In Chopin --> Opera prima per Marco De Alteriis

Giovanni Bertuccio - 25.11.2015 testo grande testo normale

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Tags: in chopin, de alteriis, balletto teatro torino, lavanderia

"bisogna cercare di restare con i piedi per terra e non alzare il naso, innanzitutto perché non ce n'è bisogno e poi perché soltanto restando saldi e stabili, si ha la capacità di cimentarsi in ruoli differenti". De Alteriis (padre). L'intervista, a Marco De Alteriis!

Presentata al pubblico, questo luglio, nella cornice di Mirabilia 15, la prima creazione di Marco De Alteriis, giovanissimo coreografo del Balletto Teatro Torino, dopo la tournée estiva, torna al luogo in cui è stata concepita. Con In Chopin, a La Lavanderia a Vapore di Collegno, si celebra il debutto coreografico del danzatore napoletano.
Raffinata e ironica, provocatoria e poetica, la scrittura di danza in In Chopin si barcamena abilmente fra codice classico e codice contemporaneo, e l'insieme in De Alteriis si fa grammatica personale, sintesi delle migliori esperienze coreutiche internazionali. La leggerezza classica, con le sue elevazione e i salti aristocratici, si sposa perfettamente con le "brutture" contemporanee e con le sporcizie di un corpo vissuto quotidianamente. Insomma movimenti, tic, spasmi, azioni ritmiche consuete, in In Chopin si ergono dalla banalità e si fanno danza che eleva.
Perché la vita è l'insieme del sacro e del profano, della "cultura alta" che si incontra con "quella bassa". Sensibilità che i napoletani, i vecchi Borboni, hanno scritto nel loro dna, e che il coreografo manifesta.
Ma con questa prima opera, De ALteriis, non mostra solo di aver studiato, nella capacità coreografica e nella padronanza di più tecniche, ma concede alla danza, il suo media comunicativo, uno scopo più alto: sceglie Chopin, perché lo conosce e lo apprezza, e decide di parlare d'Amore. Oggi, soprattutto oggi. In quest'era d'odio generalizzato, capace di ibernare sentimenti particolari, come l'affetto, la tenerezza, la compassione e l'empatia, fino a giungere al sentimento più alto.
Ecco In Chopin non manca nulla: abbiamo il movente, questo si fa ottima danza; abbiamo il senso della mancanza e il conseguente invito al ravvedimento. Abbiamo la bellezza, che sempre ci salva. Abbiamo l'energia rabbiosa che serve per sopravvivere. Si trova, cosa assai più importate, l'umiltà e il sacrificio della, futura, riuscita. Perché Torino è piena di danzatori e coreografi, ma l'arte necessita di artisti! E In Chopin è la prima opera di un futuro artista, lo stesso che La Repubblica ha definito "la nuova stella". Leggiamo, adesso, e conosciamo meglio, il mondo di Marco De Alteriis.

D. Dal 2008, anno del tuo diploma napoletano, ad adesso, in soli sette anni, vinci due borse di studio - una al Tulsa Ballet, in Oklahoma – USA, e una all'Accademia Nazionale di Danza di Roma -, lavori come professionista in Spagna con le due migliori compagnie nazionali - Dantzaz Konpainia e Ballet Teatres de la Generalitat - danzi per i migliori nomi della coreografia contemporanea, diventi coreografo residente, dopo Matteo Levaggi, alla Lavanderia. Un curriculum niente male a soli 26 anni..

R. Si, ricordo come se fosse ieri il giorno del mio diploma a Napoli, come il check in da Roma per l'America, come la Prima a San Sebastian o a Valencia, ho tutto nella mente nei minimi dettagli. Esperienze indimenticabili che hanno lasciato un grande segno in me, come uomo e come artista. Si, ho avuto la fortuna di lavorare con alcuni dei più grandi della scena contemporanea e di sperimentare me stesso ogni volta in materiale nuovo. Oggi sono onorato e soddisfatto di risiedere al Balletto Teatro di Torino e di creare e mettermi quotidianamente alla prova negli splendidi spazi della Lavanderia a Vapore di Collegno.

D. 2013. Da danzatore a coreografo del BTT. Cosa è cambiato, se qualcosa lo è, nel tuo vivere la danza. Sguardo, paure, responsabilità..

