Te lo avevo detto!

Francesca Cecconi - 16.03.2012 testo grande testo normale

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Tags: Emma Dante, Gli alti e bassi di Biancaneve, Teatro Francesco Bartolo di Buti

Lo sapevate che i nani devono la loro statura (ovvero l’amputazione delle gambe) per un incidente sul lavoro causato dal maldestro Pisolo che, addormentandosi, si è dimenticato di aver acceso un esplosivo? E che Eolo si chiama così per degli “impercettibili” problemi di meteorismo?Per non parlare poi dei problemi di depilazione della matrigna con specchio annesso!

Queste sono solo alcune delle molte perle che Emma Dante rivela al giovane pubblico presente allo spettacolo pomeridiano "Gli alti e bassi di Biancaneve" al Teatro Francesco di Bartolo a Buti domenica 26 Febbraio. Una sala affollata di grandi e piccini invade il minuto, seppur molto accogliente, teatrino del comune pisano. I bambini, vociferando, prendono posto nelle prime file dei palchetti lasciando i genitori nelle retrovie. Sarà gustoso vedere, durante lo spettacolo, l'avanzamento delle teste di questi ultimi che, ingordi dell'originale stesura del classico, invadono lo spazio dei piccini formando così: gli alti e i bassi del pubblico di Biancaneve.
Non si può che rimanere folgorati e affascinati dalle scelte stilistiche di Emma Dante, che esattamente un anno dopo Anastasia Genoveffa e Cenerentola , propone una nuova regia ispirata alle favole dei fratelli Grimm (in anteprima: si racconta che l'autrice/regista palermitana stia già lavorando su La bella addormentata nel bosco ). Ciò che sin da subito ammalia lo spettatore, al di là della figura bambinesca di Biancaneve, che gioca a ritmi di musica classica con le sue bambole e da esse non se ne distacca né fisicamente né a livello comportamentale; è l'entrata in scena della matrigna. Una musica trionfale accompagna l'ingresso di questa figura in nero vestita, il cui volto è circondato da una cornice d'oro che si intuisce siano i bordi del celebre specchio magico: la regina si sta specchiando e quello che il pubblico vede è solo il suo volto visto dalla parte dello specchio. Come per magia, sempre a tempo di musica (la maggior parte dei pezzi presentati attinge al panorama classico, l'unico pezzo "moderno" si ha nel finale con Che coss'è l'amor di Vinicio Capossela ), Emma Dante mostra ai suoi giovani spettatori la matrigna e il suo riflesso interpretato anch'esso da una figura in carne d'ossa (uomo, proprio a indicare il genere dello specchio). Inizia così una gag esilarante, dove i due personaggi (anche lo specchio acquista in questa soluzione un carattere di personaggio scenico) si presentano e lasciano intravedere quei gesti e quelle battute che diventeranno leitmotiv di tutto il pezzo. Si potrebbe aprire una grande disquisizione psicologica su quello che noi pensiamo di noi stessi e sul riflesso che il mondo esterno vede di noi. Di ciò che siamo e di ciò che invece vediamo di noi e che per la maggior parte delle volte non ci aggrada. Tutto questo è suggerito in maniera lieve dalla Dante attraverso la trovata della depilazione: la matrigna crede di essersi rasata le gambe ma il suo riflesso, lo specchio, nega tale processo e quindi è costretta a riprendere in mano la lametta e rimediare. Ai bambini la scena risulta comica e spassosa ma il pubblico adulto, a una lettura più attenta, comprende la sfumatura e si abbandona a intimi pensieri .
Si hanno momenti di pura interazione fra il pubblico e gli attori. Uno dei più evidenti è quando Biancaneve, dopo aver conosciuto tutti i sette nani, decide di preparare un bel pranzetto e chiede aiuto al pubblico affinché gli suggerisca quale pietanza preparare. Iniziano i bambini più coraggiosi che con voce flebile pronunciano i primi piatti che gli vengono alla mente. « Riso. Pasta. Pollo... » e piano piano, facendosi forza l'un l'altro, si unisce al coro anche il fanciullo più timido. «Carne..Pesce…Patate fritte... » Biancaneve intanto cerca di cambiare piatto e di puntare su una pasta che le risulta più semplice da preparare, finché dal nulla esplode un «BRODO! » Biancaneve spiazzata dalla richiesta balbetta un pochino e poi scoppia con un « Ma il brodo è da malati! » I bambini, come se non l'avessero nemmeno sentita, in tumulto e all'unisono puntano al piatto italiano per eccellenza e gridano un sonoro: «PIZZAAAA! » » Biancaneve non riesce più a tenere sotto controllo la situazione e alla fine deflagra con un «SILENZIO! CHE ACCOGLIENZA! » E i bambini tornano soddisfatti alla loro storia.
La favola dei fratelli Grimm è rispettata, addirittura in maniera più fedele che nella trasposizione cinematografica di Walt Disney. La strega, infatti, non tenta l'uccisione di Biancaneve con la banale mela avvelenata bensì attraverso tre escamotage molto interessanti: un pettine (la Dante lo modernizza con il cerchietto), la collana e infine la mela, tutti e tre avvelenati.
L'impianto scenico ci mostra la strega, che si è tramutata in una vecchia dai capelli bianchi altissima (l'attrice ci mostra anche una dote circense nel camminare sui trampoli) che tenta di convincere Biancaneve a utilizzare i suoi doni; e Biancaneve che non sa se accettare gli omaggi della vecchietta e chiede aiuto ai bambini in sala. La scena acquista così delle connotazioni molto spiritose: i bambini che urlano a Biancaneve di non accettare i doni, e quest'ultima invece, che vuole assolutamente prenderli, arriva persino a dire « Mamma mia che pessimisti, questi bambini d'oggi eh! » Nel momento in cui, Biancaneve cade a terra svenuta il « Te l'avevo detto! » di un bambino diventa lo slogan per tutte e tre le prove.
Gli attori in scena sono solamente tre e interpretano tutti i personaggi della pièce : dalla strega a Biancaneve, dai sette nani al principe, dal cacciatore (molto Zorro) allo specchio. Una grande prova attoriale che in 50 minuti ci presenta una delle storie più amate da sempre. La capacità che questi spettacoli di Emma Dante ci permettono è l'omogeneità di fruizione da parte del pubblico più svariato. In questo caso, più che mai, l'evento performativo è legato all'unicità della rappresentazione perché in conformità al luogo dove viene rappresentato e alle reazioni di quel determinato si crea uno spettacolo sempre diverso da uno svolto la sera precedente.
Non ci resta che aspettare la prossima favola e sperare che stavolta almeno Aurora, o chi per lei, ascolti i suggerimenti dei bambini, oppure resterà in uso il sempre caro e amato: «TE LO AVEVO DETTO! »

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