Second life - Tito Faraci «Non mi avevano mai fatto un'intervista così»

Annalisa Cameli - 16.12.2011 testo grande testo normale

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Tags: second life, tito faraci, oltre la soglia, dylan dog

…dice mentre gli crolla il soffitto sulla testa. Il noto sceneggiatore di fumetti – fra cui Dylan Dog, Diabolik, Tex, SpiderMan - accetta la sfida virtuale e si fa intervistare in Second Life. Un grande evento.

Per noi che viviamo la nostra seconda vita ormai da anni, teletrasportarci, volare, partecipare a grandi eventi.. è quasi normalità. Quasi perché poi capita che un giorno, mentre sei completamente inglobato e travolto dal lavoro virtuale – in SL creo vestiti ed ho un negozio, ma ormai dovreste aver imparato a conoscere la mia seconda vita-, arriva un avatar che ti dice "Sai, su Twitter ho conosciuto Tito Faraci, fra un paio di settimane lo intervistiamo, vorrei qualcosa di davvero particolare, collaboriamo?".

L'avatar è Giovanni dalla Bona, docente milanese e owner dell'isola Imparafacile, e Tito Faraci è uno sceneggiatore italiano, autore di varie storie per Topolino, PKNA, Dylan Dog, Martin Mystère, Zagor, Lupo Alberto, Diabolik, Nick Raider e Magico Vento; è stato uno dei primi scrittori italiani ad essersi confrontato con personaggi dei comic statunitensi, della Marvel Comics nello specifico, con l'Uomo Ragno, Devil e Capitan America.

Quest'anno si è confrontato con la stesura di un romanzo per la Piemme edizioni, " Oltre la soglia" nell'ottobre 2011, dove si racconta che "Un terribile virus ha colpito gli uomini: tutti gli adulti diventano velocemente "adulterati", esseri violenti, spinti dalle emozioni più animalesche. Ad aggirarsi per la città ormai abbandonata e distrutta, restano solo gruppi di ragazzi in cerca di cibo, acqua e un posto sicuro dove vivere".

Così mercoledì 14 dicembre, presso l'isola di Imparafacile, è stata data vita al romanzo di Faraci, nell'ambientazione realizzata da MarkWD Helendale per l'occasione gli avatar sono dovuti scappare dagli adulterati fra le vie degradate e distrutte della città, per trovare rifugio in un garage dove per più di un'ora e mezza Faraci ha raccontato il suo incubo, immerso nel suo incubo, in un ambiente - nonostante le grida degli adulterati imprigionati – amichevole che ha permesso a tutti i presenti di interagire senza il timore della fisicità che si potrebbe provare in un incontro dal vivo.

«Un intervista così non l'ho mai fatta – commenta a caldo Tito Faraci dopo che metà soffitto gli è piombato in testa – è un lavoro gigantesco, ogni cosa è una sopresa, la cura, l'interpretazione… non ho parole tranne grazie! Mi avete coccolato, ero preoccupato, ma è stato facilissimo e gratificante».

Quando hai iniziato a scrivere Oltre la soglia, sapevi già dove volevi arrivare? Ovvero, quello che c'è in mezzo fra l'inizio e la fine era preventivato o la storia si è formata strada facendo
«Il romanzo è stata un'esperienza nuovissima. È come ora, sono emozionato e stupefatto, siete tantissimi, così è stato per me nuova questa esperienza del romanzo. Scrivere un romanzo è diverso dallo scrivere fumetti, soprattutto il primo capitolo è stata un'esperienza particolare. Avevo semplicemente detto all'editor quattro parole, che "tutti gli adulti impazziscono", ma era davvero poco seppur interessante come storia. Mi ha chiesto una scaletta e qualche capitolo da leggere, non sapevo da che parte sarebbe andata la storia, e non sapevo fino a che punto sarei uscito a fare male a me stesso. Perché il libro mi ha fatto davvero male, soprattutto il primo capitolo. Così mi sono messo al pc, finito il mio nrmale lavoro - per quanto possa essere normale il mio lavoro -, e ho pensato "vediamo se riesco a scrivere qualcosa di veramente doloroso", e sono partito con questo capitolo. Non sapevo dove stavo andando – e questa è una cosa che racconto a voi per la prima volta. -, ho scritto di getto il primo ed il secondo.
Le editor sono rimaste colpite, così ho fatto una scaletta, che in genere non faccio mai, con le sceneggiature dei fumetti scopro sempre la storia mano a mano, ma questa volta era così nuova che ho preferito agire così».
Molti elementi sono arrivati dopo, come la storia d'amore fra Nico e Sara assolutamente imprevista: erano due personaggi che neanche erano nella scaletta. Neanche il leader era previsto, sono nate da sole, per quanto io sia andato da A a B sono state molte le cose che si sono autoalimentate, come la nascita di personaggi che non c'erano all'inizio».

