sanesi edito da SE nel 2020.

Charles Dodgson, meglio conosciuto come Lewis Carroll.

Certi Limerick

 l libro, con il titolo Certi limerick, tradotto e curato da Benito Iezzi, è stato pubblicato a Napoli nel 1990 dall’Alessandra Carola Editrice, con testo a fronte inglese e una nota introduttiva di Aldo Busi. Lo stesso autore li definì i versi “estremamente osceni e blasfemi oltre ogni misura, fra i più indecenti in lingua inglese”.

La bibbia degli appassionati del limerick indecenti compare però nei bigotti anni cinquanta, quando in due riprese tra il 1955 e il 1956 il poeta Christopher Logue, con lo pseudonimo di Count Palmiro Vicarion, compilò una raccolta di 272 rime pornografiche: il “Count Palmiro Vicarion’s Grand Grimoire of Bawdy Ballads and Limericks “. Al momento non esistono pubblicazioni in italiano di questa raccolta. Ma anche in Italia esistono molti estimatori del limerick erotico. L’insospettabile Umberto Eco, ne Il secondo diario minimo, riporta un finto limerick di Palmiro Vicarion,

I limerick di Gianni Rodari

Fra gli autori italiani di Limerick, il più famoso è sicuramente Gianni Rodari (1920-1980).
“Un buon metodo per creare limerick potrebbe essere quello di seguire le indicazioni di Rodari nella Grammatica della fantasia: prendere due parole possibilmente molto lontane come campo semantico, ma in rima fra di loro, e lasciarle sbattere fra di loro finché dalle scintille non nasca la prima idea della poesia”.

Una volta un dottore di Ferrara
Voleva levare le tonsille a una zanzara.
L’insetto si rivoltò
E il naso puncicò
A quel tonsillifico dottore di Ferrara
da G. Rodari, Parole per giocare (grammatica della fantasia)

Un cuoco furbo
Un abile cuoco di nome Dionigi
Andava a comprare le uova a Parigi,
così invece di semplici frittate
faceva “omelettes”molto raffinate
quel furbo cuoco chiamato Dionigi.

Da filastrocche in cielo e in terra

Di Gianni Rodari (Emme Edizioni)

 

Gianni Rodari negli anni ’50.

Un signore molto piccolo di Como
una volta salì in cima al Duomo
e quando fu in cima
era alto come prima
quel signore micropiccolo di Como.

da Gianni  Rodari, Le filastrocche del cavallo parlante

Per saperne di più:

Il libro dei nonsense, Torino Einaudi, 1970 (traduzioni di Carlo Izzo, nuova edizione 2004).
Per quanto riguarda i limerick sconci Certi Limerick di Norman Douglas, a cura di Benito Lezzi
(Edito da Alessandra Carola, editrice 1990).

Rodari, Gianni, Grammatica della fantasia. Introduzione all’arte di inventare storie, Einaudi (1974), ristampato con il titolo Grammatica della fantasia, in Einaudi ragazzi (1997).

(Dello stesso autore : Articoli su whipart)

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