Il Teatro Potlach: un monastero per l'arte

Francesca Diodati - 05.05.2010 testo grande testo normale

Tags: TEATRO,POTLACH,sabato, spettacolo, tecnologie, digitali

Il Teatro Potlach di Fara Sabina (Roma), luogo di continua sperimentazione e ricerca, ha organizzato un’intera giornata d'intrattenimento, riflessione e gioco teatrale: una "Festa di Primavera". Fa bene.

Un sabato di primavera, o almeno così dovrebbe essere un 24 aprile, ma quella mattina pioveva a dirotto, io ero bloccata nel traffico ed ero in ritardo all'appuntamento per andare a Fara Sabina; un piccolo paesino in provincia di Rieti: caratteristico, inerpicato su un colle con vicoli stretti, case di pietra e la quasi certezza che vi abitino più gatti che persone.

L'auto sale per le strade vuote, per fortuna la pioggia si riduce fino a cessare, l'auto si ferma dove non si può più procedere: in un piccolo spiazzo con di fronte le mura ristrutturate di un monastero arroccato.
Sulla sinistra un panorama pazzesco, colline e valli, altri piccoli pesi e così via, di sfumature in sfumature, fino alla lontana città di Roma. Più lontana per emozioni di quanto non lo sia in chilometri. Fa bene. Volevo un sabato diverso, un sabato di svago intelligente, non nel senso che ti fa spremere le meningi con finti intellettualismi pretestuosi; solo qualcosa di denso, qualcosa che ti fa emozionare e al contempo sentire colori, immaginare paesaggi, osservare umanità, raccogliere particelle brillanti e andare a dormire con la sensazione d'aver corso dentro un arcobaleno.

Il teatro Potlach ha organizzato un'intera giornata d'intrattenimento, riflessione, gioco teatrale e sperimentazione: una "Festa di Primavera". Fa bene. L'organizzazione è perfettamente curata: di ora in ora si alternano spuntini e spettacoli senza mai essere né troppo serrati né troppo dispersivi. C'è il tempo per chiacchierare con gli altri ospiti e fare una passeggiata per le vie del paese, ma non quello di annoiarsi. Quindici euro, il costo di tre biglietti per tre dei bellissimi spettacoli che si alternano durante il pomeriggio e la serata, il resto, un regalo della compagnia, anzi delle compagnie. Infatti, quel pomeriggio il teatro Potlach ha ospitato anche alcuni artisti del gruppo norvegese del Grenland Freteater che dopo aver recitato, per la cena delle 22.30, hanno offerto un'indimenticabile zuppa tipica di pesce, cucinata da due loro amici che li hanno accompagnati nella permanenza italiana.

Ognuno di loro ha riempito con grazia tutte le ore del pomeriggio e della sera, quasi 12 ore sono volate via. E' cominciato tutto con un pranzo sano e semplice, consumato nella sala convitto del teatro su tavoloni di legno, affondando il mestolo in un pentolone enorme d'insalata di pasta (non scotta) e buttando ogni tanto uno sguardo verso le finestre che offrivano il meraviglioso panorama. Ho pranzato ascoltando attentamente la storia del teatro. Sembra un romanzo. Nel 1976 Pino Di Buduo e Daniela Regnoli fondano il teatro Potlach decidendo di fare teatro al di fuori dei circuiti, sia tradizionali sia dell'avanguardia, di quel tempo. E in effetti anche di questo tempo.

Avevano entrambi frequentato un seminario presso il centro dell'Odin Teatret di Eugenio Barba, in Danimarca: è stato il loro punto di riferimento artistico e il momento della loro ispirazione. Un percorso difficile. Il Potlach è una scelta di vita, come mi spiega più tardi, Nathalie Mentha, attrice, pedagoga, vincitrice del premio "TASSELLO D'ARGENTO" nel 1994 a Napoli, che, arrivata da Ginevra, lavora con il teatro Potlach dal 1979. La mattina si svolgono attività artistiche, ma il pomeriggio si gestisce l'organizzazione del teatro, si cucina, si dorme, si fa la spesa, si puliscono gli spazi comuni e individuali.

In un certo senso si vive come accadeva nel monastero abbandonato che li ospita, e come quello che ancora sorge alle sue spalle. Il Teatro Potlach è una comunità, un monastero dell'arte, dove la preghiera è meditazione artistica e creativa. Dunque non si fa sentire il contrasto con la storia dell'edificio, anzi esso viene valorizzato e l'antica chiesa è oggi la sala principale del teatro; appare quasi come un segno, un indizio sul valore che all'arte dovremmo dare a prescindere da qualsiasi credo o dalla sua assenza. E' un riferimento formale che solo rinvia ad una sorta di laica sostanza della sacralità.

