Di una specie cattiva

Luca Pantanetti - 16.04.2010 testo grande testo normale

Tags: disagio, angoscia, Plath, cambiamento

Frutto di un progetto iniziato nel 2008, lo spettacolo per corpo e voce (ma non strettamente legati tra loro), esamina l'angoscia di una personalità tormentata in cerca di una nuova definizione di sé.

Disagio del corpo e paura del cambiamento, una maternità vissuta dolorosamente, come un sacrificio estremo che annulla partoriente e partorito nell'angoscia di perdersi l'uno nell'altro.
Di una specie cattiva, lo spettacolo per corpo e voce (non strettamente interconnessi) diretto da Andrea Fazzini (Teatro Rebis Macerata) e interpretato da Silvia Sassetti, si ispira dichiaratamente all'universo poetico di Sylvia Plath, portando in scena i suoi versi e la sua sofferenza di donna in cerca di un'auto-definizione, in un percorso che rifiuta gli stereotipi ed è incapace di accettare il compromesso. Uno psico-dramma della modernità, che chiama tutti in causa nel ridisegnare rapporti e riconoscere l'astrazione e la limitatezza di certi luoghi comuni.

La ricerca della maternità diventa per la Plath il dolore incolmabile di un aborto prima, e la confusione di una gravidanza poi, che la costringe a reinterpretare la propria posizione di donna, artista, creatrice, poeta. Confusione che sembra voler preannunciare un dolore in grado di annullare la gioia procreatrice. E questa, forse, è solo il pio inganno di una società maschilista, creato per “incastrare” la donna nel ruolo geneticamente predeterminato di generatrice di vita.
Comprensione e sollievo si trovano solo alzando gli occhi al cielo, fissando la luna. Astro “femminile” per eccellenza, essa incarna l'intero universo femminino rappresentando, attraverso le sue fasi, il cambiamento del corpo della donna e il ciclo mestruale.

La luna è invocata nelle parole incorporee, fuori campo, nei versi della poetessa. Ed è evocata con suoni digitali da navicella spaziale, che ricordano il mito della conquista del nostro satellite, il sogno di dominio da parte dell'uomo di ogni cosa in cielo e sulla terra, e quel “grande balzo per l'umanità” che tutto ha cambiato e tutto ha lasciato come prima. Compresa una continua lotta per l'emancipazione. La colonna sonora accompagna le trasformazioni/mascheramenti della Sassetti sul palco, dove si dibatte in continue mutazioni: come in gabbie che cambiano forma ma non la realtà della prigionia: mentale prima che fisica. La voce slegata dal corpo anima una scenografia eterea ma opprimente, affine alle inquietanti tavole e alle bio-architetture di un visionario del futurismo corporeo come Giger: fisiologia e anatomia fuse in strutture inanimate alla ricerca di una definizione impossibile.

Lo spettacolo “di una specie cattiva”, è frutto dell'omonimo progetto iniziato nel 2008, ed è al centro di numerosi studi scenici condotti un po' in tutta Italia, in spazi teatrali e non. Ultima tappa al Teatro Lauro Rossi di Macerata, lo scorso 31 marzo 2010. Debutterà ufficialmente a giugno all'interno del Napoli Fringe Festival.

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