Il teatro nudo di Magelli

Francesca Cecconi - 08.12.2011 testo grande testo normale

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Tags: Il giardino dei ciliegi, Paolo Magelli, Arturo Annecchino, Metastasio di Prato

Va in scena la nuova produzione del Metastasio di Prato in collaborazione con lo Stabile della Sardegna per la regia di Paolo Magelli.

Il sipario è aperto. Permette allo spettatore di vedere da subito cosa c'è dietro. Ma dietro cosa c'è? Niente o tutto? È il teatro nella sua più totale essenza. Le assi di legno, nude e crude, aspettano di essere calpestate, deturpate, stuprate dall'attore. Tutte le strutture meccaniche dell'edificio sono a vista, dai tiranti alle travi. L'edificio è spoglio, si è liberato del fondale e permette la visione di cosa ci sia oltre quello che lo spettatore di solito vede. Si può persino osservare la discesa dove solitamente i camion arrivano per poter scaricare le scenografie delle varie compagnie. Il teatro è nudo da ogni artificio scenico, diventando così una casa, una proprietà, l'oggetto stesso di tutta la piece.
Molto interessante risulterebbe la visione molteplice di questo spettacolo in giro per tutti i teatri italiani, affinché si possa assistere alle plurime soluzioni e adattamenti registici scelti ad hoc per ogni scenario.
Il confronto con l'opera cecoviana non sempre risulta facile,viste le numerose produzioni registiche di tale testo ( da Stanislavskij a Mejerchol'd, da Peter Brook a Strehler) ma è una tappa fondamentale per qualsiasi regista. Per Paolo Magelli si tratta della sua terza produzione, questa volta in collaborazione con il Teatro Stabile della Sardegna e con il Teatro Metastasio Stabile della Toscana. Una regia efficace a livello visivo, la sensazione avuta dallo spettatore è quella di assistere a una serie di diapositive di studi sulla fotografia di scena.
Bellissimi i colori, le pose plastiche degli attori, lo studio delle relazioni spaziali fra oggetti e artisti, l'utilizzo del solo attore senza oggetti ( non si avevano attrezzi scenici, il tutto era rappresentato e suggerito dalle parole o dalla mimica degli attori).Una menzione speciale va all'utilizzo appropriato dello spazio scenico, senza utilizzare meccanismi artificiosi, si da spazio all'immaginario collettivo, all'impiego di uno universo mentale all'interno del quale gli attori agiscono. Il famoso giardino delle visciole è suggerito allo spettatore ogni volta che gli attori si dirigono verso la porta che ne da l'accesso. Non è cosa da poco, molti registi moderni amano rappresentare e far vedere tutto, lasciando poco spazio all'immaginario mentale, tanto efficace soprattutto in teatro, considerando anche il forte risparmio economico. Alla fine questa è tutta esperienza che un regista del talento di Magelli ormai ha assodato e consolidato nelle sue plurime esperienze.Non a caso Magelli affida la colonna sonora dello spettacolo a un compositore teatrale come Arturo Annecchino.

Molto elevato anche il livello attoriale sia maschile che femminile delle due compagnie,dalla cui unione è nato lo spettacolo. Da ricordare: Sara Zanobbio nel ruolo della giovane figlia Anja, Elisa Cecilia Langone la figlia cerebrale,Varja (ottimo studio del personaggio); Silvia Piovan l'eccentrica cameriera Dunjasa; Paolo Meloni,il commuovente vecchio cameriere Firs; Corrado Giannetti nel ruolo sentimentale di Epichodov; Daniel Dwerryhouse un' esilarante Simeonov; Fabio Mascagni,l'attento studente Trofimov; Mauro Malinverno in un Leonid Gaev molto Kenneth Branagh ; e infine non per demerito ma per talento:Luigi Tontoranelli nel ruolo di Lopachin.

Interessanti sono alcune scelte simboliche, benché già viste non si rivelano banali ma appropriate al testo. Ad es. il nudo scenico della Ravenskaja, che si spoglia letteralmente di tutti i beni. Non è una scena forzata, viene preparata, atto per atto, con la svestizione di alcune parti del corpo dei vari personaggi. È da citare anche il lavoro artistico svolto da Giovanni Santarelli: nell'atrio del teatro infatti sono esposte buona parte delle stupende foto di scena da lui elaborate.
Uno spettacolo fortemente consigliato.Un giardino dei ciliegi moderno e molto fedele al testo ( lo stesso Magelli ha curato la traduzione dal testo originale). Nonostante i tagli finanziari al teatro si continua a vedere qua e là qualche spettacolo degno di nota, senza abbassarci ai soliti onemanshow o ai residui televisivi dei vari talkshow .

Ricordiamo che lo spettacolo rimarrà al Metastasio di Prato fino al 4 dicembre, per poi spostarsi al Teatro Massimo di Cagliari dall'9 al 18 dicembre.

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