GRILLO PARLANTE di Armando Ginesi - Il Grande Fratello e gli spalatori della Lunigiana

Armando Ginesi - 09.11.2011 testo grande testo normale

Tags: GRILLO PARLANTE, armando ginesi, grande fratello, alluvione genova

Perché gli organizzatori del "Grande Fratello" ci presentano solo una certa tipologia giovanile? Perché in quella "casa chiusa" non ce n'è neppure uno che assomigli agli spalatori di Genova e della Lunigiana?

L'ho già scritto nel mensile "Punto Interrogativo" dello scorso anno che, di tanto in tanto, guardo "Il Grande Fratello", magari destando stupore e riprovazione in quell'area dell'intellettualità snob che si CONSIDERA sacra, pura, inviolabile. Io, infatti, prima di giudicare, voglio vedere, conoscere, cercare di capire quel che pretendo di valutare. Così, in TV, guardo tutto (o quasi): da Santoro a Vespa, da Lerner alla Panicucci, da Mara Venier a Barbara d'Urso; perfino Rita dalla Chiesa e, di sfuggita, Antonella Clerici, le quali costituiscono il massimo del minimo del guardabile.
Soprattutto cerco di capire i fenomeni di massa (e "Il Grande Fratello" certamente lo è da 11 anni) pure se non con grandi risultati per la verità: il calcio, per esempio, lo analizzo da una vita ma non riesco ancora a capire la ragione per cui tantissima gente (anche apparentemente normale) si appassiona, si accalora, si trasforma, dinanzi ad una partita di pallone. Comunque "Il Grande Fratello" è pur esso oggetto dei miei tentativi di analisi.
Anche in questo caso debbo ammettere, con franchezza, che mi sfuggono i motivi per cui milioni di persone settimanalmente (molti di loro quotidianamente) seguono con interesse e partecipazione sia la trasmissione in sé che le sue appendici mandate in onda da quel monumento all'ovvietà (ed anche al populismo) che corrisponde al nome di Barbara d'Urso.
Però una cosa so per certo: che il grado di ignoranza di quella fauna umana che è racchiusa nella casa del Grande Fratello presenta un livello di guardia che rasenta la pericolosità sociale. Lo è da undici anni, sostanzialmente, ma con l'aggravante che ogni anno che passa esso tende ad aumentare. Nell'edizione in corso, una pletora di soggetti urlanti, cafoni, duri di comprendonio, trascorrono le ore e i minuti in una sorta di abbrutimento costante, prevalentemente costruito sull'oziare e sul litigare.
Io sono un po' spaventato perché mi chiedo: ma questi giovanotti e queste ragazzotte sono lo spaccato della gioventù italiana? Incapaci di elaborare un pensiero compiuto, padroni di un lessico poverissimo per raggruppare il quale basterebbe un dizionario composto da quattro o cinque pagine (il loro eloquio è farcito di congiunzioni, di avverbi - quest'anno va di moda il "comunque"- di frasi fatte, di errori grossolani di grammatica: lasciamo perdere la sintassi e, per fortuna, non ci dobbiamo imbattere nell'ortografia), essi sanno solo dire parolacce, volgarità e, qualche volta, anche bestemmie. Insomma, possiedono un modo di esprimersi poco sopra il livello trogloditico. Sotto il profilo etico-sociale sono egoisti, meschini, arroganti, presuntuosi, sfaticati. Le donne in gran parte sembrano degli omnibus i quali, com'è noto, erano veicoli sui quali più o meno potevano salire tutti, tanto il biglietto costava poco!
Di nuovo mi chiedo: ma è questa la gioventù italiana? Perché se così fosse, dovremmo domandarci che cosa sia ridotta prima la scuola dell'obbligo e poi la scuola in generale (in quanto costoro la scuola l'hanno frequentata e tra di loro ci sono pure diplomati e magari, speriamo di no, anche qualche laureato) e poi che tipo di futuro potrà avere il Paese con questi cittadini. Dopo, però, vedo ragazzi e ragazze in mezzo al fango della Lunigiana e della Liguria che, senza sosta, spontaneamente sono accorsi per spalare e aiutare la popolazione colpita dai nubifragi e allora il cuore mi si rinfranca. Anche questi sono giovani italiani. Allora la domanda cambia: perché gli organizzatori del "Grande Fratello" ci presentano solo una certa tipologia giovanile? Perché in quella "casa chiusa" non ce n'è neppure uno che assomigli agli spalatori di Genova e della Lunigiana? Dove vanno a prenderli, gli inquilini, nelle cloache? E perché mai?



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