GRILLO PARLANTE – Arte psichedelica (tangenze tra arte, scienza e conoscenza)

“Grillo parlante” è la rubrica tenuta dal critico Armando Ginesi per Whipart.it. Vogliamo ricordarlo così, riproponendo questo piccolo trattato in tre parti sull’arte psichedelica, una “sintesi visionaria, arcaica e insieme moderna”.

Parte prima

esempio di arte psicadelica
Esempi di arte psicadelica…

Lo schema freudiano

Prima di iniziare il discorso sull’arte psichedelica dobbiamo indicare lo schema freudiano dell’apparato mentale e le tre località psichiche che lo compongono: coscienza, preconscio, inconscio.
La coscienza è la parte in superficie, quella a contatto con la realtà esterna; la parte cioè che determina le relazioni più chiare ed avvertibili fra noi e il mondo; la parte razionale, sede della nostra conoscenza e delle nostre esperienze empiriche.
Il preconscio è il sistema psichico nel quale sono conservati sentimenti, idee, ricordi non coscienti ma tuttavia accessibili. Esso è situato topograficamente e funzionalmente vicino alla coscienza e quindi anche relativamente vicino al mondo esterno. Si tratta di un aspetto della nostra psiche estremamente ricco nel quale si svolge gran parte del lavoro intellettuale e creativo. I suoi contenuti hanno la possibilità di essere ammessi alla coscienza, hanno cioè quello che si chiama il “potere di presentazione”.
L’inconscio è invece il regno dei contenuti arcaici, alcuni dei quali consistono in esperienze una volta coscienti ma ora non più accessibili. È la parte più oscura del nostro apparato mentale nella quale le energie psichiche allo stato puro tentano di passare, inutilmente, allo stato preconscio che avrebbe la possibilità, successivamente, di tradurle a livello di coscienza. Il tentativo viene impedito da una specie di barriera che Sigmund Freud chiama “rimozione”. Tutta la parte più primitiva dell’uomo, dunque la parte più istintuale che riesce a trovare uno sbocco parziale verso la coscienza soltanto attraverso il sogno.
Premesso quanto sopra parliamo della possibilità che la coscienza si dilati, cioè superi i confini che le sono propri per coinvolgere in questa azione amplificatrice sia il preconscio che l’inconscio, le due località psichiche che freudianamente possono essere anche indicate con un termine unico: subconscio.

Subconscio ed esperienza psicadelica

L’esperienza che sovraintende a questa dilatazione della coscienza è detta esperienza psichedelica (dal greco psiché delóo:rendere manifesta la psiche). Come si ottiene tale esperienza? Attraverso mezzi chimici in grado di alterare la coscienza che possono essere naturali o artificiali.

Robert Master e Jean Houston – direttori della Fondazione per le Ricerche sulla Mente di New York, psichiatri e filosofi – sostengono che i mezzi chimici necessari per ottenere l’esperienza psichedelica esistono in vari gradi in ciascuno di noi, perciò è possibile – benché non molto frequente – che alterazioni della coscienza possano verificarsi spontaneamente in qualsiasi soggetto che potremmo definire comune. Inoltre, la coscienza dell’uomo può dilatarsi fino a raggiungere dimensioni psichedeliche mediante mezzi non chimici, come il digiuno prolungato, la concentrazione, cioè procedimenti che possono procurare alterazione della mente.

Alterazioni della mente ed espressioni artistiche

In campo artistico pensiamo a Hieronymus Bosch, William Blake, Paul Klee, per avere l’idea di come essi abbiano sicuramente realizzato più esperienze psichedeliche senza avere – almeno per quanto ne sappiamo – mai fatto ricorso a sostanze artificiali. I mezzi chimici artificiali, invece, vanno dalla marijuana al peyote, alla mescalina, all’LSD, soprattutto all’LSD-25 (tenere conto che lo studio di Master e Houston risale agli anni Settanta del secolo scorso quando ancora non si conoscevano altri tipi di sostanze stupefacenti).
Dall’esperienza psichedelica all’arte psichedelica il passo è breve. L’arte psichedelica è il prodotto di un artista la cui opera è stata notevolmente influenzata dall’esperienza psichedelica e che subisce l’influsso di tale esperienza pressoché costantemente sulla propria attività creativa.