R. Il passaggio da danzatore a coreografo del BTT non ha portato in me nessuna trasformazione in quanto persona, ma rispetto al lavoro, credo sia netto il cambio dall'essere danzatore all'essere coreografo. All'interno della parola "spettacolo" credo che entrambi i ruoli siano fondamentali, ed entrambi mi affascinano. Molto.
Sguardo, paure e responsabilità esistono nelle vesti di danzatore come in quelle di coreografo, magari in modi differenti, ma ciò non significa che una veste sia più importante dell'altra. Danzatore e coreografo: nel mio caso è come se avessi un tastino dietro la testa, sai come un interruttore della luce, solo che invece di on/off c'è scritto danzatore/coreografo.
Mio padre mi dice sempre: "bisogna cercare di restare con i piedi per terra e non alzare il naso, innanzitutto perché non ce n'è bisogno e poi perché soltanto restando saldi e stabili si ha la capacità di cimentarsi in ruoli differenti". In teoria non è nemmeno così difficile, siamo artisti e siamo abituati ad entrare ogni giorno nelle vesti di qualcun'altro.

D. "La follia" per Aliento de Alma, le note del "poeta del pianofrote" per In Chopin. Sensibilità musicale sempre attenta e legata a ciò che vuole esprimere la danza. Cosa nasce per primo nella tua creazione, la suggestione fisica o quella sonora?

R. Credo che la musica svolga un ruolo fondamentale, almeno fino ad oggi, nelle mie creazioni. Non saprei dirti cosa viene prima tra danza e musica, sai, ma sono sicuro che quando arriva la "visione" lo fa in un modo profondo e pieno, completo di musica, danza, luce e costumi. Sono affascinato dalla musica e dalla sperimentazione della danza. Quando immagino una scena provo a disegnare l'aria con delle ipotetiche linee suggerite dai flussi emotivi provenienti dalla musica che ascolto in quel determinato momento. Quindi la danza è qualcosa che viene dopo ma è comunque presente e fondamentale. Posso dire che la danza viene appena dopo la suggestione sonora perché dall'immaginazione fantasiosa alla realtà con i danzatori in studio potrebbe esserci sicuramente qualche cambio.

D. La Danza. Il corpo sbilenco: spalle alte, posizioni da primate, tic fisici. Fra forme classiche e irruenze del quotidiano, la ricerca del movimento..

R. La danza per me è quotidianità. Io credo che il danzatore prima della tecnica e qualità di movimento, sia una persona. Una persona normale. Qualcuno che vive in questo mondo e non in un mondo parallelo come spesso pensa la gente estranea alla danza. Mi piace lasciare ai danzatori la libertà di farsi trasportare e di farsi sorprendere nel modo più naturale possibile, senza avere il marchio : "io sono un ballerino". La mia ricerca viene appunto dalla naturalezza, danza come sentimento e non come movimento.

D. Il Rosso. Passione, amore, desiderio. Pudore ed estasi, abbandono e possessione. Asessualità del sentimento. Perché scegliere di raccontare l'amore? O quale aspetto, di quello, ti interessa particolarmente?

R. In verità ascolto le musico-poesie di Chopin da tantissimi anni, sin dai primi amori adolescenziali, ed ho sempre associato Chopin all'amore. Era il sottofondo delle confessioni più segrete che facevo a me stesso ma anche il tappeto rosso dove con la penna scrivevo alla mia amata. Ho scelto di raccontare l'amore con Chopin, perché credo che attraverso ogni nota la sua musica abbia una capacità spudorata di arrivare al più profondo inconscio di ogni persona, come qualcosa di meraviglioso, come l'amore.

D. Progetti futuri? Dacci qualche anteprima.

R. I miei progetti futuri. Innanzitutto con immenso piacere continuerà l'attività svolta alla Lavanderia a Vapore di Collegno con il Balletto Teatro di Torino. A Marzo saremo in scena con Ba-Rock, uno spettacolo nato dalla collaborazione con BTT e RivoliMusica, e ad Aprile avremo il piacere di condividere la scena con il grande Paolo Fresu. Nei primi giorni di Dicembre sarò a Milano e avrò l'onore di creare per due grandi artisti come Sabrina Brazzo ed Andrea Volpintesta.
Il progetto futuro più importante per me è seguire il cammino sotto il tetto di un unica parola: "condivisione". La Danza per me e per il BTT è condivisione, condividere con le persone la nostra arte e la nostra energia. Per questo motivo abbiamo deciso, in collaborazione con Fondazione Piemonte dal Vivo, di tenere sempre aperte le porte della nostra sala di danza verso quelle persone danzatori e non, che vogliono tenersi in allenamento, passare una giornata differente, capire cos'è la vita all'interno di una compagnia di danza, assistere alle prove o approfondire la conoscenza della danza in Italia.

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