Eppure dobbiamo attendere il 9 maggio 2006, dopo 30 anni dalla Fondazione del Teatro Potlach affinché il comune di Fara Sabina deliberi una convenzione per la gestione locali del teatro per un periodo di 20 anni. Dal 9 maggio 2006 al 9 maggio 2026.

"Potlach vuol dire scambio, baratto, spreco. È un termine delle tribù nordamericane del nord-ovest, si riferisce alle grandi feste d'inverno, che duravano più giorni e solennizzavano ricorrenze speciali, con canti danze mascherate e banchetti, e un numero infinito di invitati; e terminavano con larga distribuzione di doni agli invitati in cui si esaurivano talvolta tutti i beni del donatore. Al potlach si rispondeva con un potlach a tempo debito".
E' così che si raccontano loro stessi nella history del sito web, sotto l'immagine di un quadrato di maioliche, incastonato nell'intonaco della parete, su cui è scritto "Laboratorio di ricerca e sperimentazione teatrale".

La ricerca della formazione dell'attore e della composizione drammatica si basa sull'azione fisica. L'identità artistica del Potlach si è manifestata contemporaneamente nella produzione di spettacoli di sala e di spettacoli di strada, e nella realizzazione di attività pedagogiche che interessano un insieme composito di espressioni performative: dal clown, alla parata, al teatro musicale, in un continuo dialogo con gruppi nazionali e internazionali, per la definizione di un profilo professionale capace di offrire spettacolo ad ogni tipo di pubblico.
L'intervento originale del Potlach mobilita da sempre artisti e comunità di centri urbani in Europa e in America. Lo sviluppo delle ricerche sulla formazione, la composizione e lo spazio dell'azione, ha prodotto negli ultimi diciannove anni (1991-2010) numerose attuazioni del progetto Città invisibili, un progetto che consiste nel rigenerare i fondamenti del lavoro teatrale fuori dei teatri e che si realizza nella trasformazione degli spazi quotidiani attraverso la scoperta dell'identità culturale del luogo e l'elaborazione dell'energia creativa dei suoi abitanti.

Quello stesso pomeriggio è stato in qualche maniera l'espressione di tutto questo. Abbiamo assistito allo spettacolo di un originale clown norvegese, seguito da una rappresentazione di tango argentino che univa una narrazione contestualizzante all'intensità emotiva della danza. Dopo, la performances di un'altra attrice del Grenland Freteater che interpretava una serie di pittoreschi personaggi maschili da lei inventati e caratterizzati.
Infine alle 21.00 ha avuto luogo lo spettacolo degli artisti del Potlach. Tratto dal romanzo Ventimila leghe sotto i mari. La sala era gremita, e nonostante si stesse un po' stretti faceva piacere vedere come tantissime persone avevano sfidato le scoraggianti condizioni metereologiche per arrampicarsi fin là su. Durante il pomeriggio, infatti, erano continuate ad arrivare persone. Pino di Buduo all'inizio dello spettacolo specifica che non è una rappresentazione per bambini. Non lo è. E' una decisa buona riuscita di un'attività di sperimentazione durata circa due anni, in cui il Potlach ha deciso di intraprendere una nuova sfida, quella di unire le tecnologie digitali alla diretta fisicità del teatro. L'arduo stava nel non perdere proprio quest'ultima, che da sempre costituisce il momento vibrante nella visione di uno spettacolo teatrale: il rapporto diretto con il pubblico. Possiamo affermare che hanno vinto questa sfida: le scenografie di Luca Ruzza, i contributi tecnici della nuova generazione con Aesop Studio, non solo non plastificano la rappresentazione, ma valorizzano gli attori, la loro presenza scenica, l'incidenza della loro voce e la poeticità dei gesti.

E' notte quando lasciamo il Potlach, avvolti ancora dal calore della zuppa, tra l'altro semplicemente deliziosa, e inebriati dalle immagini e dalle emozioni della giornata. I volti veduti, le parole scambiate, le riflessioni, gli spunti creativi, le cose imparate, si condensano nel piacere di ritornare non appena il sito web del Teatro Potlach annuncerà la prossima iniziativa.

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