Il vizio della speranza, di Edoardo De Angelis

C’è un inverno che sembra non finire mai ne Il vizio della speranza, l’ultimo film di Edoardo De Angelis che, dopo un confortante debutto internazionale in vari festival, tra cui Toronto e Roma, dove ha vinto il premio del pubblico, si appresta ora ad uscire nelle sale dal 22 novembre. Ancora una volta Castel Volturno, ancora una volta i luoghi natii, ispirano il regista campano dopo i precedenti lavori, tra cui l’apprezzato Indivisibili, confermando la vocazione dell’autore a un cinema glocal, fortemente ancorato alle proprie radici geografiche e culturali, ma capace di parlare a un pubblico vasto e universale, dialogando attraverso il linguaggio del cinema, l’uso magistrale dello spazio, il ritratto livido e potente di personaggi che restano impressi nella memoria, a dispetto di un’opera che questa volta mostra qualche fragilità in più, di pari passo ad un elevamento delle ambizioni.

Il vizio della speranza del titolo è quello di Maria, una donna che alla stregua di un Caronte attraversa di notte il fiume per portare giovani prostitute incinte a partorire in un luogo nascosto, parte di un’organizzazione dedita alla vendita dei neonati presso famiglie benestanti. Ma quando Maria scoprirà di essere anche lei in attesa di un figlio, diventerà preda anch’essa di questo maledetto vizio della speranza, che ti fa credere di poter uscire da un eterno presente di miseria materiale e morale. Sin dalle prime immagini De Angelis ci regala un film fortemente acquatico, segnato dalla presenza del fiume e del mare, ma anche della pioggia battente e delle strade madide: acqua come liquido amniotico, come fonte di vita, fotografata con la consueta maestria fotografica; pochi registi italiani come De Angelis oggi sono in grado di trovare letteralmente la bellezza tra i rifiuti, una ricerca espressiva che si staglia nel vortice avvolgente di morbide panoramiche, e nella fluidità con cui la macchina a mano accompagna l’incessante andirivieni della protagonista, incarnata con precisione fisionomica e aderenza empatica da Pina Turco, compagna di vita del regista, che le regala un ruolo certamente memorabile trasfigurandone l’istintiva, solare bellezza.

Dolente e imperfetto, Il vizio della speranza vanta le migliori frecce al proprio arco nel florilegio di personaggi femminili, in cui risplendono tutte le interpreti, da quelle più conosciute come Marina Confalone (da applausi la sua Zì Mari) e Cristina Donadio, alle meno note come Imma Mauriello. Laddove il film ci pare più discutibile è soprattutto nella seconda parte, quando l’elemento prettamente simbolico/evangelico prende il sopravvento su quello drammaturgico, con qualche svolta narrativa un po’ tirata per i capelli, e un che di didascalico nella sottolineatura metaforica, eccessivamente ridondante. A dispetto di ciò, grazie anche all’ottimo apporto tecnico, dal montaggio arioso di Chiara Griziotti alle musiche originali di Enzo Avitabile, Edoardo De Angelis aggiunge un altro tassello prezioso alla sua filmografia tutta incentrata sul triangolo formato da Castel Volturno, l’hinterland casertano e il Centro Direzionale di Napoli, che ci sentiamo di promuovere al netto dei sopracitati difetti: un cinema tutt’altro che ombelicale, come sostenevamo all’inizio, e che senza retoriche prese di posizione riesce ad assumere anche un connotato fortemente politico, mostrando senza reticenze questo pezzo di Africa che da tempo è emigrato nel nostro Paese, con buona pace di Matteo Salvini e dei suoi “followers”. Un luogo dimenticato dagli uomini, ma che forse può ancora ricevere la grazia di Dio, sembra dirci De Angelis in un finale tanto coraggioso quanto arrischiato, che certamente farà discutere la platea dei cinéphiles, ma che possiede la forza di un cinema che non ha paura di osare, pur di non farsi dimenticare dal distratto pubblico odierno.

Il vizio della speranza

Regia: Edoardo De Angelis

Sceneggiatura: Umberto Contarello, Edoardo De Angelis

Interpreti: Pina Turco, Cristina Donadio, Marina Confalone, Massimiliano Rossi

Genere: Drammatico

Produzione: Tramp Limited, O’ Groove

Distribuzione: Medusa Film

Uscita Cinema: 22 novembre 2018

Durata: 90 min.

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