In.Controluce --> Storie in itinere. I protagonisti

Giovanni Bertuccio - 30.05.2013 testo grande testo normale

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Tags: controluce, rubrica, teatro d'ombre, torino

Terzo appuntamento Controluce. Dopo la storia eccone i protagonisti. Curiosità e anticipazioni dal mondo delle ombre.

D. Torniamo al 1994: Cosa ha legato una musicista/illustratrice, un biologo con la passione della pittura e un musicologo nella fondazione di Controluce?

R. La passione per il teatro e la musica ci accomuna dall'infanzia. Dagli anni Novanta abbiamo iniziato a fare teatro insieme, organizzare rassegne e inventare festival per l'Italia. Quattro anni di percorsi e sperimentazione che nel 1994 sono diventati quasi per gioco il primo spettacolo di ombre!

D. Opera e Ombre. L'occidente che si avvicina all'oriente, due tradizioni secolari, una europea l'altra asiatica, che si sposano perfettamente nel vostro prodotto. Come si dividono i compiti all'interno del trio?

R. Oriente e Occidente, per tutti e tre la folgorazione del teatro d'ombre balinese è stata fondamentale. Come si fondono? Il teatro d'ombre orientale ci ha insegnato a raccontare le grandi storie, i miti fondanti dell'uomo. Insomma il Teatro d'ombre non è solo un meraviglioso mondo per l'infanzia ma è in grado di parlare anche al pubblico adulto, perché può affrontare temi densi e spessi, difficili. I compiti all'interno della Compagnia? ogni spettacolo nasce in modo corale, certamente la parte di disegno delle sagome, che è poi uno dei segni distintivi della Compagnia, è di Corallina. Per il resto è un lavoro di équipe.

D. Il primo successo. Sensazioni personali, riscontro di pubblico e critica.

R. Come talvolta capita è avvenuto per caso. Alla prima edizione del Festival Incanti (che non si chiamava ancora così) nata grazie alla fiducia dell'allora Assessore alla Cultura della Regione. Anche l'allora direttore del Museo del Cinema di Torino, Paolo Bertetto, rimase positivamente impressionato dal nostro lavoro chiedendoci immediatamente di co-produrre uno spettacolo per il Centenario del Cinema nel 1995. Lo spettacolo Naufragi - che ancora oggi gira il mondo - piacque molto tanto da ricevere critiche molto positive. Così da lì si partì.. Le giornate del Cinema Muto di Pordenone, Il Centro Cultural de Belem a Lisbona in Portigallo, la Magic Lantern Society e così via. Una grande avventura fatta anche di incontri, amicizie, viaggi per il mondo.

D. Controluce nella crisi culturale italiana e l'urgenza di andare oltre i confini nazionali.

R. Certamente è un momento molto difficile in Italia anche perché si pensa che la cultura sia inutile, cioè non renda a livello economico e quindi sia la prima cosa da tagliare. Ma un popolo senza cultura è un popolo muto, asfittico.
Noi resistiamo, un po' perché siamo dei pazzi che vanno avanti in modo testardo, un po' perché all'estero per fortuna siamo molto apprezzati. Il teatro d'ombre all'estero è da anni considerato alla stregua di qualsiasi altro teatro di sperimentazione, soprattutto in Germania e in Austria.

D. L'importanza dei workshop nel lavoro della compagnia.

R. Da una parte è un modo per passare la propria esperienza, per far conoscere la magia e le possibilità immaginifiche dell'ombra, dall'altra è un modo anche per andare avanti nella ricerca, quindi sperimentare, inventare. E' entusiasmante!

D. Il Pirata di Bellini: un sogno che si avvera?

R. Sì, la musica e l'opera sono il nostro punto di partenza, come formazione, come passione. Realizzare finalmente la messinscena completa di un'opera è veramente un traguardo. Abbiamo lavorato molto in questi anni nel mondo dell'opera collaborando con registi come Davide Livermore, Roberto Recchia, Valeria Campo e altri. Al Comunale di Bologna, al Politeama di Palermo, al Teatro de Bellas Artes di Madrid, al Teatro Municipal de Burgos in Spagna, al Festival Via Stellae di Santiago de Compostela, al Festival di Martina Franca,a Lugo Opera Festival, con musicisti come Jordi Savall, Fabio Biondi, Kenneth Weiss, Leonardo Garcia Alarcon. Ma questa volta firmiamo noi il tutto, ed è una bella scommessa perché il rapporto fra cantanti, azione scenica e ombre arriva questa volta a essere un tutt'uno, una sorta di "Schatten-Wort-Ton-Drama", (Ombra-parola-suono-azione drammatica) per utilizzare e coniare insieme un termine alla Wagner!!

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