ABCinema | Il cinema di Truffaut. Fahrenheit 451

“Mi sarebbe assolutamente impossibile fare un film ‘impegnato’ perché sono il disimpegno personificato, perché ho uno spirito di contraddizione molto spiccato.” (François Truffaut)

Montag (Oskar Werner) è un pompiere incaricato di scovare e distruggere libri, fa bene il suo lavoro ed è in attesa di una promozione. Un giorno, in treno, al ritorno da lavoro, incontra una giovane insegnante, Clarissa (Julie Christie). Si rende conto che il suo rapporto con la passiva, superficiale e narcisista Linda (sempre Julie Christie!) è frustrante. Legge di nascosto David Copperfield. Clarissa lo turba ulteriormente chiedendogli perché faccia un lavoro tanto spiacevole. Inizia a leggere sempre più spesso ed è sempre più distratto sul lavoro.

A prima vista, Fahrenheit 451 (1966) è un film di fantascienza, genere di cui rispetta l’iconografia tradizionale: la ferrovia sopraelevata, l’assenza di parole scritte che fa pensare a 1984 di George Orwell, pompieri il cui lavoro è appiccare incendi piuttosto che spegnerli, squadre di polizia su macchine volanti. Il film è ambientato in un ipotetico futuro, in una località non identificata. Tuttavia, appare chiaro subito che la componente fantascientifica non è che un elemento secondario. L’autopompa sembra uscita da un film muto e le uniformi, più che far pensare al futuro, ricordano quelle naziste. Inoltre, già nel 1966, la mentalità da Grande Fratello non era più un’idea particolarmente innovativa.

Dentro e fuori la fantascienza

Truffaut (1932- 1984): la letteratura, i Cahiers du cinéma, l’incontro con Bazin e Hitchcock, hanno segnato una vita troppo breve.

Truffaut incaricò il compositore Bernard Herrmann di scrivere una musica drammatica di tipo tradizionale, senza alcunché di futuristico. C’era, secondo lui, un’unica scena che rientrava realmente nel genere: quella in cui compaiono le macchine volanti della polizia.
La presenza di scene umoristiche, come quella in cui Linda guarda un programma televisivo, che non è altro che una monotona ripetizione di frasi tratte da un libro di testo in lingua inglese (è noto il disprezzo di Truffaut nei confronti del cinema e degli attori inglesi, ma nonostante ciò il film fu girato in Inghilterra, a Pinewood), contribuisce a ridimensionare l’apparenza fantascientifica. Il simbolo dei pompieri – una salamandra resistente al fuoco – è del tutto ironico.
Truffaut attribuì il 60% della sceneggiatura all’autore del romanzo omonimo, Ray Bradbury e il restante 40% a se stesso.

Ma, allora, cosa ha spinto Truffaut a interessarsi al romanzo di Bradbury e a questo genere? In gran parte, era proprio il suo attaccamento alla letteratura, l’importanza che aveva per il più grande regista francese di sempre la parola scritta e l’orrore dei rituali roghi di libri compiuti dai nazisti. Il soggetto gli consentiva inoltre di utilizzare espedienti tipici dell’amato cinema muto (e di conseguenza di quello di Alfred Hitchcock), enfatizzando l’aspetto visivo del film, come mostra la lunga sequenza d’apertura, del tutto priva di dialoghi. Porre in primo piano l’immagine è una scelta che si dimostra intelligente e ironica in un film sull’importanza della letteratura. Non mancano, inoltre, le consuete osservazioni sulla coppia: sulla fine di un rapporto (quello di Linda e Montag) e l’inizio di un altro (Clarissa e Montag).
I protagonisti, tuttavia, sono deboli, privi di quelle sfumature e sfaccettature che costituiscono una delle maggiori qualità dei personaggi di Truffaut. L’ossessione per i libri e la parodia di genere si sostituiscono all’osservazione sociale e psicologica.

Quasi un tributo alla preminenza culturale ed esistenziale del libro

Parlando del film, Truffaut ha dichiarato di non amare la violenza: “Secondo me, ciò che rimpiazza la violenza è la fuga, non la fuga davanti all’essenziale, ma la fuga per ottenere l’essenziale. Credo di aver illustrato questo concetto in Fahrenheit 451.

Fin dall’infanzia (l’infanzia, tema di altri suoi film), aveva evitato il confronto, cercando di raggiungere i suoi scopi con mezzi meno diretti. Da questo punto di vista il film è un’apologia della scappatoia. “I libri sono vietati? Benissimo, li impareremo a memoria”. La sua passione per i libri traspare dappertutto; nondimeno, per quanto l’immagine degli “uomini-libro” sia molto affascinante, non è sufficiente a fare di Fahrenheit 451 uno dei suoi film migliori.
Ma per tutto quanto detto è un film molto importante.

| autore: Benedetto Naturali

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