Paolo Rossi: ''Siamo un Paese di dormienti''

Elena Valeri - 01.03.2011 testo grande testo normale

Tags: mistero buffo, paolo rossi, teatro vittoria

Paolo Rossi, al Teatro Vittoria come per la prima volta nel lontano '86, con il monologo Operaccia morale, torna con la versione del Mistero buffo di Dario Fo, "p.s. nell'umile versione pop".

“Se per un operaio fare sciopero significa chiudere la fabbrica, per un attore significa aprire il teatro.”

Da sempre sostenitore dell'ampio potere culturale del teatro come mezzo di resistenza e di denucia socio-politica, ripropone un classico di uno dei più grandi maestri italiani inscenandolo in uno spazio teatrale che si fa promotore della rivalutazione di artisti nazionali e della scoperta di nuovi talenti. La stagione teatrale del Vittoria sceglie come asse portante e come traino per le giovani generazioni lo spettacolo di Dario Fo sorretto dalla carismatica personalità artistica e mediatica di Paolo Rossi.

Quali sono le novità che apporta a questa nuova rivisitazione del Mistero buffo?
Principalmente ho velocizzato i cambi di registro tra il comico e il drammatico sostenendo quindi con ampio ritmo gli scatti per renderli inaspettati e violenti. In questo modo si cattura più facilmente l'interesse dello spettatore o meglio se ne mantiene l'attenzione. Ci sono citazioni di altri autori che non compaiono nell'originale ma sono per me sempre funzionali a mantenere il ritmo. A livello scenografico, ho posto un palco sopra un altro palco. I critici dicono essere un richiamo alla Commedia dell'Arte, ma io dico che se si deve tornare a lavorare per strada, sono già pronto a montare e rismontare. Ho voluto poi porre un occhio al futuro chiedendomi come reagiremmo nel caso Gesù tornasse oggi in Italia. Ecco ciò che intendo per versione pop; versione più visionaria. Ho sempre cercato comunque di modificare l'opera originale di Dario Fo in ogni sua forma perché, come mi ha insegnato lui, il miglior modo per rispettare un autore è non portargli rispetto.

In questa nuova versione del Mistero buffo ci sono maggiori riferimenti alla cronaca e alla situazione socio-politica italiana?
Le finestre che si aprono sulla cronaca, anche se occasionali, ci sono ma sono spunti. I temi sono più storici che contemporanei. Paragono ad esempio Bonifacio VIII a Ratzinger ma è solo un accenno per mantenere continuità tra l'anticlericalismo di oggi e quello di ieri. In ogni caso, non credo che né a livello di satira ,nè di teatro, nè di prosa né di di racconto, si possa puntare il dito verso gli altri. Ecco forse la vera novità di questo Mistero Buffo; dobbiamo partire da noi, qualsiasi monologo non può puntare il dito soltanto sul potere. La responsabilità è anche, anzi soprattutto nostra, di noi esseri dormienti.

Qual è la necessità di questo spettacolo oggi?
La sua necessità deriva principalmente dal suo carattere di universalità. Rispetto al passato oggi i problemi sono aumentati, è il fermento che è diminuito. Il teatro deve essere l'humus di questo fermento. Diceva il Ministro dell'Economia che di cultura non si mangia. Io qualche merenda me lo sono fatta. E comunque, la cultura aiuta a riconoscere i propri diritti e se si fanno valere i propri diritti qualcosa a casa si riesce sempre a portare.

Qual è oggi a suo parere il più grande Mistero buffo?
È tutto un mistero, l'importante è prenderla in maniera buffa. Siamo il paese più dormiente, tutti dicono “dormiamo dormiamo” ma nessuno ci pensa a svegliare qualcuno. Siamo nell'epoca dei dormienti. Questo è il Mistero buffo più grande.

