Arturo Brachetti, i mille volti di una delusione

Omar Manini - 03.08.2010 testo grande testo normale

Tags: Arturo Brachetti, Brachetti e friends, Azalea Promotion, Villa Manin

Arturo Brachetti ci fa capire che, spesso, i nostri sogni sono più grandi della realtà.

Villa Manin, Passariano di Codroipo (Ud) – Il “Brachetti & Friends” di Arturo Brachetti ha fatto tappa nella bellissima cornice di uno degli edifici più rappresentativi del territorio regionale, intrattenendo una platea pressochè colma, disposta ad affrontare una serata tutt'altro che calda.

Studiato come un omaggio a se stesso e alla propria –blasonata- carriera (con un sentito omaggio al padre e al primo maestro di magia), lo spettacolo del trasformista più famoso al mondo viene preparato e, successivamente, accompagnato dalle dolci e sognanti melodie dell'orchestrina “Les travailleurs de la nuit” di Gerardo Balestrieri, che ricorda molto le sconclusionate, piacevolissime, atmosfere zingaresche di Kusturica e Co.
Una carrellata di trasformazioni a rotta di collo dove il nostro mette in mostra la sua straordinaria capacità di cambiar abito in frazioni di secondo e un'immaginazione fanciullesca intatta: con il solo utilizzo di un cappello e un mantello riesce a diventare un prete, un samurai, un fantino, Guglielmo Tell e molti, moltissimi altri.

Tra ricordi di vita vissuta e rielaborazioni delle numerose esperienze all'estero, Brachetti (anche regista) crea degli intermezzi dedicati ad alcuni artisti via-via incontrati: Luca Bono, giovane e promettentissimo prestidigitatore, Kevin James, illusionista che ha proposto il taglio di un uomo con la motosega (diviso in due parti rimaste sorprendentemente mobili), Otto Wessely, comico che interpreta la parte del mago pasticcione (con numeri assolutamente nonsense e riuscitissimi) e, infine, i Golden Powers, due atleti ungheresi che hanno lasciato a bocca aperta il pubblico per la loro forza atletica e perfezione tecnica, eseguendo anche il numero della spaccata con ritorno, appoggiati l'uno sui piedi dell'altro.
E, forse, sono proprio questi i momenti più alti e di successo dello show; sebbene l'abilità di Brachetti non sia in discussione, le maglie del recital sono più lasse del previsto e molti momenti sono stranamente stiracchiati. Si sente prepotentemente la mancanza di un testo (sceneggiatura) che supporti il dipanarsi del tutto, perché già dopo i primi minuti il gioco stenta a prendere il volo e lungo il percorso si sfilaccia più volte. Rimane anche la sensazione che la confezione funzioni sulla breve distanza di una partecipazione televisiva e/o circense nella quale i pochi minuti non fanno sentire la ripetitività.

Altra nota dolente è l'incapacità che Brachetti dimostra nel tenere il palcoscenico nella veste di presentatore di se stesso; alcune battute sono per lo meno ingenue e, in alcuni momenti, pateticamente imbarazzanti (tirando fuori una soletta dalla scarpa esclama: “Ehi, cosa farai ora che sei sola-soletta?”).

Tanta carne al fuoco e tutto già visto. I bimbi godranno ugualmente, ma per noi è una –inconfessabile- delusione: la nostra fantasia ci aveva spinto a rincorrere un sogno ben più grande.



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