“La ragazza scomparsa” e lo stile di Shirley Jackson

Per chi non conoscesse Shirley Jackson il consiglio è solo uno: leggete i suoi libri. L’autrice statunitense è stata definita “la maestra di Stephen King” e basta leggere La ragazza scomparsa, il nuovo volume della Adelphi, tradotto da Simona Vinci, per capire la ragione di questo appellativo. Nei tre racconti (due pubblicati in rivista negli anni Cinquanta e uno uscito postumo nel 1996) Shirley Jackson mette in luce tutta la sua abilità nel narrare situazioni apparentemente normali, quasi banali, ma che nascondo sempre elementi destabilizzanti, a volte inquietanti, sempre e comunque in grado di donare alla storia una svolta inaspettata. Una capacità che gli ammiratori hanno già potuto apprezzare nei volumi pubblicati da Adelphi, come, ad esempio, il breve e disarmante La lotteria oppure in Lizzie, un vero e proprio capolavoro, o ancora ne L’incubo di Hill House, Abbiamo sempre vissuto nel castello e Paranoia.

Nei tre racconti de La ragazza scomparsa quindi si ritrovano tutti gli elementi che caratterizzano le storie di Shirley Jackson, a partire dalla prima storia narrata, quella che dà il titolo al libro. Anche in questo caso la vicenda appare al lettore come una normale sparizione, una giovane di cui improvvisamente si perdono le tracce e nemmeno il coinvolgimento della polizia non sembra portare nessun elemento utile per sapere che fine abbia fatto. Mentre prendono corpo diverse ipotesi, Shirley Jackson descrive l’incertezza e la tensione dei protagonisti attraverso l’uso sapiente di dialoghi alternati a descrizioni in cui emergono i tratti psicologici dei protagonisti fino al finale in puro stile Jackson.

Più leggero invece Viaggio con signora in cui l’incontro fortuito tra un bambino e una donna può trasformare un banale viaggio in treno in qualcosa di molto più emozionante. L’ultimo racconto, Incubo, è un vero e proprio crescendo di tensione claustrofobica: la misteriosa Miss X domina tutta la narrazione, portando il lettore a immaginare soluzioni alla domanda principale (“Chi è Miss X?”) fino alle ultime righe nel quale (forse) viene svelato l’arcano.

La ragazza scomparsa è l’ennesima conferma della maestria di Shirley Jackson nel creare e narrare storie assolutamente uniche: nelle pagine della scrittrice statunitense i veri protagonisti sono la psicologia delle persone, le loro paure inconfessate e il quotidiano che in un attimo può trasformarsi in inquietudine, quel “brivido di scoprire che l’orrore di cui leggi sta capitando a te”.

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