Arlecchino-Soleri piace a tutti!

Francesca Cecconi - 12.12.2011 testo grande testo normale

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Tags: Arlecchino, Soleri, Strehler,Piccolo Teatro di Milano

Tre ore di puro divertimento con l'intramontabile Arlecchino-Soleri di Strehler

Se all'età di ottant'anni si riesce ancora a saltellare come un diciottenne o a intrufolarsi in bauli cambiandosi addirittura d'abito, si direbbe che il personaggio di Arlecchino giova alla salute. Ma non è cosa da tutti, infatti nessuno come Ferruccio Soleri può interpretare così magistralmente il ruolo di una delle maschere più celebri della commedia dell'arte. Un Arlecchino senza età è quello personificato da Soleri e ideato da Strehler. Era il 1947 quando la regia di Strehler per Il servitore di due padroni si affacciò sulle platee, e sin da allora lo spettacolo ha continuato la sua interminabile tournée( Fino al 1960 l'Arlecchino ufficiale fu Marcello Morretti, per poi passare il testimone a Soleri). Il titolo dell'opera goldoniana manca proprio del nome di Arlecchino che fu inserito dallo stesso Strehler nel momento in cui, la compagnia del Piccolo Teatro di Milano, dovette affrontare il pubblico estero: con l'aggiunta del nome della maschera bergamasca, l'opera avrebbe richiamato un maggiore pubblico.

Nonostante siano passati molti anni, sessantaquattro per la precisione, Arlecchino servitore di due padroni resta uno degli spettacoli più visti e acclamati dal pubblico italiano e non. Anche al Teatro Verdi di Pisa il 4 dicembre 2011, nonostante fosse una replica pomeridiana, si è avuto un vero e proprio sold out. La cosa interessante è stata l'eterogeneità del pubblico presente in sala: dai bambini più piccoli alle nonne più anziane: Arlecchino-Soleri piace a tutti! Per 3 ore di spettacolo il pubblico rimane incollato alle marionette-attori che agiscono su di una piattaforma, che consta anche di un piccolo siparietto, adagiata sulle assi del palcoscenico.
Si hanno interessanti scene metateatrali attraverso l'intervento degli attori che, prima di entrare o non appena usciti di scena, commentano ai bordi della pedana ciò che continua a essere agito nel quadro. La scena, atto per atto, viene "accesa" e "spenta" dal suggeritore (vengono letteralmente accesi dei lumini sul bordo della pedana) eccetto per il finale dell'opera, dove sarà lo stesso Arlecchino a dare il suo ultimo saluto al pubblico. Tra lazzi e scherzi prende vita la vicenda, che arricchita da qualche battuta moderna "aggancia" anche lo spettatore più giovane, che dalla sua piccola sedia ride più sguaiatamente degli altri.
Tra una Beatrice scambiata per salsicce, insieme a qualche polemica attoriale su battute recitate in maniera "troppo moderna" e un'altra e fra le caratterizzazioni dei personaggi (alcuni personaggi hanno una voce troppo acuta mentre altri balbettano) si comprende una struttura teatrale-registica degna di sessant'anni di carriera. Piacevoli anche gli intermezzi musicali, che suonati e cantati dal vivo arricchiscono ulteriormente la scena.

Cos'altro dire di un evento che è tra i più recensiti? Solo un consiglio: per chi non avesse ancora avuto l'opportunità, per età o per altre mancanze, accorrette a vedere uno degli spettacoli di memoria storica rimasti in vita. Siamo in Italia, niente dura per sempre.



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