Tramonto in (il) mare

Francesca Cecconi - 16.03.2012 testo grande testo normale

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Tags: Paolo Poli, Il mare,Mauro Barbiero, Fabrizio Casagrande, Alberto Gamberini

Scenografie di Luzzati? Presenti. Canzoni popolari? Presenti. Filastrocche? Presenti. Costumi sfarzosi e scenografici? Presenti. Poli? Presente con riserva.

All'apertura del sipario con il conseguente ingresso di Paolo Poli in scena, il teatro Verdi di Pisa sfocia in un clamoroso applauso. Solamente con personaggi della fama di Poli è possibile assistere a questo genere di amore e stima fra il pubblico e l'attore. Amore che da ben sessant'anni ha rafforzato il suo rapporto. È forse anche questo il motivo per cui, nell'ultimo spettacolo Il mare, il pubblico rimane un po' perplesso nel vedere molto meno Poli e molto più i suoi eredi. Del resto all'età di ottantuno anni, nonostante si sia interiormente giovani, la forza e la resistenza di anni e anni prima ormai stanno esaurendosi ed è doveroso accontentarsi di quello che questo storico attore può ancora dare.
A suo modo Poli offre un teatro elisabettiano, dove tutti gli attori sono di sesso maschile e scambievolmente interpretano parti sia femminili sia maschili. Gli eredi di Poli (Mauro Barbiero, Fabrizio Casagrande, Alberto Gamberini, Giovanni Siniscalco ) intelano le trame tratte dai racconti di Anna Maria Ortense permettendo l'apparizione saltuaria di Poli con i suoi sgargianti costumi, confezionati con un fantasioso guizzo da Santuzza Calì, recitando qualche monologo. E dopo ogni scena agita dai suo attori-ballerini si ha un tris di canzoni che attinge dal repertorio della musica italiana leggera dagli anni ‘30 agli anni ‘ 70 del XX secolo, dove il protagonista in assoluto è Poli. La sua stanchezza è percepita dal pubblico che nonostante tutto continua a incitare l'attore fiorentino: quando c'è lui in scena il divertimento è assicurato. Lo si vede interpretare con un succinto vestito rosso, parrucca bionda e collier luccicante un Si fa ma non si dice, per poi passare a una veste dalle tinte spagnole per i classici Besame mucho e Mambo per approdare infine alla romantica e sdolcinata Come prima con un costume e parrucca azzurri a simboleggiare una conchiglia in mezzo al mare.
La pièce incontra in pieno la commemorazione dei 150 anni dall'Unità d'Italia affrontando temi che con magistrale ironia Poli riadatta dai due racconti "Angelici Dolori" e "Il Mare non bagna Napoli" di Anna Maria Ortense . Si ride con l'amaro in bocca nel momento in cui la bambina, che non ci vede, finalmente indossa gli occhiali ma non appena si rende conto di vedere troppo bene la sporcizia e la brutta gente che la circonda, se li vuole togliere.
Non è il classico spettacolo alla Poli, un tantino fiacco rispetto ai grandi classici come Sillabari o Favole , ma nonostante tutto si rendono evidenti quelle sensazioni da avanspettacolo e varietà proprie dell'artista toscano. Il culmine però lo si ha sul gran finale, dove torna in proscenio il vecchio Poli con le sue filastrocche-poesiole. In questo pomeriggio ci presenta due grandi massime di Olindo Guerrini che lasciano lo spettatore, letteralmente, piegato in due sulle poltroncine del teatro. Il saluto collettivo della compagnia è fatto con la celebre filastrocca sulle stagioni di Angelo Silvio Novaro , ai più conosciuta come Primavera vien danzando
Uno spettacolo che, per chi non conoscesse ancora Poli, è vivamente consigliato; per chi invece lo ha visto nel momento del suo grande apice, questo spettacolo è l'inizio del suo tramonto in(il) mare.

Visto il 4.03.2012 al Teatro Verdi di Pisa.

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