Quindi non c'è una regola per scrivere, dipende da ciò che s scrive
«Per me è stata la prima volta, quindi non so se ci sono regole stabilite. Avevo scritto un romanzo per bambini, breve, ma senza sminuirlo era un'altra cosa. Con Oltre la soglia è stato diverso, è stata la prima volta, mano a mano scoprivo delle cose, è come se il romanzo sia una cosa viva, cresce in tutte le sue parti sotto le tue mani, anche all'indietro: scrivi e poi magari torni a ritroso con le pagine a metà racconto e aggiungi delle cose, poi vai avanti, poi torni indietro e… poi per fortuna alla fine me l'hanno tolto di mano. Non so quindi quale sia il metodo giusto, Oltre la soglia è stato scritto per metà in un anno e l'altra metà in 3 mesi, sono cambiati anche i ritmi.
Temevo poi la fase di revisione, ma non è stata lunga, le editor sono state clementi ed è piaciuto subito, quindi alla fine questo metodo ha funzionato. Devo dire inoltre che mi ha aiutato molto la mia editor Elena Orlandi che ha accettato anche solo mezzo romanzo per l'approvazione».

Quanto influisce nel tuo lavoro il fatto che gli altri trasportano in immagini le cose che tu scrivi
«In genere si dice "scrivere fumetti", in realtà si dice "sceneggiare", proprio perché si scrivono non soltanto i dialoghi, ma un vero e proprio testo che aiuta l'illustratore a realizzare le tavole. In realtà poi sono poche le parole che arrivano al lettore.
Una sceneggiatura non è quindi così vicina e diretta al prodotto finale come lo è un romanzo, perchè c'è la mediazione dell'illustratore: si scrive molto, sopratutto descrizioni, spiegazioni. Devo dire che questo nel particolare mi ha aiutato con la stesura del romanzo, sono soddisfatto per le descrizioni che fanno calare bene le persone nell'ambientazione, come anche mi sono state utili la capacità di sintesi ed il fatto di dare informazioni utili subito, come si fa nel fumetto. Tutto sommato quindi del romanzo non butterei via nulla».

Come nasce l'idea del romanzo
«"Tutti gli adulti impazziscono", gira tutto attorno a queste quattro parole. Successe che un giorno mi aggiravo per i laboratori ed incontro Alice Fornasetti (Senior Editor de Il Battello a Vapore/Freeway presso Edizioni Piemme) e mi disse "so che scrivi Dylan Dog, stiamo cercando un romanzo da hit" e io ho risposto "lo sto cercando anche io". Così abbiamo parlato dell'idea, avevo già in mente un horror che si svolge alla luce del sole, in un ambiente urbano con ragazzi e gli adulti che impazziscono. Pensavo agli zombie, ma in un film o in un fumetto è diverso, volevo una cosa cattiva, d'assedio, pensavo a Romero, "La notte dei morti viventi", a "La città fu distrutta all'alba" in cui si parla di epidemia che trasforma tutti in pazzi pericolosi… Poi ad una cena di autori della Bonelli mi è venuta in mente questa cosa: la paura di diventare adulto mi aveva affascinato, queste due paure, adulti impazziti e la paura di diventare adulti e quindi di di impazzire quando si cresce».
Perchè dovrei regalare il tuo libro ad una tredicenne?
«Faceva paura a me mentre lo scrivevo, per la pazzia per la storia. Ma considero questo libro avvincente, riesce a far stare incollato il lettore. E poi penso che sia un libro che faccia riflettere sulla paura di diventare adulti»

Quali sono gli autori a cui ti ispiri
« Sicuramente Stephen King è molto presente in Oltre la soglia, è stato una stella polare, irragiungibile di certo, ma che mi ha dato una direzione, un imprescindibile riferimento, anche se crudele e cattivo.
Poi Oltre la soglia ha due genitori, "Il signore delle mosche" di William e "Io sono leggenda" di Richard Matheson. È chiaro poi che l'essperienza di Dylan Dog è stata importante, quindi anche Tiziano Sclavi è un riferimento importante, Nonostante tutto credo che sia riuscito a tirare fuori la mia voce e vado fiero anche di aver trovato la mia strada, senza dover copiare nessuno».

