ABCinema | Il cinema di Truffaut. Baci rubati

“Tra i film che ho fatto, uno su due è romantico, l’altro si sforza di distruggere questo romanticismo” (François Truffaut).

Dopo due sceneggiature relativamente rigide, per Baci rubati (Baisers volés, 1968), Truffaut scelse un soggetto più semplice e fluido, che venne riscritto diverse volte e fu in parte improvvisato durante le riprese. L’idea per questo terzo film, dedicato a Antoine Doinel, era venuta in mente al regista circa tre anni prima.

Per la serie: le avventure di Doinel

Antoine, sempre interpretato ovviamente da Jean-Pierre Léaud, ormai adulto, è esonerato dall’esercito e lavora dapprima come portiere di notte in un albergo, quindi come assistente nell’agenzia di un investigatore privato, infine come riparatore di televisori. La sua vita emotiva è altrettanto disordinata.

Christine (Claude Jade) e Antoine (Jean-Pierre Léaud) in una scena del film.

Frequenta prostitute, è sedotto da una donna più grande di lui, corteggia diverse donne: il suo incontro con una donna più alta di lui, per quanto buffo all’apparenza, si rivela sessualmente appagante. Anche nel successivo Non drammatizziamo…è solo questione di corna, Antoine andrà a letto con una prostituta più alta di lui. Infine, si propone a Christine.
La trama, una successione di episodi separati, fa pensare agli altrettanti pirateschi L’eté difficile e I quattrocento colpi.
Ha scritto Truffaut: “Lo avevamo infarcito di tutto quel genere di cose legate al tema che Balzac definisce ‘un débout dans la vie’, un ingresso nella vita“. Non è lo svolgimento della narrazione a suscitare il nostro interesse, ma il fatto che impariamo a comprendere meglio Antoine e le persone che gli stanno attorno.

Se i film precedenti erano influenzati soprattutto da Alfred Hitchcock, in Baci rubati si riconosce il segno dell’adesione a una visione del mondo più vicina a quella di Jean Renoir. “La gente è formidabile”, esclama la signora Tabard rievocando le ultime parole del padre, e molti personaggi del film hanno un atteggiamento altrettanto ottimistico e positivo nei confronti della vita. Antoine si infiltra nel negozio di scarpe di Georges Tabard per scoprire perché i dipendenti lo odiano. Si innamora della sua sofisticata e mondana moglie, Fabienne. Antoine ripete fino all’esaurimento il nome di Fabienne, quello di Christine e il suo: è come se tutte le donne esercitassero su di lui un controllo cui vorrebbe sottrarsi.
Quando Fabienne Tabard (Delphine Seyrig) riceve una lettera d’amore da Antoine piena di allusioni a “Il giglio della valle” di Honoré Balzac, si precipita nella sua stanza e fanno l’amore, ma a patto di non vedersi mai più.

Assoluto e dualità

C’è un altro cambiamento importante, questa volta relativo alla dicotomia “provvisorio-definitivo”. Tutto il film rientra nella sfera del provvisorio, dall’ideazione alla realizzazione. Poche cose sono stabili nella vita di Antoine e sia in amore che nel lavoro cambia tattica di continuo, a volte in modo sconcertante. L’assoluto, tuttavia, non è del tutto escluso. La sua presenza incarnata dallo sconosciuto che segue Christine per gran parte del film e che, nell’ultima scena, le parla. Incita la ragazza a lasciare Antoine, che può offrirle solo un amore temporaneo, una vita provvisoria, mentre lui può garantirle stabilità e assoluto. Lo stesso Truffaut comprese a pieno l’importanza di questa scena solo otto anni più tardi, quando scrisse che era “la chiave di quasi tutte le storie che racconto”. Il film si chiude, certo, con la prospettiva del matrimonio di Antoine, ma non abbiamo alcuna certezza che l’unione possa durare.

Truffaut e Hitchcock nella famosa intervista

L’atteggiamento di Truffaut nei confronti delle donne, già di per sé complesso, si arricchisce in questa occasione di ulteriori connotazioni. “Le donne, sono delle maghe?”, si chiedono spesso i personaggi maschili dei suoi film. Sono angeli o puttane? Nella pellicola sono presenti entrambe le tipologie. La signora Tabard svolge un ruolo chiave, fornisce un’immagine demistificata della donna ed è presentata come portavoce di una prospettiva femminista. Scende dal piedistallo su cui Antoine l’aveva collocata e lo raggiunge a letto per condividere un breve ma intenso e assai poco angelico piacere. La relazione intermittente con Christine, contemporanea alla frequentazione di alcune prostitute, è un esempio di storia d’amore più prosaica e quotidiana. Il personaggio di Doinel cresce e si fa più profondo; Truffaut consente a Léaud di contribuire liberamente alla sua creazione.
Antoine resta, malgrado tutto, impetuoso, ingenuo, affascinante, irritante e apparentemente incapace di fermarsi.

| autore: Benedetto Naturali

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