Pasolini attraverso Pilade

Francesca Diodati - 14.10.2010 testo grande testo normale

Tags: pilade, pierpaolo pasolini, francesca diodati, teatro

"Pilade" di Pasolini è in scena al teatro Vascello, dal 7 al 24 ottobre 2010.

Pilade è la prima delle sei tragedie scritte da Pasolini, che il regista Bruno Venturi, da lungo tempo impegnato a lavorare sui testi di Pasolini, porta in scena con l'interpretazione di Manuela Kustermann, Antonio Piovanelli, Oreste Braghieri e Salvatore Porcu.

La sala in cui ci si accomoda è dedicata a Giancarlo Nanni, fondatore insieme a Manuela Kustermann del teatro Vascello, scomparso all'inizio di quest'anno.
Il progetto di portare in cartellone Pilade di Pasolini era nato con Giancarlo Nanni fin dal 1996, così questa eredità non poteva che compiersi oggi, con la stessa Kustermann sulla scena e professionisti consapevoli di come si possa, e si debba, donare alle parole il soffio vitale dell'interpretazione, perché esse si librino, morbide e variopinte piume, a carezzare l'orecchio dello spettatore.
Eppure, mentre l'ovvio non è mai tale, il teatro rende persino l'imprevisto un accidente troppo pittoresco per poter inficiare minimamente la purezza dell'arte in corso. "Voce!" dice indelicatamente una signora più volte, mentre Oreste Braghieri imprime la dovuta timidezza discreta al suo personaggio, riflesso pasoliniano. E, ancora, una giovane donna dall'aspetto curato sbatte, con molta meno cura, la porta della toilette. L'Italia è un teatro contro cui Pasolini si è scontrato e pare che inutile sia il tempo contro l'immodestia dell'incomprensione.

Pilade è una sorta di autobiografia ideale, che riprende tema e personaggi dalla Trilogia Orestiade di Eschilo, tradotta da Pasolini per Gassman nel 1960. La scena si apre sulla piazza di Argo, il matricida Oreste ritorna in città proponendo il culto della dea Atena che rappresenta la Ragione. Con l'assoluzione di Oreste da parte di Atena e la trasformazione delle Erinni in Eumenidi, la città di Argo, che simboleggia il pubblico, si presta a divenire una città razionale, fredda e severa. Sulla scena compare il timido Pilade, in cui s'identifica Pasolini, rinchiuso nel proprio mondo che può solo gridare alla Ragione la propria dolcissima bestemmia, suggello poetico della sua impotenza contro un opinionismo impersonale e ottuso.
All'uscita qualcuno commenta: "Era il testo che non si prestava". Forse era l'animo che non si prestava. Non si prestava di sicuro l'animo di Pasolini, fatto teatro, all'orecchio sudicio di pregiudizi stolti.

Il teatro di parola non ha alcun interesse spettacolare, mondano, ecc., il suo unico interesse è l'interesse culturale, comune all'autore, agli attori e agli spettatori. (Pasolini)
Voleva ridare al teatro la poesia, quel verso delle parole che vive fuori dalla logica del logos e nasce direttamente dall'ànemos universale, come un'altra lingua e un'altra ragione. In Pilade racconta la sua tragedia o piuttosto quella di un mondo che non sa cogliere la purezza dei sentimenti oltre le classificazioni della logica, che non si sofferma ad ascoltare, ma si rassicura massificando. Un mondo insensibile al prezzo che paga in termini di esseri umani troppo delicati e prismatici per sopravvivere alle "mostrificazioni"; come se gli altri fossero corpi slegati, come se non fossimo tutti un insieme di sottili relazioni, tessute fra gli uni e gli altri, con fili invisibili di vibrazioni. E su quelle vibrazioni viaggiano i testi teatrali di Pier Paolo Pasolini. Le parole sanno essere colori e risate e lacrime e musica e stupore. Le parole sono un variopinto sudario che può solo asciugare lo sporco della società abbrutita, se le lasciamo fare, entrare, danzare.
Ed in questo spettacolo accade proprio questo. La sensazione che resta è che qualche misteriosa alchimia abbia purificato la mente e il cuore. Ogni dettaglio del "Pilade" di Bruno Venturi converge in perfetta consonanza. Subito si staglia una scenografia che si armonizza per contrasto ed è essa stessa un'opera d'arte: realizzata infatti dal pittore Lino Frongia, introduce in una dimensione metafisica ed incolla l'attenzione sulla scena pur scomparendo dietro gli attori e le loro ombre. Anche queste fanno la scena in abili giochi di luci e colori che soffiano e riempiono le parole in modo che tutto quello scorrere di poesia possa vestire ogni cosa e palesarsi. I corpi degli attori sono del tutto servi del testo e lo animano con la passione e l'esperienza della loro lunga e ricca carriera: Manuela Kustermann ha recitato diretta da Carmelo Bene ed è stata la prima donna in Italia ad incarnare la parte del protagonista maschile di "Amleto"; Antonio Piovanelli ha lavorato con Giorgio Strehler, Luca Ronconi e, da maestri come Orazio Costa e Toni Comello, ha imparato il lavoro dell'attore sulla poesia; Oreste Braghieri già da tempo si dedica alla poetica di Pasolini insieme al regista Bruno Venturi, nel progetto La Nuova Complesso Camerata; il giovane Salvatore Porcu ha il grande merito di accompagnare con coraggio e precisione la drammaturgia. Sono loro che rendono vivo e pulsante il testo, lo fanno di carne e di occhi e di piedi e di mani, di passi, espressioni, sussurri e poi sospiri. Tutto recita, tutto racconta, tutto si imprime e lascia un segno nuovo.
Venturi non vuole spiegare il testo, soffermarsi troppo sulla logica politica, o anti-politica, di Pasolini, vuole piuttosto svelare la poetica dell'autore stesso, far splendere l'essenza che anima l'opera, cercare quel lato non ancora sorpreso, abbastanza osservato, raccontato. Ed è anche questo il merito del Pilade di Venturi, l'essere esso stesso una poesia teatrale, frutto della ricerca e del desiderio, elegantemente accennato, di raccontare un personaggio attraverso una delle sue opere da lui stesso più amate.

Il Teatro, in fondo, è un miracolo, un piccolo immenso e imperdibile miracolo, perché in un società tutta materializzata e razionalizzata conserva il potere evocativo che viene dal sottile confine dell'onirico e, per questo, sa parlare all'anima con il suo stesso linguaggio di gesti e immagini e forme, legate dalla logica impeccabile della creatività poetica che non va troppo capita quanto piuttosto "sentita".

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Gli ultimi commenti

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Nome: Francesca Diodati
Commento: Grazie a Lei, Bruno Venturi, ed a tutto il Suo gruppo di lavoro, per avermi offerto uno spettacolo ben fatto e costruito con arte sincera. Sono felice che abbia potuto trovare nel mio pezzo cio' che ha cercato di trasmettere con "Pilade", ma soprattutto sono felice se il mio pezzo potrà essere letto e sensibilizzare, o anche solo incuriosire, una persona in più sul valore e la bellezza dell'arte teatrale. A presto, Francesca Diodati.


Nome: Whipart
Commento: Grazie a Lei sig. Venturi!


Nome: Bruno Venturi
Commento: Gentile Francesca, la ringrazio molto per il pezzo che ha scritto sul nostro lavoro, 'Pilade'. E la ringrazio soprattutto per la scrittura, lo stile. Spero, prima o poi, di poterla incontrare personalmente, perchè le persone come Lei, sono sempre più rare. E' necessario unirsi. Frequenterò il vostro portale. Grazie ancora Bruno Venturi


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