Crozza addomestica cricetini

Luca Pantanetti - 23.12.2010 testo grande testo normale

Tags: crozza, maurizio, politica, satira

"Aprite gli occhi, mandiamoli a casa questi qui!". Dal palco irride la politica e incita alla rivolta. Ma siamo davvero pronti?

"Siamo tutti cricetini". Maurizio Crozza fa tappa al palasport di Porto Sant'Elpidio (lo scorso 13 dicembre 2010) con il suo show Fenomeni e fa il pieno di pubblico, applausi e risate, trasformando lo spettacolo in tribuna politica dove i toni si fanno subito combattivi. Anche l'imminenza del voto di fiducia al governo ben si presta alla satira mordente, ma lo showman vuole indurre alla rivolta e alla lotta, lanciando messaggi inequivocabili: "Mandiamoli a casa questi qui". La classe politica diviene lo zimbello del suo recital, ma con una punta di divertita ammirazione: in fondo sono dei fenomeni, perché attraverso l'uso dei media e della retorica, riescono a operare uno stravolgimento della realtà, a imbambolare e intrappolare i cittadini, ad ammansire l'opinione pubblica, a lavorare ai fianchi delle istituzioni mentre ne erodono dall'interno i fondamenti.

Lo spettacolo diventa denuncia: la fanno da padrone le imitazioni degli uomini politici che Crozza ci ha fatto conoscere nel corso delle sue apparizioni televisive, ma anche le notizie di cronaca, il disvelamento della realtà, che emerge nonostante i tentativi di mistificazione. Chi ricorda Brancher, il più effimero dei ministri italiani? Forse nemmeno Napolitano, che l'ha incontrato per mezzo minuto alla cerimonia di sottoscrizione del mandato. Chi sa dire a quanto ammonta la riduzione della spesa pubblica a seguito del taglio degli stipendi ai ministri extra-parlamentari sventolata dal governo? Poche centinaia di euro... e solo ai danni di Galan, unico ministro extra-parlamentare d'Italia. Cos'è il bunga bunga? È forse diverso da una sana trombata?

Anziché con i toni dell'ironia, Crozza parla con quelli della polemica. Decisa, senza compromessi. Più un comizio politico che un semplice spettacolo comico, per aprire gli occhi a noi cricetini che ci agitiamo nella ruota che ci hanno costruito attorno. Ma aperti gli occhi che si fa? La rivoluzione? Crozza non ci crede, oggi abbiamo troppo da perdere: le nostre comodità, i privilegi, i lussi. E allora guardiamoci indietro, e rinnoviamo l'omaggio ai veri fenomeni, i nostri nonni, che hanno combattuto e sofferto. E con un po' di piaggeria nei loro confronti e per l'immaginario partigiano, si chiude lo spettacolo, relegando in coda i personaggi "non politici" come l'architetto Fuffas, la non-scienza di Kazzenger e la scienza maccheronica di Zichichi, che ci gustiamo sul fil di lana nei venti minuti di bis.



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