Prima di procedere oltre riferiamo un’opinione dei due autori americani citati, espressa all’inizio del loro interessante e documentato volume sull’Arte psichedelica: “Gli artisti (e noi con essi) non si illudono che le modificazioni della coscienza conferiscono l’abilità di creare opere d’arte. È l’artista, e non l’elemento chimico, che deve fornire l’intelligenza, la sensibilità, l’immaginazione e il talento. L’esperienza psichedelica è solo un’esperienza e non rappresenta un’iniezione di genialità o una dose di ispirazione assimilabile per via orale, e oltre a tutto l’artista può ispirarsi a qualsiasi pensiero o percezione, in qualunque situazione possa manifestarsi. Gli artisti di oggi si valgono delle scoperte della chimica moderna per procurarsi esperienze fuori dall’ordinario. Mentre quelli del passato viaggiavano da un capo all’altro della terra, i nuovi artisti compiono dei viaggi interiori in ciò che Aldous Huxley chiamò gli antipodi della mente, nel mondo dell’esperienza visionaria. Il risultato di questi viaggi è l’arte psichedelica le cui opere tentano di descrivere in qualche modo l’esperienza o di provocarla o almeno di alterare la coscienza fino a farle sfiorare condizioni simili a quelle prodotte chimicamente. D’altra parte, chiunque abbia una certa familiarità col processo creativo, sa che l’intera storia dell’arte ha a che fare con modificazioni della coscienza, con alterazioni del chimismo del cervello e con intensificazioni e distorsioni dell’esperienza percettiva. Lo stesso processo creativo implica una consapevolezza e uno stato psicodinamico che sono al di fuori del normale e più o meno simili ad alcuni dei fenomeni caratteristici dell’esperienza psichedelica.”

Inoltre, i due studiosi osservano anche che “l’arte psichedelica è quasi completamente priva di ogni relazione con la nevrosi, con l’orrido e col sordido – cioè con gli aspetti peggiori dell’uomo –, che caratterizzano tanta parte dell’espressione artistica del nostro tempo. Lo scopo di quest’arte è invece quello di procurare e di descrivere una meravigliosa esperienza estetica o spirituale ed essa può parlare meglio di ogni altra alla nuova coscienza che si sta sviluppando nell’uomo del nostro tempo.”

Arte psicadelica e aspetti sociali

A questo punto riteniamo utile che la nostra posizione nei confronti del fenomeno dell’arte psichedelica non è di accettazione entusiastica né di netto rifiuto. Prendiamo atto che il fenomeno esiste anche come fenomeno sociale, pur se relativamente limitato, e ne facciamo oggetto di attento esame, con la volontà di studiarlo il più approfonditamente possibile. Così come, ovviamente, è lontana da noi l’intenzione di giustificare o di propagandare l’uso delle droghe. Esse esistono e il loro consumo è pure un altro aspetto del complesso comportamento sociale: ci troviamo di fronte ad una realtà concreta che è troppo semplicistico pretendere di risolvere con norme morali drastiche e leggi conseguenti di pura repressione.
Interroghiamo dunque, per quanto ci è possibile, la scienza, indi l’uomo e la società, in tutte le loro manifestazioni di conoscenza, di etica e di estetica, impostando un tipo di indagine scientifica alla ricerca di risposte libere da sovrastrutture e da tabù.

Ritorniamo ora alle fonti scientifiche di Master e Houston che, come già detto, sono studiosi di psichiatria e di filosofia. Secondo loro le caratteristiche dell’arte psichedelica che ad un primo approccio colpiscono forse di più, sono la vitalità, la ricchezza di energie oppure il vivace e incessante flusso di esperienze. Ben poco, in essa, è passivo, statico, contemplativo. È sostanzialmente un’arte dionisiaca, estatica, energica, la quale, anche se dovesse acquistare un carattere più sobrio, conserverebbe tutto il proprio dinamismo. È un’arte che fa pensare ad Eraclito e a W. Karl Heisenberg – in termini di movimento –, ma anche una sintesi visionaria, arcaica e insieme moderna.

Armando Ginesi (Whipart.it, 2013)

GRILLO PARLANTE di Armando Ginesi – Arte psichedelica (tangenze tra arte, scienza e conoscenza) > Parte II

GRILLO PARLANTE di Armando Ginesi – Arte psichedelica (tangenze tra arte, scienza e conoscenza) > Parte III

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