L’arte poetica di Jón Kalman Stefánsson

Jón Kalman Stefánsson è uno dei più importanti narratori islandesi contemporanei: la sempre attenta casa editrice Iperborea ha pubblicato ben otto suoi romanzi a cui si aggiunge ora La prima volta che il dolore mi salvò la vita. Un’opera che si differenzia dalle precedenti perché in questo volume sono contenute le tre raccolte poetiche composte dall’autore tra il 1988 e il 1993.

Un documento quindi molto interessante e davvero curioso per chi apprezza Stefánsson: grazie a Iperborea, infatti, ora è possibile affrontare e apprezzare le sue prime prove letterarie e comprenderne le ispirazioni e le ambientazioni, tutti gli elementi cioè che, in quale modo, è possibile ritrovare nei lavori successivi perché, “Stefánsson la poesia non l’ha mai abbandonata, l’ha nascosta nella prosa”.

Jón Kalman Stefánsson, nato in Islanda nel 1963.

La prima raccolta contenuta nel volume, Con il porto d’armi per l’eternità, rappresenta la carica giovanile di questo autore, la sua urgenza di comunicare fatta di stati d’animo e sensazioni che possono scaturire da momenti riflessivi, a volte malinconici o disincantati, quasi fatalisti (come nella breve Il senso della vita: “mica facile trovarlo/infatti/da me non si fa trovare”). Molto interessante è poi il suo rapporto con Reykjavík, la sua città natale, fonte di un rapporto ambivalente di amore e odio, maestra di vita e cultura, ma dalla quale, nella splendida Reykjavík, oh Reykjavík, annuncia l’addio un giorno. Forse.

Dai reattori degli dei è la seconda raccolta del volume e risale 1989: anche in queste poesie è possibile scorgere ritratti islandesi che fanno da sfondo a sentimenti spesso contrastanti, con tratti di melanconico abbandono come nei versi “poi proseguo afflitto/nel silenzio domato/in cerca di parole” (Dopo mezzanotte 1) o in quelli “e io mi accorgo/che le spesse raccolte di scritti mentali/sono solo emozioni tradotte male in parole” (Dopo mezzanotte 2).

Mi chiese cosa avrei portato con me su un’isola deserta, del 1993, è invece la terza raccolta e si apre con la serie di liriche dedicate ai sentimenti per una donna, tredici in tutto, in cui le emozioni si accavallano, si scontrano e quasi sembrano contraddirsi da una poesia e l’altra, fino all’ultima e bellissima Tredicesimo sentimento per una donna: “potrei dire: ho già stracciato il mio abbozzo di morte/potrei dire/qualcosa/invece voglio soltanto tacere/e tenerti stretta/nemmeno la poesia/riesce a mettersi tra di noi”.

La prima volta che il dolore mi salvò la vita è un volume che tutti gli amanti dello scrittore islandese dovrebbero leggere e per molti sarà una scoperta di un lato poetico poco noto, ma assolutamente di valore. Ad arricchire la raccolta, infine, una splendida introduzione dello stesso Stefánsson in cui, con il suo stile ironico e divertente, ripercorre gli esordi lavorativi e letterari, tra rifiuti, pescherecci, prime pubblicazioni e fabbrica.

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