Lo ''spaesamento'' di The country

Francesca Cecconi - 18.11.2012 testo grande testo normale

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Tags: Laura Morante,The country, Roberto Andò,Nuova sala Garibaldi di Carrara,Martin Crimp,Gigio Alberti,Stefania Ugomari Di Blas

Ciò che succede al di fuori della Nuova Sala Garibaldi di Carrara dopo lo spettacolo The country è vero e proprio “spaesamento” . La gente si chiede, si interroga, e da alcune domande che i vicini di poltrona si pongono, sorge il dubbio: ha capito male la signora o non ho compreso nulla io? Il vuoto.

La drammaturgia di Martin Crimp non è certamente comprensibile quanto una didascalica commedia di Menandro, ma presenta una complessità che intriga. Il fatto che il pubblico si domandi e si interroghi è già un riscontro positivo del testo con l' audience . La gente ha ascoltato, ha assaporato il testo e cerca spiegazioni: non è una cosa scontata al giorno d'oggi. È certamente affascinante la scrittura nuda e asciutta di Crimp, dove si può parlare per minuti e minuti del nulla e riuscire a tenere lo spettatore concentrato.
È sicuro che per un attore che interpreta una delle tre parti scritte in The country la difficoltà è molto alta, la concentrazione è palpabile a ogni battuta. Come in una partita di ping pong di circa un'ora e mezza Laura Morante e Gigio Alberti si lanciano scambievolmente colpi verbali.
Lo spazio è unico: il salotto di una casa di campagna,che è stata ricavata da un vecchio granaio. La scenografia presenta un lungo tavolo, dove dietro resta seduta, soprattutto nel primo atto,una Corinne-Morante molto nervosa e agitata che per sfogarsi tagliuzza dei giornali. Ai lati della scenografia ci sono due poltrone e qualche sedia sparsa in giro per la stanza. In proscenio, in zone opposte, si intravedono, soprattutto nei cambi scena e nel terzo atto (quando una sorprendente Stefania Ugomari Di Blas inscena un ipotetico e ambiguo racconto ai figli della coppia), dei giocattoli. Le scene avvengono tutte all'interno di questo spazio creando una situazione claustrofobica nel pubblico.
Cosa fare se il proprio marito porta nel nido familiare, dove da poco vi si è stabiliti per fuggire dalla caotica città, una donna soccorsa per strada? Chi è questa donna? L'amante della città del marito che si è portato dietro o dalla quale si è allontanato? Tante le domande che Corinne si pone attraverso il dialogo con il marito prima e con la donna poi. Notevole la mancata presenza di monologhi, tutto avviene attraverso il dialogo, il pubblico entra nei personaggi e nelle loro vite attraverso il semplice confronto tra i protagonisti della piéce .
Quattro atti dove in scena non potevano stare più di due personaggi alla volta, non si assisterà mai alla presenza dei tre protagonisti insieme. Il primo atto è di Corinne con il marito dove lei pone alcuni quesiti sulla donna e si chiede il motivo per cui lui l'abbia condotta fra le mura domestiche; il secondo vede il confronto tra le due donne, due vere leonesse in gabbia se si parla della Morante della Ugomari Di Blas; il terzo, il marito e la donna soccorsa e infine nell'ultimo il raffronto finale fra la coppia.
Anche la regia (di Roberto Andò ) dal canto suo presenta un'asciuttezza, data soprattutto da un forte studio e lavoro sul personaggio. È forse più una regia psicologica che fisica, d'altronde i personaggi si strascicano da una poltrona-sedia all'altra. Il tutto con una naturalezza e una finezza che si dimentica di essere a teatro e si pensa di essere al cinema. E l'inquadratura sul bicchiere d'acqua non si scorda. Un bicchiere d'acqua è sempre presente in scena dal primo atto dove la moglie si lamenta con il marito per il sapore dell'acqua fino alla fine dello spettacolo dove sempre quest'ultima, forse rassegnata, non se ne preoccupa più. Se l'acqua non è presente in scena ci pensano subito i personaggi a portarla, poiché unico oggetto limpido in questa oscura e ingarbugliata vicenda.
Visto il 15 novembre 2012 alle ore 21.00 alla Nuova Sala Garibaldi di Carrara.

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