Ci sono molti riferimenti musicali che vengono utilizzati non solo come colonna sonora ma come caratterizzazione dei ragazzi. In alcuni casi ci sono riferimenti precisi. Qual è la musica che piace a te, come hai utilizzato la musica in questo libro e da questi brani hai ricavati le scene
«Ho messo dentro molte delle mie ossessioni. Ascolto moltissima musica e dentro c'è di tutto fra le cose che mi piacciono: U2 Prodigi, Nirvana… Ho pensato a dei ragazzi che ascoltano musica come appassionati e quindi non solo album usciti nell'ultimo mese, ma come facevo io da ragazzo così fa Jaco, ha una curiosità per la musica "più vecchia". Il rock è stato molto importante, sempre presente, per questo ho preferito usare classici (o nuovi classici), canzoni che non invecchiano, e che parlassero di disagi giovanile. Anche nell'ambientazione ci sono riferimenti alla mia vita - ad esempio la città illuminata ricorda Milano - il rock ha accompagnato la mia vita sempre, quindi mi sembrava giusto usare una cosa che conscevo bene, che dava ritmo, atmosfeere, come una colonna sonora mentale. E poi perchè mi stavo divertendo, come anche si sono divertiti i lettori a cercare le canzoni che non conoscevano o a risentire quelle che conoscevano. Probabilmente nel prossimo romanzo ci sarà molta piu musica dentro».

Ci sono diversi cambi di ritmo della scrittura in alcuni brani, non solo dei personaggi: ci sono trucchi o è venuto tutto fuori spontaneamente
«All'inizio è stato spontaneo, poi ho visto che funzionava cambiare voce. Ogni capitolo ha un protagonista, il narratore, i personaggi, anche se è stato difficile. Un amico mi diceva "perchè in alcuni punti dici merda e in altri cacca" e io ho risposto "perchè cambio voce". Alcune volte si sente la mia voce come narratore, poi cambio, parlano i personaggi ognuno con un registro diverso: è stato un gioco pericoloso, mi sono reso conto che stavo correndo dei rischi, a volte mi sono chiesto se stavo esageando, soprattutto perché e ci sono delle voci che hanno un linguaggio particolare, come ad esempio la parte del blog.
Era poi necessario che io spiegassi come funzionava la malattia, tecnicamente viene chiamato "lo spiegone", è il momento terribile in cui occorre raccontare come si è arrivati a quel punto. Sono riuscito a risparmiarmelo perchè mi sono inventato un racconto nel racconto, due personaggi che chattano di notte e si interrogano su ciò che era successo, parlano dell'epidemia e riescono a far passare diverse informazioni al lettore, attraverso questo nuovo linguaggio della chat, con anche le emoticons – che io oltretutto non uso mai - , un registro di scrittura da chat.
Il romanzo alla fine riesce ad avere comunque una sua coerenza stilistica, anche con questi diversi registri».

Che impressione ti ha fatto entrare in SL, e non è per uno sceneggiatore un'ambiente da sfruttare?
Da quando sono qua vivo l'esperienza su due piani, il primo è quello con voi e poi l'esperienza nuova. È un po' come nei fumetti,dove ad esempio in Topolino gli animali vivono come noi, è un mondo parallelo, un mondo fantastico. La differenza è che questa cosa che stiamo facendo è vivere mentre sulla storia di Topolino hai il controllo completo, cosa che non posso fare qui, non posso controllare i vostri pensieri, cosa che faccio quando sceneggio. Questa è la vita, stiamo vivendo, non stiamo scrivendo la storia in questo momento, ma sono con voi, a differenza di una storia chiusa che non può avereulteriori sviluppi da parte del lettore. Anche se siamo lontanissimi siamo qui assieme a vivere questa esperienza. Di certo SL potrebbe essere un ottimo ambiente, di certo per ad esempio per la realizzazione di filmati, occorre un regista, tecnicamente lo sceneggiatore non basta. Ma può essere una nuova esperienza su cui pensare».

