''Lorca eran tutti''. Il significato di una vita alla Sala Espace

Giovanni Bertuccio - 02.12.2012 testo grande testo normale

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Tags: garcia lorca, sala espace, la madrugada, teatro

Roberta Secchi. Una e Trina nel tributo a Lorca. Lei sola a ricordare che ogni guerra corrisponde alla morte dell'arte.

Alla Sala Espace -spazio di cultura, socializzazione e comunicazione- di Torino la vita di uno dei più grandi letterati del Novecento spagnolo. Con "Lorca eran tutti". Vita, sogni, maschere e morte di Federico Garcìa Lorca, il Teatro la Madrugada traccia un percorso personale nella vita dell'uomo senza tralasciare il contesto di insieme che fece dell'uomo un mito.
Macro e micro storia, sapientemente dosate, servono a delineare il furore di un'esistenza schiava della poesia, della libertà e della bellezza. Negli spazi di via Mantova 38, il 29 e 30 novembre.

Una volta ascoltata è difficilissimo dimenticare la bravura di Roberta Secchi(Affare Danton, 2009) che una e trina tiene le fila di più personaggi -tratti da opere teatrali del poeta: Bernarda Alba, Nozze di Sangue, Il pubblico. Sua madre, le voci delle persone care- atti a delineare un unico vissuto. La vita del poeta che amava il surrealismo si fa significato di valori intrinsechi in cui la libertà si confonde con l'immaginazione, la guerra con la negazione totale sia della libertà che dell'azione creativa. Arte e teatro, poesia sono confinati entro limiti politici che non possono essere posti ai grandi artisti e a l'arte tout court. E nella storia personale di Lorca una panoramica storica della prima metà del 900.

Tutto è voce e movimento. La parola si declina in tutti i suoi registri, la voce tocca nouaces terribili che dal bassissimo sfociano nell'urlato. E'una spirale istrionica e camaleontica quella che compone il dramma di questo spettacolo. Lento inizia con i terzi la narrazione della storia, fino a crescere e svilupparsi per poi approdare al cuore del poeta, centro propulsore di tutto il dramma -costruito in concerto con Torgeir Wethal. "Sono un poeta, non sono un politico" lasciatemi ispirare dalle Muse, concedetemi di fare del teatro un prodotto "fatto da porci per altri porci". E' un'ispirazione selvaggia e ingorda quella di Lorca, un amore che come l'eroico furore di Giordano Bruno infiamma e consuma inevitabilmente e consapevolmente. Non esiste vita senza poesia e riconoscerlo, da parte del poeta, si fa tragedia.

Pochi ed essenziali, ma riuscitissimi, gli oggetti scenografici. Utili solo e nella misura in cui completano ed ampliano l'immaginario che la voce produce. Il cavallo, animale amato dal poeta, la luna alla quale dedica versi, un altarino che sarà letto immacolato,le foto della sua impresa di un teatro itinerante che concedesse al popolo quello che era suo. Lo sguardo di un uomo che vede l'esistenza con l'occhio del poeta si fa elemento chiave nella finzione scenica. Una mascherina che una volta tolta tutto rende mediocre. Le guerre, il proibizionismo, il fascismo altro non hanno fatto che "bucare questo" sguardo rendendolo cieco -chiaro nelle spadine infilzate nella mascherina. E nella cecità la morte della poesia.

Un teatro tecnico ma pieno di espressione in cui il centro diviene l'attore e la sua capacità di appassionare, affascinare ed ammaliare il pubblico. E nella bravura, la capacità di suggerire nell'animo dello spettatore esattamente ciò che si era deciso.

Sala Espace, Torino
Lorca eran tutti
La Madrugada

29-30 novembre ore 21
Ideazione e Realizzazione: Roberta Secchi
Guida registica e drammaturgica: Torgeir Wethal
Disegno e tecnica luci: Simone Lamp


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