Durrell e il suo inconfondibile humor intelligente

Gerald Durrell è unico: noto per la il suo incredibile e vasto lavoro di naturalista e zoologo, è un autore che tutti dovrebbero leggere almeno una volta nella vita. Certo, molti potrebbero obiettare che gli argomenti trattati da uno zoologo non sono così interessanti, ricchi magari di terminologie astruse e riferimenti scientifici inaccessibili ai più. Ma è proprio qui che Durrell mette in mostra la sua unicità: il suo stile e il suo linguaggio sono lontani anni luce da quello che potremmo aspettarci da uno scienziato ed è assicurato che dopo aver letto le prime pagine di uno qualsiasi dei suoi volumi sarà impossibile fermarsi.

L’ennesima prova di questa sua capacità letteraria, se mai ce ne fosse stato bisogno, arriva con il volume Il picnic e altri guai edito dalla sempre attenta casa editrice Adelphi che manda in libreria questo volume comparso per la prima volta nel 1979 e riproposto con l’ottima traduzione di Franco Salvatorelli. A differenza dei suoi testi più famosi, come il piacevolissimo La mia famiglia e altri animali del 1975 o lo stimolante Incontri con animali, uscito tre anni dopo, questa volta non sono gli animali i protagonisti (o meglio i co-protagonisti) del volume, ma la sua originale e assai curiosa famiglia capace di mettersi in situazione al limite dell’immaginabile.

Un esempio semplicemente perfetto dell’innata capacità di raccontare di Durrell arriva proprio dal primo dei cinque racconti che compongono il libro: cosa mai potrà accadere a una famiglia normale che decide di fare un’allegra e spensierata scampagnata per festeggiare il ritorno del figlio dopo dieci anni di assenza? In teoria nulla, ma con la famiglia Durrell invece accade di tutto e una giornata spensierata è sicuramente destinata a trasformarsi in un divertente e imprevedibile pandemonio.

Gerald “Gerry” Durrell.

Questo primo racconto è quindi uno degli esempi migliori dello stile ironico di Durrell che in Picnic e altri guai si cimenta anche in generi apparentemente lontani dal suo stile, ma che nella sue mani, anzi, nella sua penna diventano episodi carichi di humor e ai limiti dell’incredibile come nel racconto in cui Durrell si trova ad essere il titolare improvvisato di un improbabile corso di educazione sessuale, o in quello in cui torna l’amica Ursula, personaggio stupendo, in grado di dare vita a catastrofi con la sua lingua che sbaglia sempre le parole. Molto curioso anche l’horror in cui l’ironia e la spensieratezza lasciano il posto a piccolo gioiello vampiresco dalle tinte molto dark e capace di crea realmente brividi nel lettore.

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