L’invenzione dei giovani. L’altra faccia dei movimenti giovanili

L’invenzione dei giovani, edito da Feltrinelli (2009), è il saggio di Jon Savage sulla giovinezza o meglio sulla “sua creazione”, la nascita di un concetto, l’adolescenza, che era estraneo al mondo classico.

Ho scoperto il libro per caso, su di una bancarella. L’ho aperto e al primo capitolo ho letto il titolo “Marie Bashkirtseff e Jesse Pomeroy”. Ignoravo completamente chi fosse la donna, ma conoscevo perfettamente Jesse Pomeroy, un pluriomicida di Boston che alla sola età di quattordici anni aveva torturato e violentato sette coetanei e ucciso altri due. Il giovane assassino non raggiunse il fatidico numero quattro per essere considerato un omicida seriale, ma oggi viene lo stesso considerato un serial killer. Questo è stato il motivo per cui ho comprato il libro giacché di Pomeroy stavo traducendo la sua autobiografia datata 1874 e che poi ho reso pubblica online.

Copertina del libro Feltrinelli

In pratica cercavo nuove notizie su di una delle storie criminali che di più ha “appassionato” l’opinione pubblica statunitense, e mi sono ritrovato tra le mani un saggio prezioso che qualsiasi genitore dovrebbe avere in casa.
Perché? Perché parla di come i sistemi di potere degli ultimi due secoli abbiano usato la giovinezza per i loro scopi politici, militari ed economici.

Mondo giovanile, economia e politica

La giovinezza è la più ghiotta delle torte per chiunque volesse governare la massa – e di questo ne sono coscienti tutti coloro che propagandano idee o vendono merce.  

Quando il sistema capitalistico prese coscienza che la giovinezza era un pozzo di San Patrizio, inventò una parola, “teenager”, che stava a indicare i giovani dai 14 ai 18 anni ed era un termine specifico del marketing. Questa invenzione coincise con la vittoria degli Usa nella Seconda guerra mondiale.
Da quel momento in poi, i teenager americani e la loro cultura giovanilista presero il sopravvento in tutto l’Occidente, un processo che continua ancora oggi sotto i nostri occhi. Fernanda Pivano lo sottolineò sarcasticamente nella celebre presentazione di On The Road pubblicata nel 1959 in Italia: “…A volte si riuniscono nei quartieri poveri e sfogano tra teen-agers (o adolescenti che siano) …”.

Ma torniamo al titolo del primo capitolo.
Chi era Marie Bashkirtseff? Era una adolescente che scrisse un diario in cui per la prima volta vennero a delinearsi tutti i caratteri salienti di quella età che oggi conosciamo come adolescenza: il bisogno di divertirsi, il bisogno di ballare, il bisogno di sentirsi importanti, la voglia di bere vino e fare baldoria, l’odio nei confronti del vecchio e dei vecchi, l’amore impossibile, il desiderio di diventare una “stella” (non nel senso di stella del cinema, siamo nel 1875, probabilmente lei intendeva stella come luce che brilla e tutti possono ammirare). Voleva affermare il proprio ego a tutti i costi, l’impero di Narciso.

La ricerca di Savage sull’origine dell’adolescenza parte quindi con due testi fondamentali e di una attualità indiscutibile: il primo è il diario moderno di una adolescente che vuole essere bella, una stella; il secondo è l’autobiografia di un adolescente che ha ucciso per piacere, per divertimento – un sadico. Non sono forse da sempre queste le due facce…della medesima gioventù?

The beautiful and the Damned, per citare un altro libro.

