Collettivo Insoliti --> Al Mef Il senso delle cose sta dietro la polvere

Giovanni Bertuccio - 22.03.2016 testo grande testo normale

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Tags: monica secco, collettivo insoliti, artemovimento, il senso delle cose si nasconde sotto la polvere

Vedo troppa poca verità e l'incapacità di mettere in atto veri cambiamenti. Il limite o la vulnerabilità sembrano sempre essere nascosti. Perché, mi chiedo, se sono poeticamente così commoventi in ognuno di noi? Così metto in scena dei matti disorientati che cercano la direzione, uno spazio, una carezza e... cosa trovano correndo e vaneggiando? Nulla, rimangono persi fino a toccare la loro vulnerabilità, riconoscendola. Monica Secco

Sono passati due anni da quando, sul finire del 2014, avevamo scoperto Insoliti, che vestito da festival, regalava al pubblico ottime danze in insolite locations. Ora il festival si fa Collettivo senza perdere, però, verve e voglia di affermazione.
Dopo Primo strato d'amore, Monica secco, sempre al Mef - Museo Ettore Fico - porta in scena Il senso delle cose sta dietro la polvere. Coreografia stratificata e site specific che cerca di indagare come il corpo, nel quotidiano, risponde a stimoli sia interni che esterni. Se con Primo strato d'amore ci invitava a cogliere il vero senso del fonema Amore, quasi ri-spolverando il senso de L'arte di amare di Fromm, con Il senso delle cose sta sotto la polvere, dopo quasi due anni, e in piena primavera, ci consiglia di fare pulizia, di andare oltre e di trovare, nelle nostre case così dentro noi stessi, l'origine, il senso primo che muove vita personale e vivere associato.
Attraverso una danza che si compone di movimenti che tutti facciamo e attraverso gesti che tutti compiamo si dispiega, nei bellissimi spazi del Mef, un'umanità ancora "vagante", poetica certo, ma priva di una reale e consapevole direzione. Combattuti fra leggi interne e regole sociali, i protagonisti mostrano un mondo condizionato, in cui, non solo le scelte sono spesso indotte, ma le verità, di chi crede di avere il potere di decidere, le si nasconde sotto la polvere.
Proviamo adesso a spolverare e attraverso le parole di Monica Secco cerchiamo di dare, ancora più senso allo spettacolo, e di capire meglio Insoliti, il Collettivo.

D. Insoliti, da Festival a Collettivo. La nuova compagine.

R. Il Festival Insoliti come tutti sanno ha portato avanti azioni di scambio, ospitalità, discussione mettendo insieme ospiti di grande rilievo quali Virgilio Sieni, Enzo Cosimi e Ultima Vez con giovani autori, coreografi e artisti in genere del settore. Da subito con una rete di partner italiani, francesi e portoghesi. Ora nel 2016 non avendo più un sostegno adeguato di Regione e Comune, e, dopo anni di fatiche per tentare di ricrearsi per non invadere altre scene - o meglio per creare paesaggi alternativi ad altre realtà che operano sul settore, cercando con una debole economia di sostenere sempre i partner (viaggi, rappresentanza, progetti di vario genere, ospitalità, ecc) - ho pensato che non ci fosse più un adeguato spazio per il festival Insoliti e quindi o accolto un consiglio che molti mi avevano dato in passato, quello di guardare a me, alle mie creazioni e al mio lavoro coreografico e autoriale. Così una sospensione del festival e una nuova realtà quella di un Collettivo che è formato dal sodalizio artistico e organizzativo tra alcuni dei partner, in cui vigerà la formula dell'ospitalità reciproca, ma con l'attenzione e il focus alla parte artistico autoriale personale dei coreografi. Altra cosa parallela, il collettivo Insoliti sarà il nome della neonata compagnia composta da vari elementi, giovani alcuni, e un tantino più esperti e attempati altri, con l'idea e la vocazione di esprimere esperienze in scena e portare i lavori in giro, in Italia e all'estero. Ecco che, così nasce Collettivo Insoliti.

D. Teatro, danza, gesto, artivisive. Il tuo gusto, figlio di una formazione amplissima sia come interprete che come insegnante e coreografa, costruisce, sempre, spettacoli che possono leggersi da più punti di vista. Cosa nasce per primo nell'ideazione della piéce? Suggestione personale o confronto collettivo?

