Quintetto --> Marco Chenevier alle Officine Caos

Giovanni Bertuccio - 15.01.2016 testo grande testo normale

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Tags: quintetto, tida, stalkerteatro, officinecaos

...l'urgenza è di raccontare la crisi economica. Il teatro, la danza, stanno benissimo. Sono i teatranti ed i danzatori che sono spinti alla sofferenza da una classe politica feroce, da direzioni artistiche incompetenti e dalla mancanza di mezzi.Sarà perché è qualcosa che muove il pensiero? E non sia mai... (Marco Chenevier, Tida)

Dopo aver vinto il Be Festival 2015 e dopo la loro presenza al Mirabilia Festival i Tida tornano a Torino.
Dopo Eckhart é la volta di assistere a Quintetto, lavoro antecedente La scelta, che indaga e mostra la nostra crisi economica. Linguaggio personalissimo che fra cultura, danza e intrattenimento, trapela una concezione dell'arte altissima. Arte radicata nel presente ma che dal contingente pretende di elevarsi. Filosofia in danza raccontata con intelligente ironia. Il presente è in crisi e Quintetto, mettendo in scena le conseguenze sul piano artistico, mira a sensibilizzare il pubblico - che è coprotagonista sulla scena - ad una partecipata cooperazione. Leggiamo adesso le parole, ironiche a volte mordaci, ma sempre intelligenti di Marco Chenevier.

Dalla filosofia alla scienza. Dopo Eckhart, la Montalcini: come nasce Quintetto.

In realtà Quintetto è uno spettacolo precedente "la scelta beati pauperes in spiritu - eckhart project". Quindi siamo semmai passati dalla scienza alla mistica... Ma non è un matrimonio né con la scienza né con la mistica. La nostra è una danza con il pensiero prima di tutto. Pensiero scientifico, pensiero filosofico, pensiero teologico se contestualizzato storicamente. Quintetto nasce giocando con le costrizioni economiche. E Rita Levi Montalcini iniziò il suo lavoro di ricerca in situazioni non certo migliori, sperimentando su uova di pollo in laboratori di fortuna.

L'urgenza di raccontare la crisi culturale.

Prima di tutto l'urgenza è di raccontare la crisi economica. Il teatro, la danza, stanno benissimo. Sono i teatranti ed i danzatori che sono spinti alla sofferenza da una classe politica feroce, da direzioni artistiche incompetenti e dalla mancanza di mezzi. Il teatro in Italia è condannato alla marginalità. La teatralità diffusa è attaccata da ogni lato ed il pubblico quasi respinto dalle sale con a-politiche di comunicazione/sensibilizzazione/formazione del pubblico. Sarà perché è qualcosa che muove il pensiero? E non sia mai... Purtroppo gli artisti sono un po' impotenti in questa crisi. Sono i più fragili, i più criticabili, i più facilmente mettibili alla berlina. Il sistema di produzione è marcio, ma raramente viene messo in discussione il fondamento: il sistema di produzione e circuitazione degli spettacoli e tutte le attività sul territorio che i singoli spazi dovrebbero compiere.

La danza, sempre elegante e poetica, in Quintetto sembra ricerca nostalgia di qualcosa che può ancora essere. Insomma regali al pubblico i tuoi soli e lasci sempre a noi, l'idea di come potrebbe essere la coreografia ultimata, contributi permettendo..

Grazie...

La partecipazione del pubblico sottolinea forse, quanto l'arte, la danza siano serie e quindi professionalità ancora non molto riconosciute?

No, non è questo l'intento. La partecipazione vuole suggerire un'uscita dalla crisi economica: la cooperazione, la partecipazione ad un progetto comune (in questo caso un semplice spettacolo) e la dimensione trans-personale.

I riconoscimenti, sempre all'estero. Come mai secondo te?

I don't understand this question...


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