Il giovane durante la sua pubertà ha una energia in eccesso, e le nuove libertà sociali che si andavano delineando nelle democrazie capitalistiche fungevano da miccia per una vera e propria esplosione che ben presto avrebbe visto il nascere di gang che avrebbero messo letteralmente a soqquadro dapprima le grandi metropoli, poi gli altri centri di grandezze più modeste. Jon Savage non lo dice esplicitamente, ma fa intendere che probabilmente le scuole pubbliche siano nate proprio per incanalare questa energia in politiche militari giacché la nascente psichiatria stava dimostrando che il giovane non aveva paura della morte ed era potenzialmente un ottimo soldato. La scuola però alfabetizzò questi giovani i quali cominciarono a mostrare dei loro gusti. Nascevano così le prime riviste giovanili, la prima letteratura giovanile, la prima musica giovanile.
I giornalisti tentarono di indirizzare questi giovani con una nuova terminologia che andava a “confondersi” con gli slang di strada. Nasceva il “cool”.

Nel 1899 Clarence Rook diede alle stampe il romanzo The Hooligan Nights, in cui definiva il suo eroe come un diciassettenne (Alf!) pronto alla battaglia per strada e delineava anche il suo vestiario: “Intorno alla gola portava il fazzoletto azzurro con pallini bianchi che mi farà pensare sempre a lui e più sotto una giacchetta leggera, il robusto cinturone di cuoio”. E sotto la giacca aveva mica un coltello, no, aveva una mannaia!

Alf disprezzava gli stranieri e anche se considerava gli sbirri in maniera positiva, alla fine non si fidava neanche di loro, “fino alla prova del sangue”.

Industria musicale e droghe

Altri due elementi importanti – che si riproporranno negli anni successivi, almeno una volta per ogni generazione –, erano la musica e la droga.
Nel 1900 vennero venduti due miliardi di spartiti della canzone “After the Ball” di Charles K. Harris. Scrive Jon Savage: “Una componente essenziale del sogno vitalistico americano era la nascente industria musicale. Dopo lo strepitoso successo milionario nel 1892 di After the Ball di Charles K. Harris, la ‘Tin Pan Alley‘”.
Il “Vicolo della padella stagnata”, il nome dato all’industria musicale newyorchese che dominò il mercato della musica popolare nordamericana tra la fine del diciannovesimo secolo e l’inizio del ventesimo secolo. In seguito il termine fu usato per designare l’intera industria musicale (da Wikipedia) – “La via dei musicisti cominciò a espandersi in fretta…  Le canzoni popolari diventarono una parte importante della nuova identità nazionale americana. In questo universo, l’abilità musicale in senso stretto era meno importante dell’intensità espressiva e del senso del ritmo…”

L’autore di questo strabiliante e informatissimo saggio continua al riguardo delle droghe: “Le droghe erano una parte integrante della vita americana, il tonico ideale per i cittadini di un paese che esigeva doti sovraumane nella sua corsa a perdifiato verso la crescita economica. La Guerra di Secessione aveva introdotto l’uso della morfina su scala nazionale, mentre gli immigrati cinesi avevano portato l’oppio nelle città. In quei giorni la cocaina era considerata la droga più povera di tutte, riservata a prostitute, gangster e bambini del ghetto, adatta alle loro vite dure, visto che aveva effetti sia stimolanti sia analgesici e rendeva immuni al dolore e scattanti. Comunque a quei tempi la droga non era associata a un’ideologia critica generazionale, faceva piuttosto parte di una cultura del ghetto caratterizzata dalla dissolutezza estrema, che tutto sommato aderiva ai valori americani, anche se visti attraverso una lente deformante”.

Nella Coca Cola c’era la cocaina, e il medicinale Ryno’s contro il catarro era praticamente  cocaina pura da sniffare. “L’uso di queste droghe potenti era quanto mai adatto all’ambiente sovraeccitato  della metropoli americana, oltre a rafforzare il desiderio smodato di sogni di ogni genere …”

La nuova economia del desiderio aveva iniziato a scavare nel mondo degli adolescenti, ma anche in quello dei bambini, nascevano infatti i cartoons.

Interessantissimi sono i capitoli in cui Jon Savage spiega la maniera in cui i regimi fascisti, nazisti e comunisti hanno usato la gioventù, ma anche le ricerche nell’ambito delle mode giovanili non sono da meno. Quando nascono i punk? I metallari? I paninari? Quando esplodono le droghe? È minestra vecchia di almeno cento anni!

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