Il ritorno alla tv generalista: il caso di Sarah Scazzi

Fabio Collini - 17.10.2010 testo grande testo normale

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Tags: sarah scazzi, chi l'ha visto, avetrana

La tv generalista sembra aver trovato la sua strada per continuare a fare incetta di ascolti: seguire minuto per minuto fatti di cronaca. Le telecamere stanno sostituendo polizia e magistratura?

In queste ultime settimane abbiamo assistito a un bombardamento mediatico tutto dedicato alla misteriosa scomparsa di Sarah Scazzi. La madre Concetta, per prima, ha chiesto l'aiuto a “Chi l'ha visto” (Mercoledì sera, Raitre). Da quel giorno tutti i programmi televisivi ne hanno parlato. Ancora quando sembrava un ordinario fatto di cronaca, giornalisti di diverse testate si erano diretti verso Avetrana (ai più sconosciuto paese della Puglia) per capire cosa fosse successo a quella povera ragazza di quindici anni. Non c'è stato telegiornale o programma dedicato alla cronaca (La vita in diretta, Pomeriggio sul 2, Pomeriggio 5, Domenica 5, Terra, Quarto Grado, Porta a porta, Matrix , tanto per citare le principali) che non ne abbia parlato, che non abbia intervistato, o, peggio ancora, invitato in studio, un parente o un amico di Sarah.
Il fatto sconcertante è che, proprio la televisione, attraverso la giornalista Federica Sciarelli, lo scorso 6 ottobre, durante la diretta di “Chi l'ha visto”, abbia svelato alla madre Concetta come Sarah fosse stata uccisa dallo zio e sepolta nella campagna intorno ad Avetrana.
Nemmeno il Grande Fratello orwelliano avrebbe mai potuto immaginare quello che poi sarebbe successo. La televisione, che aveva dato ampio spazio alla vicenda fino al suo triste epilogo, si è resa conto di essere stata sfruttata. Proprio così, Michele Misseri, all'inizio reticente, si è pian piano appropriato delle telecamere, per farci scoprire il suo crimine, disseminando qua e là indizi durante le diverse interviste rilasciate.
Ma la vera protagonista di tutta questa vicenda è la figlia di Michele, Sabrina Misseri. Onnipresente in qualsiasi talk show in cui si parlava della cugina, da sempre in prima fila nella ricerca della stessa, ha rilasciato numerose interviste in cui dava la propria opinione sulla vicenda fino al colpo di scena finale. Venerdì scorso, 15 ottobre, durante la diretta di “Quarto grado “ condotta da Salvo Sottile, veniamo a scoprire che anche lei sarebbe implicata nell'omicidio della cugina. Un mondo al contrario. Ma un tempo i colpevoli non sparivano dalla scena del crimine? A quanto pare no. Sabrina è sempre rimasta ad Avetrana, onnipresente in qualsiasi programma televisivo, in cui diffondeva il suo punto di vista (ha sempre sostenuto il fatto che Sarah fosse stata rapita). Non solo, anche dopo l'arresto si è saputo che ha chiamato la madre per sapere cosa la televisione dicesse di lei. Non tanto preoccupata del suo futuro (ancora non sappiamo se sia davvero colpevole o meno) ma preoccupata per l'immagine che i media potessero dare di lei (che l'Avatar televisivo abbia preso il sopravvento sulla persona in carne ed ossa?).
Questa vicenda ci deve far riflettere. Quale deve essere lo scopo dei media? Comunicare oggettivamente una notizia, o trasformarla in un evento mediatico? È possibile che prima di avvocati o polizia, gli interessati avvertano i giornalisti tramite lettere e sms durante le dirette televisive?
È giusto aver trasformato un piccolo paese della Puglia, come Avetrana, in una sorta di nuova Sanremo, con più telecamere che abitanti? Per la prima volta gli inviati sono presenti su qualsiasi canale, senza distinzione di canale televisivo: in una sorta di par condicio mediatica, Rai, Mediaset, Sky e La7 si scambiano servizi e interviste.
A tutte queste domande è difficile rispondere. L'unica cosa certa è che il pubblico da casa sembra aver apprezzato: le trasmissioni in oggetto hanno riportato il pubblico davanti alla televisione generalista con share stratosferici per la felicità degli inserzionisti pubblicitari.

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