Ambra Angiolini: se son Roses, sfioriranno

Casarsa della Delizia (PN), ERT FVG – I dolorosi deliri di onnipotenza degli anni ’80 hanno condotto una generazione di baldi ragazzotti ad trasformare un approccio alla vita di stampo provinciale, dominato dalla profondità dei sentimenti e dalla solidità delle relazioni affettive, in una proiezione spiccatamente orientata all’individualismo rampante in cui la verticalità si è tramutata in velocità, superficialità (mirate alla rapida scalata sociale e al successo personale) e, paradossalmente, in completa orizzontalità dei rapporti.

È l’epoca dello yuppismo reaganiano come esempio di successo, è l’epoca dei media patinati e del giacca&cravatta con sorriso ostentato come biglietto da visita.
La Guerra dei Roses, sotto l’apparente maschera della commedia leggera, racconta con cinismo e senza alcuna melliflua perifrasi la degenerazione nascosta, e direttamente conseguente, sottesa a questo modello pubblico: la famiglia è ostaggio della mancanza di tempo, di dialogo, di ascolto e di sostegno tra le parti e questo si traduce inesorabilmente in una anacronistica separazione tra i ruoli matrimoniali e, più o meno lentamente, in un allontanamento dalle premesse iniziali che ne avevano unito il nucleo.


Una divaricazione esplosiva che la pièce di Filippo Dini ripercorre fedelmente rispetto al modello originale, ritrovando sul palcoscenico momenti di grande tensione e affiatamento. Soprattutto nella prima parte – perché la seconda è un po’ troppo compressa e condensata – la dissonanza sempre presente tra il corteggiamento dei due protagonisti (un plauso all’idea di far vivere l’incontro amoroso in platea creando così vicinanza ed empatia con il pubblico utile all’immedesimazione e al rafforzamento emotivo della svolta narrativa) e i drammatici sviluppi seguenti sono resi con ritmo vibrante, naturale e sincero e i due protagonisti – Ambra Angiolini e Matteo Cremon – fanno a gara di bravura nell’alternare eccessi d’ira a sfumature più contenute del loro malcontento per le continue frustrazioni casalinghe.

Entrambi credibili, entrambi totalmente in parte, così come l’avvocatessa interpretata da Emanuela Guaiana, anche se la prova da assoluto mattatore di Massimo Cagnina, nei panni dell’avvocato guascone (ma non solo!), è encomiabile per la perfetta caratterizzazione ipertrofica da simpatica canaglia.
Uno spettacolo godibilissimo che regala ottimi momenti di recitazione, sorrisi e, perché no?, spunti di possibile riorganizzazione familiare.

LA GUERRA DEI ROSES
di warren adler, traduzione di a. brancati e e. luttmann
con ambra angiolini e matteo cremon e con massimo cagnina e emanuela guaiana
regia di filippo dini

produzione: la pirandelliana / goldenart production / artisti riuniti

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