PalcoscenicoDanza --> Anticipazioni dal direttore artistico

Giovanni Bertuccio - 09.02.2016 testo grande testo normale

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Tags: palcoscenicodanza, mohovich, stagionetpe, danza formale

9 performance, 6 in prima nazionale --> Palcoscenico Danza, il 19 febbraio inaugura con la MM Contemporary Dance Company. Molte le novità, scopriamole con l'intervista al direttore artistico Paolo Mohovich.

Con inaugurazione il 19 febbraio, Palcoscenicodanza, all’interno del cartellone di Fondazione TPE, apre a La Casa del Teatro Ragazzi e Giovani, con Carmen/Bolero di MM Contemporary Dance Company, con le coreografie di Emanuele Soavi e Michele Merola. Tante le novità di quest'anno. Nuove location, nuovi progetti con la volontà di fare sistema sul territorio con le realtà più affini. Alcune anticipazioni dal direttore artistico Paolo Mohovich.

D. Il 19 inaugura la nuova stagione di Palcoscenicodanza. Quali le novità rispetto l'edizione passata?

R. Questa edizione sarà totalmente diversa da quella precedente. Un'attenzione particolare sarà rivolta alla danza italiana emergente, come il caso del progetto Permutazioni e lo spettacolo dell'Eko Dance Project, senza tralasciare autori consolidati come Roberto Zappalà, Ambra Senatore e anche la MM Contemporary Dance Company di Michele Merola. E non dimenticando, infine, la vetrina internazionale che Palcoscenicodanza offre con le formazioni estere.

D. La rassegna si è sempre caratterizzata per la scelta di una danza formale, lontana dalle ibridazioni contemporanee. Come mai questa esigenza?

R. Il mio background artistico mi spinge a cercare un tipo di danza che mette al centro dell'azione il danzatore, con la sua fisicità e l'espressione artistica che ne scaturisce. Ovviamente ci sono sempre un paio di appuntamenti più teatrali, come è il caso, in questa edizione, di Ambra Senatore. Ma prevale la danza pura e questo anche per offrire qualcosa di diverso rispetto agli altri festival cittadini, con i quali abbiamo sempre dei punti in comune ma anche delle differenze concettuali importanti, atte a diversificare l'offerta.

D. Dopo Vignale Monferrato Festival, grazie a te, la Compagnia Zappalà torna in Piemonte. Un motivo d'orgoglio avere in rassegna uno dei tre Centri d'eccellenza per la Danza in Italia?

R. Sono molto felice di ospitare la compagnia Zappala, uno dei tre nuovi centri nazionali di produzione. Compagnia che opera in Sicilia con un ampia proiezione nazionale e internazionale. Con uno stile, quello di Roberto, molto peculiare che non si pone limiti nella ricerca concettuale - direi molto onesto e coraggioso - e che privilegia l'eccellenza dell'esecuzione. Per PalcoscenicoDanza ho scelto il loro pezzo, forse, più danzato e meno teatrale, "Anticorpi", ispirato ai microorganismi osservati al microscopio.

D. La tua carriera è internazionale così come il tuo punto di vista. Cosa manca, secondo te, nel panorama della danza Italiana?

R. Paragonando il panorama della danza italiana con le realtà di altri paesi, a mio avviso, credo manchi una maggior ricerca nell'ambito della danza formale. Abbiamo le sempre più scarse compagnie protette o istituzionali che rappresentano il repertorio classico e contemporaneo e, al contempo, una miriade di compagnie di danza contemporanea di ricerca molto contaminata con il teatro e generalmente con risorse limitate e pochi danzatori. Salvo pochissime realtà è difficile individuare quelle compagnie e/o autori che si occupano di danza contemporanea formalista e anche di balletto contemporaneo. Forse perché è uno stile che necessita di più mezzi e per questo non prospera come dovrebbe nel nostro paese.

D. Torino: cultura della danza, visto la sua enorme varietà propositiva, o semplice mercato salottiero?

R. E' vero che Torino ha molto del salotto! Difficile vedere molti giovani agli spettacoli di danza. Ma prendiamo il lato positivo della grande offerta della città forse più "danzerina" d'Italia. Piuttosto dovremmo tutti occuparci di più di politiche o azioni che fomentino l'interesse del pubblico giovane verso la danza, che esiste ma a mio parere non è sufficiente. Questo crea la sensazione a volte che si tratti di un fenomeno d'élite, di cultura borghese o radical chic di cui Torino è impregnata.


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