Cenerentola a Palermo

Francesca Cecconi - 30.03.2011 testo grande testo normale

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Tags: Emma Dante, Cenerentola, Pistoia, Teatro Manzoni

Curioso allestimento per lo spettacolo Anastasia, Genoveffa e Cenerentola di Emma Dante andato in scena domenica 27 marzo al Teatro Manzoni di Pistoia

"Mamma, non voglio andare a teatro, voglio andare al cinema!"
La voce è di un bambino che, in fila con altri suoi coetanei, attende l'apertura del teatro Manzoni di Pistoia, dove va in scena uno degli ultimi appuntamenti della rassegna Piccolo Sipario - A teatro con la famiglia1, ovvero Anastasia, Genoveffa e Cenerentola, rilettura "per bambini e per adulti"della fiaba dei fratelli Grimm, per la regia di Emma Dante.

A Emma Dante piace sperimentare e ancora una volta ce lo mostra con l'ultima sua produzione, nella quale - dopo essere passata dal teatro di prosa (La trilogia della famiglia, Carnezzeria, La scimia) al teatro lirico (cura nel 2009 la regia dell'opera Carmen di Bizet) - si cimenta per la prima volta nel teatro per l'infanzia.
La scenografia è completamente inesistente, se non per una tenda posta al centro del palco, dietro la quale gli attori della compagnia vanno a cambiarsi, costretti a interpretare sei personaggi in quattro. Tutto questo ricorda molto il teatro greco, dove si aveva sia la tenda per il cambio d'abito sia l'utilizzo di pochi attori per più parti.

Molti sono gli elementi che ormai da tempo permettono allo spettatore di riconoscere uno spettacolo della regista sicula, e anche in quest'ultimo riemergono. Primo fra tutti è l'utilizzo della lingua: il dialetto palermitano (comprensibile grazie alla forte componente gestica che lo accompagna). In Anastasia, Genoveffa e Cenerentola il dialetto diventa il linguaggio della sfera privata, dove i personaggi si lasciano andare senza troppe preoccupazioni; mentre l'italiano corretto, diventa la lingua delle persone colte, che la matrigna arricchisce addirittura con alcuni francesismi. Un altro elemento proprio della poetica di Emma Dante è quello della famiglia disastrata. Come nei tre spettacoli racchiusi nella Trilogia della famiglia anche qui abbiamo familiari costretti a stare insieme contro il loro volere.
Ma lo spettacolo con le sue autocitazioni (che gli amanti della regista noteranno e apprezzeranno) riesce comunque a mantenere un delicato equilibrio: se da un lato il bambino si diverte tra i tanti mutamenti di costume e le derive slapstick dei personaggi, dall'altro l'adulto viene riportato indietro nel tempo non solo dalla vecchia favola popolare ma anche grazie alla colonna sonora. Sulle note di Michael Jackson le sorellastre e la matrigna si preparano per andare al ballo in una esilarante sfilata di moda; Perdere l'amore di Ranieri è l'urlo disperato del principe che ha perso la sua amata Cenerentola, Senza fine accompagna la danza dei due amanti e ancora Liza Minelli, Bjork, Piazzolla... insomma, ce n'è proprio per tutti i gusti.

E così, dopo cinquanta minuti di un piacevole pomeriggio a teatro, la platea è tutto un risuonare di: "Mamma, ma domani si ritorna vero?"

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