Se smuovi la terra viene sempre fuori qualcosa...

Luca Pantanetti - 23.11.2010 testo grande testo normale

Tags: mattei, eni, attentato, morte

Ne era convinto Enrico Mattei che trivellò il suolo italiano alla ricerca di nuove fonti energetiche. Ne è convinto Felicetti che scava nella storia dell'imprenditore alla ricerca dei motivi della sua tragica morte.

Ci sono tanti modi per raccontare una storia. Ad esempio Felicetti ritaglia frasi e parole da dichiarazioni ufficiali e le appende a un filo, scandisce la narrazione utilizzando fulcri di senso e capitoli significativi. Ad esempio non si accontenta delle fonti ufficiali e del "già noto" ma vuole sentire di persona, indagare tra amici, familiari, nel tentativo non dichiarato di avvicinarsi alla verità – forse. Ad esempio non si limita alla superficie e alle "certezze" individuate dalla magistratura ma impasta le mani nel fango e lo rimesta – novello demiurgo – per dar forma alla figura del suo protagonista: Enrico Mattei.

Da oltre un anno nei teatri, Mattei. Petrolio e fango torna in scena nella stagione 2010-2011 e apre il calendario del teatro Vaccaj di Tolentino giovedì 11 novembre. Giorgio Felicetti (che firma anche la sceneggiatura con Franceso Nicolini in questa produzione italo-svizzera) continua così ad occuparsi di quel "teatro del lavoro" che aveva inaugurato con Adriano. Memorie di un cecchettaro nella neve. Mattei è stato l'imprenditore-simbolo di un'epoca, il cui ricordo sembra però vittima di un omertoso silenzio. Relegato nel limbo degli eroi non celebrati, ancora oggi è fitto mistero – o meglio sarebbe dire "intrecciarsi di sospetti" – sulle cause della morte, avvenuta nelle campagne di Bescapé dove si schiantò con il suo jet privato. Nulla di meglio di un mistero irrisolto per attirare l'attenzione dei curiosi e di quanti non si fermano alle apparenze. Nessun espediente potrebbe essere più efficace per far decollare la narrazione, che si apre portando in platea la registrazione della torre di controllo che tenta senza successo il contatto con il volo "Isnap" dove viaggiava il presidente dell'Eni.

Nel fango di quelle campagne – idealmente – Felicetti comincia la sua ricerca, fatta di interviste, carte giudiziarie, referti. E confronti, dialoghi, testimonianze di chi – ancora in vita – è in grado di offrire l'immagine del Mattei autentico. Felicetti intesse un dialogo di sicuro effetto con Valentina Bonafoni sul palco e pure con il pubblico in platea, anche perché la storia è di quelle che tutti sanno ma nessuno conosce e che non trova posto nei libri. Forse un tentativo di rimozione dalla memoria collettiva? Uomo intraprendente e spregiudicato, Mattei pestò i piedi alle Sette Sorelle, aprì il mercato all'Unione Sovietica in piena guerra fredda, andò a cercare – guidato da intuito, testardaggine, fede – nel sottosuolo italiano quelle fonti energetiche che nessuno credeva esistessero...o non voleva esistessero, perché avrebbero portato l'Italia verso l'indipendenza energetica, liberandola dallo strapotere delle compagnie petrolifere americane.

Felicetti illumina con la luce dei riflettori quegli interessi politico-economico-massonici che si intrecciano attorno alla figura di Mattei, un uomo un po' mascalzone, un po' umorale, un po' guascone (quando deve richiedere una scorta in seguito a minacce di morte vuole solo ex-combattenti partigiani). Ed oggi sembra quasi che la sua figura fatta di luci e ombre sia il simbolo dei vizi e delle virtù italiane: fu nepotista e innovatore, corruttore e benefattore, alla sua morte non lasciò molto alla moglie, forse troppo impegnato a far risollevare la testa all'Italia post-bellica da non avere neppure il tempo di raccogliere per sé. Attentato o fatalità quello schianto nel fango di Bescapé che ne segnò la fine? Felicetti non scioglie del tutto il nodo – anche se il suo giudizio è chiaro – ma ci lascia in mano il capo del filo da tirare per disfarlo d'un sol colpo.

Immagini:
1-2.Giorgio Felicetti è Enrico Mattei in "Mattei. Petrolio e fango"
3.Enrico Mattei (1906-1962), fu presidente dell'Eni

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