Lady Oscar a teatro: un musical per conciliare storia, riflessione e commozione

Francesca Diodati - 26.03.2009 testo grande testo normale

Tags: Lady Oscar, François, rivoluzione, francese

Sono trascorsi tre anni dalla prima del Rock Drama di Andrea Palotto, ispirato al manga di Royoko Ikeda: "Versailles no bara". Il titolo originale del primo musical prodotto sul famoso personaggio era François. Oggi sono cambiati gli attori e il titolo, che più richiama l’animazione originale:Lady Oscar, ospite al Teatro Vascello di Roma dal 20 marzo al 5 aprile, ma l'intensità è rimasta la stessa.

Le differenze della trama rispetto al manga giapponese permangono. Differenze puramente artistiche o volute dall'autore per determinare il significato comunicativo dell'opera? Certo attualizzano notevolmente la storia e ne marcano il carattere riflessivo rispetto a ciò che la vita imprime come percorso di scelte individuali e sociali per condurre un proprio viaggio di ricerca ed espressione della propria identità. Così è esasperata, dalla scelta di far morire la madre nella scena di apertura, mentre dà alla luce Lady Oscar, la contrapposizione tra l'identità donna di Françoise e il volere del padre che non sa rinunciare ad un figlio maschio. Una contrapposizione che conduce alla morte dell'identità di padre del generale Jarjeyes nel momento in cui dà egli stesso l'ordine di sparare alla figlia nella scena finale. Cecità. E anche Lady Oscar muore accanto al suo amato Andrè, spirato poco prima tra le sue braccia, per la commovente e tenera recitazione di Alice Mistroni e Danilo Brugia che mostra di star meglio sul palco di un teatro che sul set di una soap, per quanto abbia vinto il premio come miglior attore di soap.

