I Capricci di Goya. Arte e critica ideologica

Andrea Coppini - 21.09.2006 testo grande testo normale

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Un pungente satira sui peccati dell'uomo, sulla Chiesa, sull'Aristocrazia, sulla Monarchia. La piccolezza e la povertà morale rappresentate in ottanta stampe. Testimonianza artistica di inestimabile valore ma anche riflessione di valenza universale. Questo, in breve, rappresenta la serie incisoria de I Capricci, la più importante (accanto a Le Follie e I Disastri della guerra) tra quelle realizzate dal pittore spagnolo Francisco Goya y Lucientes (1746-1828).

Un pungente satira sui peccati dell'uomo, sulla Chiesa, sull'Aristocrazia, sulla Monarchia. La piccolezza e la povertà morale rappresentate in ottanta stampe. Testimonianza artistica di inestimabile valore ma anche riflessione di valenza universale. Questo, in breve, rappresenta la serie incisoria de I Capricci, la più importante (accanto a Le Follie e I Disastri della guerra) tra quelle realizzate dal pittore spagnolo Francisco Goya y Lucientes (1746-1828).
Stampe di grande formato, realizzate con lastre incise per lo più secondo le tecniche dell'acquaforte e dell'acquatinta, a cui si aggiungono interventi di puntasecca e bulino, riunite in un'esposizione d'eccezione presso la Galleria Bellinzona di Milano (in via Volta 10), fino al 28 ottobre prossimo.
La serie incisoria, realizzata da Goya nel 1799, prende il nome da un termine tecnico solitamente usato per indicare – soprattutto nell'ambito dell'arte italiana – raffigurazioni fantastiche e stravaganti, deliberatamente distaccate dalle regole convenzionali della grande pittura e pertanto libere di rappresentare tematiche satiriche e inusuali. Altri artisti di primo piano, come Tiepolo, Piranesi e Guardi, o ancora i francesi Fragonard e Watteau, o l'inglese Hogarth, risalendo fino a Bruegel e Bosch, avevano ampiamente utilizzato il genere del capriccio. Goya, tuttavia, lo ricaratterizza facendogli assumere delle valenze più eminentemente ideologiche.
La prima tiratura della serie è di trecento esemplari. È il febbraio 1799 e le stampe sono messe in vendita presso un negozio di profumi e liquori sito a pochi passi dell'abitazione dell'artista stesso. Contemporaneamente, Goya acquista un piccolo spazio pubblicitario sul giornale “Diario de Madrid” (è il numero del 6 febbraio 1799) in cui presenta brevemente, ma con grande efficacia, la sua opera:
“L'autore, essendo persuaso del fatto che la censura degli errori e dei vizi umani (benché propria dell'Eloquenza e della Poesia) possa anche essere oggetto della Pittura, ha scelto come argomenti adatti alla sua opera, tra la moltitudine di stravaganze e falli comuni di ogni società civile, e tra i pregiudizi e menzogne popolari, autorizzati dalla consuetudine, dall'ignoranza o dall'interesse, quelli che ha ritenuto più idonei a fornir materia per il ridicolo e a esercitare allo stesso tempo la fantasia dell'artefice".
La sua critica ad ampio raggio, la forza violentemente espressiva e caricaturale dei disegni, i toni sarcastici scatenano immediate polemiche. Le stampe vengono ritenute scandalose e blasfeme.
Molti si sentono direttamente colpiti e rappresentati nei tratti di Il sonno della ragione genera mostri (n. 43), Fino al suo avo (n. 39), Si puliscono tra loro (n. 51), Filano finemente (n. 44), solo per citare alcuni tra i più celebri de I Capricci. Corruzione, comportamenti immorali legati al potere, scorretta educazione dei giovani… Tutto è messo in evidenza con inusitata limpidezza. Così come le superstizioni diffuse e i delitti perpetrati in nome di queste, o la menzogna fatta legge.
All'intervento “risanatorio” della Santa Inquisizione segue l'immediata messa al bando della serie.
La tiratura, rimasta praticamente invenduta, sarà poi (nel 1803) ceduta da Goya stesso al re di Spagna Carlo IV, ottenendo in cambio una borsa di studio per il figlio Javier.
La vicinanza alla famiglia reale (di cui il nostro diviene primo pittore proprio nel 1799) salva Goya da reazioni più violente e la vicenda vien ben presto dimenticata.
Bisognerà attendere il 1855 (quasi trent'anni dopo la morte dell'artista) per una piena riscoperta de I Capricci, allorché viene realizzata una seconda edizione della serie.
Solo allora viene appieno compresa la grandezza artistica e sociale dell'opera, che diviene tra l'altro gloriosa antesignana di buona parte della satira disegnata contemporanea.


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