Oggi è Venerdí 03 Settembre 2010
[J] Cerca:
Feed RSS - AccessKey [D] Cosa sono i Feed RSS? - AccessKey [U]

La guerra in casa

Mario Vetrone - 14.11.2009 testo grande testo normale

«Quel video è un reportage di guerra... Una guerra che forse non ci si vuole accorgere di avere sostanzialmente perduto» (Claudio Magris, Corriere della Sera)

traduci Commenta questo articolo



È un'immagine che ritorna, forte, soprattutto per chi ha passato la trentina: fredda contabilità senza riflessione, relegata perlopiù ai servizi di TG locali: una teoria di "morti ammazzati". 
Anni ottanta: morti riversi sul volante di auto crivellate di colpi, o stesi scompostamente sui sedili cosparsi di frammenti di cristalli e sangue. Incerti operatori riprendono, talvolta si soffermano sui particolari; c'è silenzio e facce impietrite e pallide. Un eccidio che si consuma giornalmente, all'ora di cena. Poi il decennio successivo in modo più sporadico, perché qualcosa è cambiato, ma non nella gente, non nella politica in generale: il dubbio è che, mentre il benessere cresce nel paese, sempre più spessa si è fatta quella cortina di indifferenza, fatalismo, omertà. Stiamo parlando di quella che ecumenicamente potremmo definire "guerra di mafia".
Nella puntata di Blu Notte andata in onda lo scorso 30 di ottobre, Carlo Lucarelli ha provato, con il solito taglio narrativo e documentario, a scandire le tappe di questo pauroso conflitto che ha caratterizzato per decenni la vita civile del Meridione d'Italia. Una lunga scia di sangue, per usare una frase fatta, che - ed ecco il passaggio fondamentale - ha trovato a stento risalto sulla stampa nazionale, restando affidata alla routinaria penna di svogliati organi che in rappresentanza d'uno stato becchino seppellivano tutto nella fossa comune della coscienza collettiva.
Alcuni isolati rappresentati dello stato, invece, hanno provato a dare una risposta, nel rispetto dell'ordine democratico, conseguendo di tanto in tanto qualche successo, ma troppo spesso l'ultima parola è stata della pistola.
Di recente uno squarcio è stato aperto da Gomorra di Roberto Saviano; siamo grati a lui per il non comune impegno, ma sappiamo bene che un libro non ha mai avuto il potere di cambiare le cose. Perché è questo che si dovrebbe fare: cambiare le cose.
Mesi orsono un governo fresco di camapagna elettorale ha inviato qualche migliaio di uomini in divisa. Non basta. In questi giorni sono state avviate altre azioni giudiziarie in Campania.
Ma non basta ancora.

  In nome di un cambiamento generalizzato ci eravamo proposti un confronto con il grosso e purtroppo atavico problema della guerra, anzi delle guerre che affliggono il mondo, oggi come ieri, in una continuità che pare avere come solo elemento innovativo l'uso di armi sempre più micidiali e una costante riforma delle tattiche militari; che tuttavia non sono riuscite a evitare l'ennesimo pluriennale stallo che abbiamo sotto gli occhi. Un tema che non vorremmo liquidare mai, relegando a altri "più qualificati" ambiti dell'informazione, ai tecnicismi dei salotti mediatici, al nichilismo degli individualisti della domenica, né tanto meno, rassegnatamente, ai feroci appetiti dei governi di nazioni che supportiamo. Nazioni "malate", come la nostra, che in questi anni s'è accodata, finanziando lautamente missioni che sono divenute via via e abbastanza regolarmente paludi di dolore e distruzione, gore in cui abbiamo gettato mezzi, denari, vite umane.
Piccolo mostro vassallo che avallava ogni scempio dimenticando, oltre tutto, un colossale conflitto casalingo.
Forse, ingenui noi, stiamo trascurando l'ingranaggio fondamentale che tiene saldo questo meccanismo di senso su cui si basa la nostra quieta esistenza di cittadini. Ma la visione di un assassinio alla luce del sole non è per noi solo l'ennesima azione di uno spietato killer napoletano da romanzo criminale.
Potremmo continuare a crogiolarci tra trasposizioni e pietismo per secoli, ma credo che non sia giusto. Quello è, come ha detto Claudio Magris, un atto di guerra; non una guerra tra bande, ma una dichiarazione di guerra a uno Stato che dovrebbe rispondere come si risponde ad atti tanto gravi.
Stiamo forse azzardando un attacco a presunti paraventi democratici? Stiamo forse dando un'ultima chance a un sistema che sempre meno ci rappresenta?
Forse. Soprattutto, non vorremmo tacere una preoccupazione: non vorremmo tenere in eterno a freno l'innata sete di giustizia che cova sotto questa cenere che ci hanno versato addosso, per decenni, forse addirittura per secoli. Esiziale credenza pensare che il proprio piccolo, sempre piccolo, interesse personale possa in un modo o nell'altro salvarci ogni volta. Non vorremmo risvegliarci in una nuova forma di repubblica weimariana, in un paese in cui capiamo bene quali forze oscure agiscano più o meno sotterraneamente.
La preoccupazione nasce dal fatto che il Meridione rappresenta per molti aspetti una situazione emblematica per descrivere l'intero sistema nazionale, che si regge soltanto grazie alle qualità individuali e al quieto vivere di chi non ha forza di reagire.
Serve una atto di coscienza; ma non basta.
Servono scuole.

Versione stampabile
Commenta questo articolo



Vacanze Marche
Catalogo Siti Web - Vendita siti web auto-aggiornabili
CONTATTACI | NOTE LEGALI | PRIVACY | COPYRIGHT | NETIQUETTE | CREDITS | ACCESSIBILITA' | CSS | XHTML | Torna a inizio pagina - accesskey [0]
ROI campagne pubblicitarie