LA MODA IN ARTE: Salvador Dalì
Giulia Di Nitto - 19.07.2011

Tags: LA MODA IN ARTE, Salvador Dalì, surrealismo, moda
Salvador Dalì, il surrealismo, il bizzarro, l'eccesso nella moda e nell'arte.

Pittore, scultore, designer, grafico, scenografo e scrittore autobiografico, regista, sceneggiatore cinematografico. Divo eccentrico con i suoi occhi fissi e sgranati, lo strano bastone, le mille pose bizzarre e i baffi impomatati.
Salvador Dalì, faceva risalire il suo "amore per tutto ciò che è dorato ed eccessivo, la mia passione per il lusso e la mia predilezione per gli abiti orientali" ad una auto-attribuita discendenza araba, sostenendo che i suoi antenati discendevano dai Mori.
Figlio di un rispettabile notaio ateo, da bambino voleva diventare Napoleone. A dieci anni scopre gli impressionisti, a quattordici i pompiers, a ventidue il cubismo e a ventiquattro è già Dalì convinto di esser stato chiamato Salvador perché destinato ad essere il "salvatore" della pittura minacciata di morte dall'arte astratta, dal surrealismo accademico, dal dadaismo. A venticinque anni già conquista l'attenzione della critica e colleziona scandali; attira interesse su di sé con i suoi modi da stravagante dandy.
Porta i capelli e le basette lunghe e si veste con giacche, calze lunghe e calzoni alla zuava come gli esteti britannici alla moda della fine del XIX secolo.
La sua arte è fortemente legata con il mondo della moda, amava vestirsi in maniera eccentrica, provocatoria, riteneva che gli abiti rappresentano la duplicazione dell'io con i suoi desideri e i suoi sogni, quindi poteva esprimere dal vestire, se stesso, fino a autoritenersi: il manifesto vivente di una sovversione.
La sua è un'estetica maniacale, parlando dei suoi baffi, Dalì dice che si impegnava a tenerli in ogni occasione "affilati, imperialisti, ultra-razionalisti e puntati verso il cielo come il misticismo verticale, come i sindacati verticali spagnoli".
Era un uomo dotato di una grande immaginazione ma con il vezzo di assumere atteggiamenti stravaganti per attirare l'attenzione su di sé. Tanti gli annedoti che lo vedono protagoniste di scelte di stile ai limiti dell'assurdo.
Quando viene presentato negli Stati Uniti nel 1934 dal mercante d'arte Julian Levy, l'alta società lo accoglie organizzando uno speciale "Ballo in onore di Dalí". Lui si presenta portando sul petto una scatola di vetro che contiene un reggiseno.
Nello stesso anno, insieme alla sua musa e moglie, Gala, partecipa ad una festa in maschera, organizzata per loro dall'ereditiera Caresse Crosby: come costume scelgono di vestirsi come il figlioletto di Lindbergh e il suo rapitore. La conseguente reazione scandalizzata sulla stampa è tale che Dalí è costretto a scusarsi.
Nel 1936 Dalí partecipa all'Esposizione internazionale surrealista di Londra. Tiene la sua conferenza, intitolata Fantômes paranoïaques authentiques, vestito con tuta e casco da palombaro. Arrivò tenendo in mano una stecca da biliardo e con due levrieri russi al guinzaglio. Inevitabilmente dovrà poi togliere il casco da palombaro perché rimasto senza fiato, commentando: "Ho solo voluto mostrare che mi stavo 'immergendo a fondo' nella mente umana."
La concezione surrealista di Salvador Dalì in relazione all'abbigliamento interferì felicemente anche nel lavoro di creatori di moda. Interessante fu la collaborazione con Elsa Schiaparelli, alla quale il pittore suggerì spunti di ispirazione onirica, come i bottoni che riproducono mosche poggiate su pezzi di cioccolato o l'indimenticabile cappello a forma di scarpa o ancora la cintura rosa con la fibbia a forma di labbra.
Un'arte, una moda, un mondo ispirato al sogno, alla provocazione, all'imaginazione.
Niente di scontato, solo originalità, come tutta la sua vita che amava:
ogni mattina mi sveglio e, guardandomi allo specchio, provo sempre lo stesso ed immenso piacere: quello di essere Salvador Dalì".
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