Leggendo Oltre la soglia sembra di vedere la scena: a livello di ambientazione ti ha ispirato qualcosa in particolare?
«Molto viene se andiamo fuori dalla letteratura, ad esempio con il film "Zombie" di Romero, il degrado urbano è quello; poi il primo capitolo e qua e là ci sono situazioni che possono richiamare Shining. Per lo più poi quando progettavo il romanzo sono andato a rompere le scatole ad architetti, sceneggiatori, medici ecc.. e chiedevo loro cosa sarebbe successo dopo 2 anni ad una città che va in malora, per dare tocco di realismo. Ed ho scoperto che una città come Milanoad esempio si allagerebbe quasi subito, perché costruita su corsi d'acqua, acqua che viene risucchiata da grandi pompe e che, una volta rotte, farebbero riprendere il corso naturale dei fiumi, ad esempio. Anche la vegetazione incolta: una pianta che sembra innoqua come l'acacia, spacca l'asfalto, o come i palazzi comincerebbero a crollare rapidamente a causa delle esplosioni di gas ecc... In parte quindi ci sono dei riferimenti a film e romanzi, ma in parte il romanzo è stato costruito su base di dati realistici».

Una volta che hai dato alle stampe Oltre la soglia che romanzo di che genere pensi di aver dato
«Sono uno scrittore di genere , il romanzo urbano che volevo fare l'ho rispettato, può anche essere messo nella fantascenza, il romanzo si colloca in un territorio di confine fra fantastico/horror/urbano/fantascienza. Quello di cui sono soddisfatto è che questo genere non mi ha comportato nessuna censura, nessun limite, è un romanzo anche per ragazzi. Tagliare una fetta di pubblico è una scelta tremenda, così invece di porre un limite ho accresciuto il mio campo, senza dover tagliare; come quando scrivevo per Topolino, pensavo di dover scrivere per tutti anche per bambini ma non solo per bambini».

Non ci sono molte donne adulterate nel libro
«L'adulterato è il peggio dell'umanità. Ci sono delle vittime sociali in Oltre la soglia, se vogliamo è il lato piu politico del romanzo. Il male che fanno gli adulterati è un male che esiste nel mondo reale, verso bambini, ragazzi e donne. Quando ormai il mondo va alla deriva le donne non ci sono perchè, oltre che sui ragazzi, la violenza si scarica anche verso le donne, come la violenza che c'è fra le pareti di casa, disgustosa, violenza che spesso si manifesta proprio contro bambini e donne. Così gli adulterati sono sopratutto uomini. La scelta è stata istintiva e poi mi sono reso conto che era giusto così, era plausibile ancora di più il racconto.

C'è stata anche una carrambata: infatti Kicca Igaly, in Sl già nota artista da anni e lettering per l'Astorina, ha potuto incontrare virtualmente Faraci: «Non avrei mai pensato di incontrarti qui – ha commentato Kika -, in genere ti conosco per le tue sceneggiature di Diabolik e vederti in SL è una gran cosa».
«Il lettering – dice Faraci - è un lavoro poco conosciuto, scrive le parole che effettivamente vengono lette poi nei fumetti. È un lavoro di precisione e di buon gusto, è un artigianato di grande qualità, un brutto lettering rende brutto una tavola, se ne parla poco di questo lavoro. Quindi grazie Kika».

L'occasione inoltre ha fatto in modo che, ancora una volta, il reale interagisse in maniera positiva con il virtuale: con Tito Faraci sono entrati in SL anche Arturo Robertazzi, aka ArtNite (http://www.arturorobertazzi.it), Lorena Bruno, aka CreamyMami (collaboratrice su http://www.criticaletteraria.org) ed Edoardo Cavazzuti, aka Jangoed, (http://provetecnichedisogni.blogspot.com).

*Intervista real time a cura di Helenita Arriaga e Imparafacile Runo, più domande del pubblico
* Livestream della serata disponibile su http://www.livestream.com/libriamotutti


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