When Jesus was

Francesca Diodati - 03.07.2010 testo grande testo normale

Tags: fonderia delle arti, oh happy day, francesca diodati, adynaton

Fino al 3 luglio è in scena presso la Fonderia delle Arti a Roma lo spettacolo "OH HAPPY DAY" di Giorgio Spaziani, diretto da Emanuela Giovannini.

"OH HAPPY DAY": un po' di nevrosi qui e un po' di nevrosi lì. Sei personaggi in cerca d'autore, l'Autore di una vita che abbia un senso, che non sia solo precariato, il capitalistico non senso.
"Oh happy day" è lo spettacolo di una surreale odierna realtà, stremata dallo snaturamento esistenziale. La solitudine porta a innamorarsi di un attaccapanni, bello alto e che dia la speranza di avere una storia d'amore sufficientemente astrusa da essere vendibile in uno show. L'incomunicabilità è raccontata in un raffinato gioco di conversazioni scomposte e poi ricomposte tra i personaggi che piroettano sul palco con citazioni pirandelliane; un espediente che suggerisce l'idea di come in qualche modo comunicano sempre, oltre la superficialità del contingente e ad un livello differente d'inconscio collettivo. Parliamo della medesima condizione di ricerca affannosa del piacere di vivere ed il contrapposto disagio di esistere, assuefatti alla rabbia, all'odio, senza più saper vedere fino a che punto la frustrazione ci abbia resi misantropi perversi.

Lo spettacolo usa saggiamente l'estremizzazione dell'assurdo, ironizzando, giocando con i paradossi. L'operaio erotomane, la venditrice ninfomane, l'invidiosa donna delle pulizie, il composto serial killer, la visionaria telefonista, l'istruttore megalomane, sono le immagini stereotipate ed esasperate di ognuno di noi che campeggiano sul palco scarno, arroccati su piccole e fredde strutture, come piccole ed emblematiche celle poste nel vuoto della scena. I personaggi si animano, per tutta la prima parte, uno ad uno come marionette anonime di un teatrino diretto da un burattinaio burlone. Ma l'ironia è amara, tragicomica, provocatrice, sottolineata dalla recitazione poliedrica e cangiante voluta dalla regista; da un lato fa riecheggiare le parole del Coro di Edipo re: "non dir felice l'uomo mortale prima che abbia varcato il termine della vita senza aver patito dolore", dall'altro si gioca con la spicciola desolazione della vita: "quello che sei sa d'aspartame!" oppure il saluto dell'istruttore di fitness per il weekend: "non bevete e non mangiate".
E' intelligente e commovente la semplice osservazione, proposta con arte, di quanto un fisiologico bisogno di essere riconosciuti ed apprezzati nella rispettiva individualità, si deformi nella smania di successo per via dell'invisibile anonimato in cui ci relegano i ben conosciuti meccanismi sociali della contemporaneità.

Lo spettacolo era già andato in scena due anni fa, vincitore nel 2007 del Festival Teatro Italia – Sezione Nuove Sensibilità, prima della triste e prematura scomparsa di Giorgio Spaziani a gennaio del 2010; poi la Adynaton società fondata nel 2001 dallo stesso Spaziani e dalla Giovannini, vince il Piano Locale Giovani della Provincia di Roma - Assessorato alle Politiche Giovanili, così "Oh Happy Day” torna in scena, in onore e in memoria del suo autore, nell' ambito delle attività dell'Officina di Teatro Sociale. Il progetto dell'Officina di Teatro Sociale ha il grande pregio, comune all'associazione Adynaton, di voler ricondurre all'esperienza teatrale giovani coinvolti in procedimenti penali o in condizioni di disagio sociale, organizzando corsi che possano poi impiegare i giovani in attività collegate alla realizzazione di spettacoli. E dunque non poteva che essere loro la vittoria del bando e l'opportunità di rimettere in scena "OH HAPPY DAY".
La regia viene diretta ancora da Emanuela Giovannini, ma questa volta sale sul palco recitando in prima persona con una nuova compagnia di grande bravura.
I volti degli attori sono riconoscibili a chi già frequenta le sale teatrali e per chi invece non fosse ospite tanto assiduo, basterà l'intuito a farne percepire il talento. Senza nessuna pedanteria, come una carezza sbadata, "Oh happy day" permette di trascorrere un'oretta piacevolmente densa e poi nei giorni a seguire rilascia lentamente i suoi messaggi.

Non ricordo esattamente dove o tra le labbra chi, ma ricordo che un giorno trovai questa verità: "Vedi, l'originalità non sta tanto negli argomenti trattati, la vita è e sarà sempre la stessa, essa sta piuttosto nelle sfumature e nei modi di parlare sempre della stessa cosa: la nostra vita di esseri umani, è qui e solo qui che si annida la capacità di trasmettere un emozione che lasci un segno".

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