R. Per primo nasce il bisogno. L'urgenza di poter dire qualcosa che è nei sotterranei dell'inconscio ed attende di essere espressa, comunicata. L'ombra che tutti vogliamo nascondere. Tecnicamente tutto nasce dalle risposte ad alcune domande attraverso il corpo (quindi un solo gesto e poi una partitura e poi la voce. Non ci sono limiti). Dalle mie suggestioni nasce il confronto con il gruppo e quindi una molteplicità di varianti che si mettono in scena tutte, fino ad eliminare il superfluo. Di solito parto dal caos per finire con altrettanto caos, ma, stavolta, funzionale al tema.

D. Il testo. Dopo Primo Strato d'amore, coreografia presentata sempre al Mef per Insoliti festival 2014, ci suggerisci che Il senso delle cose sta dietro la polvere. Parlaci della necessità di raccontare ciò che si nasconde sotto, di narrare di cose poco visibili.

R. Si, io vedo troppa poca verità e l'incapacità di mettere in atto veri cambiamenti. Il limite o la vulnerabilità sembrano sempre essere nascosti. Perché, mi chiedo, se sono poeticamente così commoventi in ognuno di noi? Così metto in scena dei matti disorientati che cercano la direzione, uno spazio, una carezza e... cosa trovano correndo e vaneggiando? Nulla, rimangono persi fino a toccare la loro vulnerabilità, riconoscendola. Solo allora una vera direzione sarà possibile, perché ogni cosa è possibile!

D. Il gesto. Il quotidiano dei lavori domestici: spazzare, spolverare, scrollarsi di dosso la polvere, smuovere l'aria davanti gli occhi - come in Im bade wannen di Susanne Linke - crea la grammatica con cui, poi, scrivere la danza.

R. Si, si esattamente! Ma mancava l'elemento scenico, la polvere. Non potevamo usarla al Mef perché alcuni gesti erano agganciati anche all'elemento reale, sentito addosso. A Verona, ad esempio, siamo andati in scena tutti vestiti, con le scarpe e pieni di polvere sui vestiti: un effetto carino.

D. La coreografia. Spiegata su più livelli, sfruttando anche la fuga prospettica dello spazio del Mef in cui la luce naturale diventa parte della drammaturgia, la scrittura di danza racconta aspetti diversi dei sentimenti e delle ordinarie follie. Tu, vestita di grigio in un mondo forse a colori, passi da una situazione all'altra, un po' vittima un po' carnefice? O semplicemente umana troppo umana?

R. Troppo umana senz'altro ed è quello che mi piace vedere in scena, un'umanità dichiarata. Perché è li che si rischia! Vittima e carnefice sono le due facce di una stessa medaglia e rappresentano i nostri conflitti. Quante volte resistiamo ad un cambiamento, ad aprire nuovi varchi e seguire l'intuito? Ci boicottiamo continuamente perché non ci accettiamo o abbiamo paura di restare soli. Così non ci muoviamo mai, come recita il testo Polvere di Damiano Fiorella.

D. Torino. Nonostante la qualità degli spettacoli proposti e lo sguardo internazionale, perché Insoliti sopravvive, invece di avere una vita florida?

R. Me lo sono chiesta spesso anch'io, ma ci sono forze misteriose che governano il senso delle cose (ahahah..). I direttori artistici di Interplay e Torinodanza anni fa, ad esempio, mi consigliarono di fare solo la coreografa e curare solo la creazione invece di un Festival. Un generoso consiglio, per faticare tutti meno... Poi amo la libertà, la gratitudine e la riconoscenza e Insoliti è, sicuramente, un pezzo di storia. Non abbiamo comunque più il contributo Regionale, né quello del Comune, siamo quasi più riconosciuti all'estero che non a casa nostra. Forse non sono ancora riuscita a presentarmi bene, come dice Patty Smith, non fermarti se credi! Comunque sono pronta per questa nuova veste e grata di cominciare una nuova avventura. Spero presto che le istituzioni riconoscano di nuovo una parte anche per me, anche se non sara' più con un Festival ma un Collettivo di artisti e creativi.

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