Al teatro Vascello si raccontano il contesto storico della rivoluzione francese del 1789. Libertà Fraternità Uguaglianza si cantano a pieni polmoni. E' aggressivo, anche se melodico, il rock dei brani che fanno parlare il popolo del suo malcontento.
Si condensa un inevitabile pensiero: il teatro occidentale nasce nell'antica Grecia e tra la tradizione drammaturgica stava la commedia, con carattere marcatamente satirico, per far riflettere il popolo sulle vicende socio-politiche contemporanee. E' la più complessa e viva espressione della retorica dell'allegoria, simboli per un appello."Noi siamo i babbei" intona il burattinaio nel musical, al termine di uno spaccato dall'ironia sempre acuta, sulla scriteriata egoista e inetta corte di Francia che pensa a rimpinzarsi mentre il popolo muore di stenti. I regnanti che dovrebbero guidare il popolo e servirlo lo raggirano e lo sfruttano.
"Disperato affannato e senza prospettive come voi" è il giovane e promettente avvocato Robespierre, rimasto senza lavoro. E' la battuta di un Robespierre il cui ruolo teatrale si richiama alla caratterizzazione storica del personaggio. Qui la notevole mimica di Massimiliano Micheli, la sua voce profonda denunciano l'oppressione, invocano la rivoluzione e ne proclamano i principi, non a caso è sempre lui il burattinaio, in qualche modo i due personaggi appaiono come due volti di una stessa identità, a coprire, con modalità diverse, la medesima funzione scenica: la coscienza intelligente.
Storicamente Maximilien de Robespierre fu uno dei firmatari del giuramento della pallacorda e, membro dell'Assemblea Nazionale Costituente, istituita alla fine della rivoluzione, si batte per la libertà di stampa, il suffragio universale, l'istruzione gratuita e obbligatoria e l'abolizione della pena di morte. Come a dire che i grandi progressi storici e civili derivano sempre da una presa di coscienza del popolo che sceglie di cambiare le proprie condizioni di vita sociale, così come ogni singolo uomo comprende di avere il potere di cambiare le proprie condizioni di vita individuali. Ma ogni società ed ogni uomo può scegliere, così il duca d'Orleans è la voce ironica, maliziosa del pettegolezzo di corte: un personaggio buffo con una maschera in cerone bianco, in compagnia di una cortigiana avida, dà i nomi alle verità, materializza il pensiero strisciante, ruffiano e sarcastico ma affatto stupido, di colui che, in ogni contesto, sceglie di vivere da parassita e tramare per il potere. E' l'alternativa alla lotta contro l'ingiustizia e la corruzione, l'altra scelta dell'intelligenza che decide di sfruttare, invece di opporsi e cambiare, come la stessa Lady Oscar che rifiuta una promozione per stare accanto alla Francia e difendere le ragioni di una nazione maltrattata e ingannata.
D'altronde l'arte oltre ad essere mistica espressione estetica, nasce per far riflettere su elementi riconoscibili da tutti, per esprimere istanze e sentimenti, per creare consapevolezza popolare sulle dinamiche sociali e umane del vivere comune di ogni epoca storica. Sullo scenario descritto si consuma il dramma umano dell'amore mai vissuto di Françoise e Andrè, sempre vicini, complici, "amici più che amici", ma mai insieme. Chi non ricorda l'ultima puntata del cartone animato "Lady Oscar" che non smette di farsi attendere da trepidanti generazioni mai disinnamorate del personaggio Ikediano?
La scelta del musical, che negli ultimi anni si sta finalmente facendo strada anche in Italia, è felice perché inevitabilmente la mescolanza di generi risponde all'esigenza di potenziare la capacità di coinvolgimento emotivo e dunque di pubblico che trova senso nelle stesse origini broadwayane del genere. Dominga Cozzolino (Sophie) insieme ai personaggi secondari ben interpreta i sentimenti popolari, la degenerazione che dalla spensieratezza e la schiettezza conduce alla cruda rabbia, poi alla presa di coscienza ed alla rivoluzione. E della governance salta la testa, restano solo miseria e decadenza.
Sebbene i brani musicali siano dignitosi ma senza pretese, è proprio la convergenza dei vari strumenti con cui si esprime ogni scena a dichiarare la bravura degli attori/performer ed il valore dello spettacolo.
In tal senso la scenografia risulta particolarmente efficace e di grande valenza espressiva, la soluzione su due livelli, il primo che rappresenta la nobiltà sovrastando e circondando il secondo in cui si muove il popolo, nonché l'elemento del vetro/specchio posto al centro, si prestano con ingegno creativo alle differenti esigenze narrative durante tutto lo spettacolo. Semplici ed immediati, gli elementi mimici di comunicazione sono valorizzati dalle luci e dai costumi, dalle coreografie composite, vive ma sempre esteticamente armoniche tra loro ed al contesto narrativo. Il personaggio di Maria Antonietta, infatti, con il suo conflitto umano tra ruolo sociale e indole caratteriale, è meno recitato e tutto configurato con il consonante convogliare dei diversi mezzi artistici.
Lady Oscar Françoise, però è prima di tutto una storia da palco, una storia di sentimenti d'amore in tante delle sue variabili, resa con abilità, regalata con passione al pubblico, rilassato e dedito a godersi lo spettacolo. Chi c'era ieri sera non smetteva di applaudire e dire "bravi": le emozioni sono ciò che più cerchiamo.

  • Lady Oscar a teatro: un musical per conciliare storia, riflessione e commozione

  • Lady Oscar a teatro: un musical per conciliare storia, riflessione e commozione

Gli ultimi commenti

Dialoghi del silenzio - mostra personale di Pedro Zamora a cura di Massimiliano Bisazza
Città: Milano - Provincia: MI
dal: 01-01-2013 al: 01-01-2013

Premio Letterario Nabokov e Premio Nabokov Racconti
Città: Lecce - Provincia: LE
dal: 01-01-2013 al: 01-01-2013

“L’ultima Foglia Che Cade” il primo singolo di Federica Morrone
Città: Roma - Provincia: RM
dal: 03-04-2013 al: 01-01-2013

ArtExpo Barcelona 2
Città: Barcellona - Provincia:
dal: 01-01-2013 al: 01-01-2013