Emoticon: un'opera pop in un mondo ormai trash

Elena Valeri - 25.03.2011 testo grande testo normale

Tags: cultura, sensibilità, compassione, empatia

Il Teatro Vittoria presenta Emoticon, lo spettacolo vincitore della rassegna "Salviamo i talenti. Premio Attilio Corsini 2a ed.".

Un salto nella contemporaneità non mediata da inutili sofismi. Una rilettura del tragicomico che accomuna tutti gli esseri umani.
Il progetto Emoticon trae la sua origine ispiratrice dalla performance di Koo Donghee tragedy Competition e dall'Opera da tre soldi di Bertolt Brecht.

Come il grande drammaturgo tedesco scandalizzò i teatri con la sua opera, che prevedeva uno straniamento nello spettatore, così il fruitore di Emoticon si trova spiazzato nell'assistere all'entrata in scena di uno strampalato gruppetto di uomini e donne, accompagnati da una canzone di Machie Messer. Ognuno di loro, con la propria storia "irreale" e tragicomica, omaggia il palco esprimendo con vigore e tenacia, al contrario delle emoticon virtuali cui il titolo richiama, quel frammento di vita che si è scelto di rendere pubblico.
Tale contrapposizione e apparentante ossimoro concettuale tra l'intestazione e ciò che invece l'opera esprime, deriva dal confronto tra le due fonti ispiratrici. Brecht sostiene che il lavoro dell'attore rispecchia la cultura che respira; l'ulteriore salto consisterebbe nella rievocazione, nel risveglio della sensibilità umana verso eventi che, ormai appartenenti all'ordinario, non susciterebbero più alcuna forma di compassione. L'esposizione gratuita dei sentimenti -e in questo il drammaturgo è un pioniere dell'attuale cultura mediale- non aiuta affatto nello sviluppo di una sorta di empatia tra esseri umani o nella maggior conoscenza di una propria intimità; si finisce per banalizzare emozioni, estremizzandole, solo per il gusto di mostrarle, perdendo di vista la vera dimensione del sé.

Emoticon non mostra, vive. Come in una sorta di epifania, dona al piccolo gesto o al misero racconto quotidiano quell'unicità in cui però tutti riusciamo finalmente a ritrovarci. Privo di qualsiasi imbellettatura scenica, presenta l'attore nudo e scarno, senza appigli tecnici in cui nascondersi o con cui distrarre uno spettatore proteso a non distogliere mai lo sguardo. Si parla di vite vissute ai margini, di quell'anonimato vissuto da ognuno di noi che spesso tendiamo a nascondere. Siamo, siamo stati, o lo saremo, tutte preoccupate all'idea di rimanere zitelle, siamo tutti don giovanni in crisi d'identità sessuale, tutte alle prese con la prima mestruazione, tutte disperate per un amore non corrisposto o per il tradimento di un amico. È solo, un modo divertente per accumunarci, una risata senza ipocrisie sulle nostre debolezze, un gioco POP che diventa sempre più interessante non appena le voci si intrecciano e si contraddicono fino a consumarsi in deliri rabbiosi o pianti quasi esilaranti. C'è anche lo sfogo dell'attore in questo spettacolo, lo sfogo di un'artista che non riesce a trovare uno spazio in cui poter dar prova di sé. Non mancano inoltre le invettive e i riferimenti non certo casuali e non di difficile accostamento, alla situazione socio-politica italiana e mondiale odierna.

Lo spettacolo rientra nel Progetto Speciale Teatri realizzato con il sostegno dell'Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico.

Dal 22 marzo al 3 aprile 2011 al Teatro Vittoria
Emoticon
Scritto e diretto da: Paolo Civati
Assistente alla regia: Federica Migliotti
Luci: Emiliano Baldini
Foto di scena: Gabriele Gelsi
Produzione: attori & tecnici


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