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La necessità di tornare ad essere un'industria

Whipart - 01.07.2009 testo grande testo normale

Dopo un momento di grandi speranze generate dai nuovi maestri del cinema italiano, la situazione di nuovo appare preoccupante...come mai prima...

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Sul palco per ritirare il David come miglior produttore, Domenico Procacci ha affermato: "Grazie al successo internazionale di Gomorra e Il Divo, all'estero il cinema italiano è visto come vitale e coraggioso. Ma questo è il momento di capitalizzare il successo e di non dormire sugli allori".
Difficile non esser d'accordo con il produttore della Fandango, ma dando un'occhiata ai dati di questa stagione, saltano subito all'occhio segnali di una preoccupante inversione di tendenza: scorrendo gli incassi infatti, notiamo una certa disaffezione del pubblico per il film d'autore nostrano, con molte pellicole che non hanno toccato neanche il milione di euro; ma anche successi popolari come Italians di Giovanni Veronesi, pur con risultati lusinghieri al botteghino, hanno raccolto un po' meno delle aspettative. Si dirà: è colpa della crisi economica. Ma negli Stati Uniti, dove la debacle finanziaria e produttiva è più imponente di quella europea, i consumi culturali sono andati alle stelle, e il cinema registra incrementi che non si vedevano da un decennio almeno.
Ci sono altri indizi che appaiono inquietanti: dopo la totale mancanza di titoli al Festival di Berlino, anche a Cannes è presente unicamente un film italiano in tutte le sezioni, Vincere di Marco Bellocchio, che sulla carta, almeno a guardare l'argomento della pellicola, sembra segnare un ritorno al comodo rifugio del passato, rispetto al coraggio dimostrato da Matteo Garrone e Paolo Sorrentino nel raccontare il presente con i loro celebrati film.
Personalmente ho sempre trovato stucchevoli tanto le periodiche dichiarazioni di morte per il nostro cinema, quanto gli attestati di entusiasmo, poiché entrambi collegati unicamente alla stagionalità dei nostri prodotti; il problema andrebbe affrontato da una prospettiva più profonda di quanto gli addetti ai lavori non facciano abitualmente. Basteranno il tax shelter e le varie agevolazioni fiscali introdotte dal Governo attuale a rilanciare il nostro cinema definitivamente? Dubito.
Dubito perché il problema reale è la perdita della vocazione industriale che affligge la cinematografia italiana da almeno due decadi, una caratteristica endogena assolutamente ineludibile, per poter offrire continuità e varietà di prodotti, e per essere un indotto economico e un fattore di occupazione stabile del nostro paese.
C'è poi il problema annoso dei finanziamenti pubblici: non solo spendiamo meno di tutti gli altri paesi europei a sostegno del settore, ma quel poco lo spendiamo anche male, con sprechi, dissesti, nepotismi e clientelismi vari. Una soluzione potrebbe essere quello di modulare i finanziamenti a un film investendo non soltanto sul progetto iniziale, ma anche nella distribuzione - altro problema strutturale che nessuno sembra voler affrontare - e nella promozione, fattore decisivo e costantemente sottovalutato dallo snobismo - temo - dei vari soggetti coinvolti. Ed è meglio sorvolare sul basso numero di film prodotti e coproduzioni effettuate annualmente, per non infierire più del necessario.
Il discorso di Procacci è dunque giusto nelle sue intenzioni teoriche, ma se tutti quanti, produttori, politici, registi, attori e operatori culturali, non si siedono intorno a un tavolo e decidono di affrontare definitivamente i nodi irrisolti del sistema e i vizi atavici delle proprie personali visioni, il cinema italiano continuerà a rimanere un nano alle spalle dei giganti cinematografici. E non ci sono gomorre e divi che tengano.

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I VOSTRI COMMENTI:

Nome: sergio
Commento: Forse non sarebbe il caso che il cinema italiano imparasse dalla major americane dove non esistono, se non rari casi, registi che spiccano per personalità e creano prodotti per il mercato? Mi sembra che quì si tenti di trovare sempre il nuovo Rossellini ( anche se i casi di eccellenza non mancano) e non si producono film di cassetta. A parte i cinepanettoni, quando vedremo oneste storie nel cinema che non debbano concorre al sensazionalismo? forse si venderebbe di più. Mi sembra che in tutta questa ricerca si perda di vista il cinema stesso: insieme di artisti per formare un prodotto. E' il pubblico che da il voto comprando il biglietto! quando si inizierà ad ascoltarlo? Sergio

Nome: Mario
Commento: Certo, ci sarebbe bisogno di un rilancio produttivo. Di fondi. Ma anche, dal basso, c'è da augurarsi una nidiata di giovani autori e registi indipendenti che creino un nuovo movimento creativo prendendo dei rischi, ma unendo le forze. I filippini lo fanno.

Nome: Benedetto
Commento: Un'analisi lucidissima e critica della situazione italiana. Peccato.

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