Com'è cambiato il rapporto con il pubblico dalle prime rappresentazioni teatrali del Mistero buffo alle ultime?
Già lo spettacolo degli anni '70 era interattivo, negli anni '80 si cerca di devastare la quarta parete fino ad arrivare al fenomeno del cabaret teatrale per creare ancor più complicità col pubblico. Personalmente, ho cercato di nuovo di tornare alla origini rivitalizzando come fonte primaria la cultura popolare.

Sappiamo che uno dei leitmotiv di questo spettacolo è il fatto di essere sempre in un certo senso diverso ad ogni sua rappresentazione in quanto complice degli stimoli e delle reazioni del pubblico; ma quanto c'è di realmente improvvisato?
Posso dire che, verso la fine dello spettacolo, tutto quello che avviene è al 95% frutto dell'improvvisazione. In quel momento io e Lucia Vasini, bravissima nel far quei cambi di registro repentini di cui accennavo prima, cerchiamo quasi di rubarci le battute e di metterci in difficoltà. Esiste poi un burrascoso cambio tonale in quanto subito dopo, con il pianto di Maria ai piedi della croce, il cambio di registro non potrebbe essere più inaspettato e diretto. Anche questo è pop, quest'accostamento di colori contrastanti.

Vede il rischio che la satira teatrale, proprio perché teatrale, venga recepita solo da un pubblico di nicchia?
Con internet e con siti come youtube no; credo che, grazie al passa parola, anche chi non viene a teatro ha comunque modo di tenersi abbastanza aggiornato. In ogni caso non ho un atteggiamento snob verso gli altri mezzi di comunicazione; se il teatro esce dal teatro, se viene portato in tv o su internet è comunque positivo perché appunto esce dalla nicchia. Non esiste un pericolo per il teatro, lo spettacolo dal vivo è sempre più funzionale. Quelli che lavorano in tv oggi hanno più problemi di noi; ogni nuovo media uccide il precedente ma il teatro rimane sempre. La madre, il teatro, è l'animale vivo.

Tornerebbe a lavorare in tv?
Anche volendo non credo che me lo permetterebbero; comunque no. Mi piacerebbe invece fare video da mettere in circolazione su internet. Mi incuriosisce di più, è una modalità sicuramente molto più contemporanea e, di certo, mi sentirei molto più libero.

È stata positiva la sua esperienza di portare il teatro nelle scuole?
Lo ritengo un progetto molto valido ma quando ho iniziato più attivamente a lavorare per i giovani non ho trovato molta solidarietà; evidentemente davo fastidio al portafoglio di qualcuno. Ci vogliono in generale azioni molto più concrete per smuovere certe logiche. Non credo sia stato sensato lo sciopero del sindacato degli attori fatto nel mese di Novembre; essendo di lunedì, giorno di chiusura della maggior parte dei teatri, ha avuto l'appoggio solo dei parrucchieri. Il teatro deve essere teatro civile, deve essere satira politica; è necessario in quanto azione sociale non come vezzo o trampolino per arrivare ad altro. Ho portato Mistero buffo anche nelle scuole proprio per questo.

Ed è proprio per questo che l'unico sciopero possibile deve essere a favore della “cultura popolare” e non solo a discapito dei potenti; solo riportando lo spettacolo dal vivo nelle piazze, nelle strade, nelle scuole, sarà possibile uscire dall'epoca dei dormienti.



Mistero buffo “ p.s. nell'umile versione pop”
Di Dario Fo
Con Paolo Rossi
Regia di Carolina De La Calle Casanova
Riduzione ed adattamento di testo di Paolo Rossi e Carolina De La Casanova
Con la partecipazione straordinaria di Lucia Vasini
Musiche composte ed eseguite dal vivo da Emanuele Dell'Aquila
Produzione La Corte Ospitale
In collaborazione con Fondazione Giorgio Gaber
Teatro Vittoria, Piazza di Santa Maria Liberatrice 8.
1-20 Marzo ore 20.30 costo da 22 a 30 €

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